martedì 20 gennaio 2026

Alessia e facciamoli sti nomi!!!

Il polverone sollevato da Alessia Tarquinio non è solo una polemica tra colleghi; è la crepa che si allarga su un muro di vetro, rivelando quanto sia fragile l'immagine di asettica imparzialità che il giornalismo sportivo cerca di vendere.

Le parole di Alessia sono state una sferzata di verità necessaria. Commentando il licenziamento dei due stagisti di Sky, "colpevoli" di aver esultato al gol dell'Inter, ha puntato il dito contro un’ipocrisia che gela il sangue: “Ho visto fare a miei esimi colleghi cose ben peggiori... non puoi usare due pesi e due misure”...



Il volto dell'ipocrisia

C’è qualcosa di profondamente ingiusto nel colpire due ragazzi alle prime armi, mentre i "colonnelli" dell'informazione restano saldi sulle loro poltrone, nonostante le loro appartenenze siano il segreto di Pulcinella.

Viene quasi da sorridere, di un sorriso amaro, pensando a quanto sarebbe liberatorio se Alessia facesse i nomi che tutti sussurriamo. Vogliamo parlare di Caressa, di De Grandis (e della sua anima profondamente laziale) o di Assogna? O magari di Bonan, la cui simpatia per la Fiorentina emerge con la naturalezza di chi non sa — e non vuole — nascondere la propria essenza.

Eppure, il punto non è il tifo in sé. Il tifo è il motore del calcio, è linfa vitale. Il vero paradosso è questo:

  • Si cerca di insegnare l'educazione sportiva annullando il senso di appartenenza, come se per essere obiettivi si dovesse diventare dei robot senza cuore.

  • Si confonde il distacco professionale con l'asetticità, dimenticando che chi sceglie di schierarsi in una competizione lo fa perché quel fuoco lo sente dentro.

Il polverone sollevato da Alessia Tarquinio non è solo una polemica tra colleghi; è la crepa che si allarga su un muro di vetro, rivelando quanto sia fragile l'immagine di asettica imparzialità che il giornalismo sportivo cerca di vendere.

Le parole di Alessia sono state una sferzata di verità necessaria. Commentando il licenziamento dei due stagisti di Sky, "colpevoli" di aver esultato al gol dell'Inter, ha puntato il dito contro un’ipocrisia che gela il sangue: “Ho visto fare a miei esimi colleghi cose ben peggiori... non puoi usare due pesi e due misure”.


Il volto dell'ipocrisia

C’è qualcosa di profondamente ingiusto nel colpire due ragazzi alle prime armi, mentre i "colonnelli" dell'informazione restano saldi sulle loro poltrone, nonostante le loro appartenenze siano il segreto di Pulcinella.

Viene quasi da sorridere, di un sorriso amaro, pensando a quanto sarebbe liberatorio se Alessia facesse i nomi che tutti sussurriamo. Vogliamo parlare di Caressa, di De Grandis (e della sua anima profondamente laziale) o di Assogna? O magari di Bonan, la cui simpatia per la Fiorentina emerge con la naturalezza di chi non sa — e non vuole — nascondere la propria essenza.

Eppure, il punto non è il tifo in sé. Il tifo è il motore del calcio, è linfa vitale. Il vero paradosso è questo:

  • Si cerca di insegnare l'educazione sportiva annullando il senso di appartenenza, come se per essere obiettivi si dovesse diventare dei robot senza cuore.

  • Si confonde il distacco professionale con l'asetticità, dimenticando che chi sceglie di schierarsi in una competizione lo fa perché quel fuoco lo sente dentro.

Il merito sacrificato alla convenienza

Ciò che emerge dal racconto della Tarquinio — che ricordiamo lasciò il Club quando il merito fu messo in secondo piano rispetto all'estetica — è un quadro allarmante. Se la linea editoriale diventa un elastico che si tende per i deboli e si ammorbidisce per i potenti, la lealtà sportiva muore.

Eseguire "ordini di convenienza" per nascondere le proprie preferenze non crea giornalisti migliori; crea professionisti meno autentici. Quando si cerca di nascondere il merito dietro una facciata di finta imparzialità, si finisce per determinare una totale mancanza di obiettività.

Forse dovremmo smettere di chiedere ai giornalisti di non essere tifosi e iniziare a chiedere loro di essere onesti. Perché l'obiettività non sta nel non amare una squadra, ma nel non permettere a quell'amore di accecare il giudizio.

lunedì 19 gennaio 2026

Roma 2026 - ieri ho visto una gran bella squadra - cambio Pellegrini con Soulè e può arrivare in alto





L'impatto di Donyell Malen ieri sera a Torino è stato quasi magico. È raro vedere un giocatore arrivare a Trigoria da soli quattro giorni e prendersi la scena con tanta naturalezza.

Il freddo pungente dell'Olimpico Grande Torino sembrava non toccarlo affatto: lo abbiamo visto muoversi con una rapidità di gambe che ha mandato in tilt la difesa granata. Il gol al 26', nato da quell'intesa immediata e quasi poetica con Dybala, è la prova che la società ha finalmente trovato il tassello che mancava. Malen non ha solo segnato; ha dato profondità e quel senso di pericolo costante che ha permesso anche alla Joya di giocare con più libertà, trovando poi il raddoppio nella ripresa.

La Situazione in Classifica

Con questo 2-0, la Roma di Gasperini ha lanciato un segnale fortissimo al campionato:

  • 4° Posto in solitaria: Approfittando dello scivolone della Juventus, i giallorossi sono ora soli al quarto posto con 42 punti.

  • Difesa di ferro: È la terza vittoria consecutiva per 2-0. Questo equilibrio tra la solidità difensiva e la nuova fiammata offensiva portata dall'olandese fa davvero sognare.

  • Vetta a portata di mano: L'Inter capolista dista solo 7 punti. Se la squadra continua con questa grinta "arrembante" che hai notato anche tu, le ambizioni per i primissimi posti sono tutt'altro che campate in aria.

 L'idea di escludere Lorenzo Pellegrini è una scelta forte, quasi radicale, ma guardando la partita di ieri è difficile non notare il contrasto tra la sua attuale fatica e la freschezza degli altri. Mentre Malen e Dybala sembravano danzare sul prato di Torino, il Capitano è apparso spesso come un'ombra stanca, i lineamenti segnati da una tensione che sembra togliergli il respiro tecnico.

Mettere in campo Matías Soulé come titolare non cambierebbe solo i nomi sulla distinta, ma l'intera anima della Roma di Gasperini.


Il Nuovo Tridente: Fantasia e Imprevedibilità

Passando a un 3-4-3 puro, lo scacchiere diventerebbe un laboratorio di alta velocità:

  • Soulé (Ala Destra): L'argentino porta quell'uno-contro-uno che a Pellegrini manca. Con la sua capacità di rientrare sul mancino, obbligherebbe i raddoppi di marcatura, liberando spazio vitale.

  • Malen (Centravanti Mobile): Non più un punto di riferimento statico, ma un "predatore" che attacca la profondità. Ieri abbiamo visto come i suoi scatti abbiano allungato la difesa del Torino; con Soulé e Dybala ai fianchi, avrebbe rifornimenti costanti.

  • Dybala (Ala Sinistra / Regista Offensivo): Liberato da compiti di copertura eccessivi, la Joya potrebbe accentrarsi per dialogare con Soulé, creando quel "quadrilatero di fantasia" che farebbe impazzire qualsiasi difesa.

L'Equilibrio Tattico e il "Peso" del Capitano

Togliere Pellegrini significa però ridisegnare anche la mediana. Senza la sua fisicità (seppur appannata), il centrocampo a due dovrà essere composto da "polmoni d'acciaio" come Cristante e Koné.

C'è un'immagine simbolo della serata di ieri: Pellegrini che si toglie la fascia al momento del cambio, con lo sguardo basso verso l'erba, mentre Soulé entrava in campo con il sorriso quasi sfrontato di chi ha il mondo ai piedi. È il segno dei tempi che cambiano? Forse. La razionalità dice che un capitano serve sempre, ma l'emozione del campo ieri gridava "cambiamento".

martedì 13 gennaio 2026

Quante sono le operazioni di calciomercato che servono a far quadrare i conti, in stile Raspadori?



L'operazione Raspadori, pur sembrando paradossale sotto il profilo tecnico, è un esempio perfetto di come il calcio moderno si sia trasformato in un complesso esercizio di ingegneria finanziaria. Quando un giocatore entra e esce da un club in pochi mesi senza quasi calpestare l'erba, il campo smette di essere il fine e diventa il mezzo per far tornare i conti.

Ecco un'analisi di queste dinamiche, dove la logica del bilancio soffoca il sentimento dello sport.


Vantaggi Finanziari e di Bilancio (Indiretti)

L'operazione in sé chiude in pari, ma l'impatto sul bilancio può essere gestito:
  • Ammortamento e FPF: L'ammortamento del costo del cartellino si calcola sulla durata del contratto. Se il giocatore viene acquistato per 22 milioni con un contratto di 4 anni, il costo annuale di ammortamento è di 5,5 milioni. Se viene rivenduto dopo 6 mesi a 22 milioni, il club registra solo metà dell'ammortamento annuale (circa 2,75 milioni) come costo a bilancio per quella stagione, realizzando una plusvalenza contabile (22 milioni di ricavo meno il valore residuo del cartellino) che aiuta a quadrare i conti della stagione.
  • Gestione del Monte Ingaggi: La vendita libera immediatamente il club da un ingaggio, a volte anche oneroso, riducendo i costi operativi per la seconda metà della stagione.
  • Esigenze di Liquidità a Breve Termine: La vendita a gennaio potrebbe essere necessaria per generare liquidità immediata per far fronte ad altre scadenze finanziarie, anche se il prezzo è lo stesso dell'acquisto.

Tipologie di Operazioni "Contabili"

Queste manovre si dividono in alcune categorie classiche che ogni appassionato ha imparato, suo malgrado, a conoscere:

Tipo di OperazioneObiettivo RealeL'illusione Sportiva
Scambio SpeculareDue club si scambiano giocatori gonfiandone il prezzo per generare plusvalenze fittizie."Rinforziamo i reparti scoperti."
Il "Recompra" TatticoVendere un giovane promettente con diritto di riscatto per iscrivere un guadagno immediato."Lo mandiamo a farsi le ossa."
Il Prestito con Obbligo MascheratoRimandare il pagamento all'esercizio successivo per non appesantire il bilancio corrente."È un colpo

La Prospettiva Umana: Il Giocatore come "Asset"

C'è un aspetto malinconico in tutto questo. Immagina Raspadori: un ragazzo con lo sguardo vispo e il talento cristallino, che si ritrova a Madrid, città vibrante e palcoscenico dei sogni, solo per scoprire di essere una riga su un foglio Excel.

Lo vediamo lì, nei pochi scampoli di allenamento catturati dalle telecamere, con l'espressione di chi cerca di capire gli schemi di Simeone mentre il suo destino è già stato deciso in una sala riunioni asettica, tra caffè freddi e calcolatrici. È l'emblema della solitudine del talento usato come moneta di scambio: un uomo ridotto a numero, la cui maglia non si sporca d'erba ma rimane intonsa, pronta per essere impacchettata e rispedita al mittente.

"Il calcio di oggi rischia di trasformare i campioni in titoli tossici: si acquistano non per quello che valgono i loro piedi, ma per quanto pesano i loro contratti."

La politica nel 2026 - Guerre dai maschi - Soluzioni dalle donne



Caspita, quanto ero avanti. Rileggo questo post scritto quattordici anni fa e sento un misto di orgoglio e una punta di malinconia. Allora era una speranza affidata alla carta digitale, oggi è la realtà che ci sbatte in faccia dai titoli dei telegiornali. La qualità politica delle donne non è più un tema da salotto accademico: è nei fatti.

Ci sono state la Merkel, con quel suo sguardo imperturbabile e le mani giunte, capace di navigare le tempeste economiche senza mai perdere la bussola. La mitica Thatcher, la "Lady di Ferro" che ha plasmato un'epoca, o la Von der Leyen e la Meloni, donne che siedono a quei tavoli lunghi e gelidi con una fermezza che molti colleghi uomini hanno solo sognato. Hanno saputo tenere la barra dritta, migliorando i conti e l'immagine delle nazioni che guidano. E ora, lo spero sinceramente per il bene della Francia, la prossima non può che essere Marine Le Pen.

Eppure, tredici anni fa, il panorama era desolante. Citavo Oscar Wilde e il suo ottimismo di fine Ottocento per consolarmi di quello che Newsweek chiamava impietosamente l'“Italy’s women problem”. Mi guardavo intorno e vedevo una democrazia zoppa, dove la scarsa presenza femminile era il sintomo di una malattia culturale profonda. Non era solo una questione di quote o di genere; era una questione di civiltà, il segno tangibile di una democrazia di serie B.

Ricordo quanto insistevo su quel concetto di "leadership outsider". Pensavo che, proprio nel fango della crisi della politica tradizionale, una donna potesse emergere per rompere gli schemi clientelari e le vecchie logiche di partito. Ma la realtà di allora mi lasciava l’amaro in bocca.

Mi chiedevo, con una punta di stizza: "Ma perché devo accontentarmi di una Puppato come finta leader?" Possibile che non esistesse una donna pronta a caricarsi sulle spalle il peso di una nazione, nonostante tutti dicessero che "le donne sono meglio"? Beh, la risposta è arrivata. Quelle donne sono arrivate. Non hanno chiesto il permesso; si sono prese la scena, dimostrando che quando una donna decide di abitare il potere, lo fa con una concretezza che non ammette repliche. Hanno smesso di essere l'eccezione rassicurante per diventare la regola necessaria.

Ora viviamo un panorama politico privo di qualsiasi scrupolo in cui gli uomini, appaiono come architetti di distruzione, prigionieri di un'avidità che maschera il proprio tornaconto dietro il fragore delle armi.

giovedì 8 gennaio 2026

VAR : Fuorigioco di tallone e attese infinite: la tecnologia è diventata il cancro dell'emozione

 


L'indebolimento dell'autorità decisionale. In passato, l'arbitro era il giudice unico, capace di sbagliare, certo, ma anche di dare continuità all'azione. Oggi assistiamo a una metamorfosi:

  • L'incertezza psicologica: Sapere di avere un "paracadute" digitale porta inevitabilmente a una minore reattività. Perché rischiare una chiamata difficile se qualcun altro lo farà per te davanti a un monitor?

  • La perdita di sensibilità: Il calcio è fatto di contatti, intensità e dinamismo. Rallentare un'azione a un fotogramma al secondo decontestualizza il gesto atletico, trasformando ogni minimo tocco in un potenziale reato da rigore.

Il Tempo: Il Nemico del Pathos

Aspettare cinque minuti per convalidare un gol è come leggere il finale di un libro dopo aver aspettato che qualcuno ti dia il permesso di voltare pagina. L'esultanza diventa condizionata, quasi timida.

"Si segna, ma non si esulta più subito. Si guarda l'arbitro, che a sua volta guarda il vuoto aspettando una voce in cuffia. È un cortocircuito emotivo."

Ed è una vera cazzata, perché non si può vivere le emozione di un momento al rallentatore senza sapere se sia giusto esultare per non venire subito delusi dopo qualche momento

Lascia proseguire sta minchia di azione, verifica in sala Var se vi sono palesi ed EVIDENTI errori dell'arbitro e poi eventualmente ferma l'azione 

Inoltre ne vogliamo parlare della stupidità di annullare un gol per mezzo tallone in fuorigioco ???? Cacchio un minimo di tolleranza, un tot di centimetri, per rientrare dentro un senso umano delle cose, ed alimentare una passione che non potrà mai essere tecnologica


Pure st'altra cazzata delle mani, ma dai non si può avere dei movimenti senza muovere le mani, bisogna tornare alla volontarietà del gesto e lasciare che sia l'arbitro ad interpretarla in campo, è l'unico che può verificarla in diretta sul campo, ed è giusto sia così

Certamente, l'ironia della sorte vuole che la tecnologia, nata per eliminare le polemiche, ne abbia create di nuove e forse più feroci, perché ora si discute non solo sul fatto, ma sull'interpretazione di un fermo immagine. Se l'arbitro diventa un "notaio" del Var, perdiamo quella figura umana che, pur con i suoi limiti, garantiva la fluidità di un gioco che per sua natura dovrebbe essere inarrestabile.

lunedì 29 dicembre 2025

Già, mondo di perbenisti e leccaculo, ricordiamola per tutto. Omaggio a BB




 

 Anche Brigitte Bardot dice la sua sul movimento #MeToo e sullo scandalo molestie, che da un paio di mesi a questa parte ha travolto molti divi Hollywood (da Weinstein in poi) e tanti altri uomini di potere. Secondo la celebre attrice francese, oggi 83 anni, bisogna distinguere tra le denunce delle «donne in generale» e quelle delle «attrici». La maggior parte delle accuse di queste ultime, ha dichiarato a Paris Match, «sono ipocrite e ridicole». Questo il suo giudizio, senza giri di parole: **«Ci sono molte attrici che fanno le civette con i produttori per ottenere un ruolo. E poi vengono a raccontare che sono state molestate». 

Quarant’anni per conquistare il mondo, cinquanta per rifiutarlo. Così potrebbe essere ironicamente sintetizzata la vita di Brigitte Bardot, che ha trascorso quasi metà della propria vita inseguendo la libertà nella propria fama, riservando gli ultimi cinque decenni a dichiarazioni al limite, controversie e guai legali. Anche in questi ultimi anni Brigitte Bardot è stata amatissima, ma è curioso osservare come il percorso artistico che l’ha resa un’icona sembra fare a cazzotti con la rigidità del suo pensiero odierno. La diva che a soli quarant’anni ha voltato le spalle allo star system non ha smesso un solo giorno di far parlare di sé, confermando come minimo comune denominatore della propria esistenza lo scandalo.( in pratica all'apice della notorietà e della fama se ne distaccò completamente, totalmente disgustata da un mondo che dell'arte ne faceva solo uso in termini materiali)

Fu la bellezza ad aprirle la strada, un colpo di fortuna a fargliela percorrere a una velocità spropositata. Solo adolescente finì sulla copertina di Elle grazie all’amicizia tra sua madre e la direttrice della rivista. Notandola, il regista Marc Allégret la presentò a Roger Vadim. Quest’ultimo se ne invaghì al punto da volerla sposare all’istante. Brigitte aveva solo sedici anni, i suoi genitori si opposero, ma appena maggiorenne convogliò a nozze col cineasta. Correva l’anno 1952, lo stesso in cui fu lanciata nel cinema: prima con l’esordio in una parte secondaria in Le Trou normand di Jean Boyer, successivamente col ruolo da protagonista in Manina ragazza senza veli di Willy Rozier. ( chissà quanti adesso griderebbero allo scandalo per una ragazzina che vorrebbe sposarsi a 16, ma signori, l'anticonformismo è proprio questo!!!)

Dopo una giovinezza passata a trasgredire, l’età adulta lasciò infatti spazio a una diversa consapevolezza di sé, in una visione del mondo sempre sul margine della controversia o della provocazione. Grande attivista per i diritti degli animali, fu condannata a pagare una multa per delle dichiarazioni contro gli abitanti dell’Isola di Réunion, accusati di barbarie nei confronti degli animali. Dichiaratamente di destra, appoggiò il fronte nazionale di Marine Le Pen senza farsi mancare dichiarazioni al limite della xenofobia. Sul finire della pandemia di COVID19, flirtò infine con certe tesi complottiste, sostenendo che il virus era uno strumento per il controllo demografico di un mondo sovrappopolato.( quindi perbenisti del cazzo??? Vogliamo mettere tutto nel conto degli articoli e delle celebrazioni postume???)

mercoledì 24 dicembre 2025

Il Primo Babbo Natale di cui ho ricordo

 


Disco disco dove io
Sono veramente io
è fantastico
Superfantastico
E la dimensione che
Mi fa vivere con te
L'avventura che c'è dentro di me
Disco disco manda via
Tutta la malinconia
è la favola
La superfavola
Dove sto come vorrei
                                      Dove vivo i sogni miei
Col mio principe più azzurro che mai
Bambina bambina
"Sing along and dance bambina"
Bambina bambina
Bambina bambina bambina ba
Bravo bravo bravo
Disco bambina
Bambina bambina bambina ba
"One and two and three and four
Help yourself and ask for more"
Follow me as I step out on the floor
Disco disco dove io
Sono veramente io
è fantastico
Superfantastico
E la dimensione che
Mi fa vivere con te
L'avventura che c'è dentro di me
Bambina bambina
"Sing along and dance bambina"
Bambina bambina
Disco bambina
Bambina bambina bambina ba
"Ace of diamonds, Jack of Spades
Change your partner, promenade"
Bravo bravo bravo
Disco bambina
Bambina bambina bambina ba
"One and two and three and four
Help yourself and ask for more"
Follow me as I step out on the floor
Disco disco dove io
Sono veramente io
è fantastico
Superfantastico
E la dimensione che
Mi fa vivere con te
L'avventura che c'è dentro di me
Chiudo gli occhi e volo via
E come Superman
C'è la musica che va
Ballo ballo sono già
Nel mio viaggio per la felicità!

lunedì 22 dicembre 2025

Il bullo della panchina: perché 10mila euro di multa sono un insulto alla civiltà sportiva.

 




Visto che ormai il mondo del calcio sembra diventato un enorme asilo nido dove tutto viene giustificato, tocca a me rimettere in fila i fatti sulla raccapricciante parabola di Massimiliano Allegri. Parlo di un uomo che, dietro la facciata del "vincente", nasconde un’arroganza e una volgarità che ormai hanno superato il limite della decenza sportiva e umana.

Partiamo dall'ultimo, patetico episodio: lo scontro con Gabriele Oriali. Offendere un uomo che è il simbolo dell'eleganza e del silenzio operoso è da mentecatti. Eppure, le istituzioni calcistiche — figlie di quel sistema molle che non sa mai punire davvero — se la cavano con una multa di 10.000 euro. Una cifra ridicola, che per un privilegiato del genere equivale a pagare una tassa sulla propria maleducazione.

Ma rinfreschiamoci la memoria, perché la lista degli "show" di questo signore è lunga e deprimente:

  • La finale di Coppa Italia 2024: Un delirio a reti unificate. Lo abbiamo visto spogliarsi platealmente come un forsennato, urlando contro Rocchi in tribuna come il peggior bulletto da bar di periferia. Ma il fondo lo ha toccato con Guido Vaciago: minacciare un giornalista di "strappargli le orecchie" è un atteggiamento squadrista, roba da TSO immediato, altro che esonero per "valori non consoni".

  • Il teatrino con Adani: La quintessenza della sua boria. "Stai zitto, parlo io che ho vinto". Ecco il mantra dei mediocri che, non avendo argomenti tattici per rispondere alla modernità, si fanno scudo con i trofei del passato. Un analfabetismo relazionale che ha alimentato un clima d'odio tra i tifosi per anni.

  • La guerra al VAR e al progresso: Le squalifiche recenti al Milan sono solo la conferma di un uomo incapace di accettare il cambiamento. Contestare la tecnologia con toni violenti e irrispettosi dimostra solo una cosa: la paura di chi sente che il proprio potere assoluto sta scricchiolando davanti all'evidenza dei fatti.

  • L'aggressione continua alle istituzioni: Vedere il "nonno" — come ama definirsi con un'ironia che ormai fa solo pena — inveire regolarmente contro quarti uomini e arbitri è diventato un rituale vomitevole. È l'immagine di un leader che non sa più gestire la pressione e che, appena le cose non girano, sbrana chiunque gli capiti a tiro.

Siamo davanti a un uomo che vive una profonda insofferenza verso chiunque osi mettere in discussione il suo dogma arcaico. Quella che un tempo passava per "ironia livornese" oggi è nuda e cruda cattiveria verbale.

Se siete tra quelli che ancora difendono questi atteggiamenti in nome del "carattere" o del "passato", andatevene fuori dai coglioni: lo sport è civiltà, e chi si comporta come un troglodita con la cravatta non merita né rispetto, né le cifre blu che continua a intascare. È ora di finirla con le multe simboliche: a certa gente bisognerebbe togliere il palcoscenico, oltre che metà dello stipendio.

venerdì 19 dicembre 2025

Stralcio da Elcoche: Capitolo 5 - L'arte per insegnare




In questa risposta, Elcoche utilizza la musica di Mozart come metafora per trasmettere un insegnamento profondo sulla vita e sulla capacità di cogliere le occasioni, pur mantenendo un tono severo e autoritario riguardo al loro rapporto di collaborazione

Ecco il testo della risposta di Elcoche, che riflette perfettamente lo stile riflessivo ed empatico che abbiamo imparato a conoscere:

“Cara Paola, alcune domeniche fa ho avuto il piacere di ascoltare all’auditorium il “Requiem di Mozart” magistralmente eseguito dall’orchestra e dal coro dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia. Non è di Mozart che intendo parlare, ma del brivido che ho provato durante l’esecuzione del Dies irae.

Il grande compositore morì proprio dopo aver completato questo pezzo e la moglie, Constanze, rinvenute decine di spartiti sulla scrivania del marito, delegò il completamento del Requiem a tre suoi allievi.

Mozart evoca la grandiosità di Dio, sia nell’ira che nella misericordia. Se ascolterai questo pezzo ad occhi chiusi, ti sembrerà di sentire un coro di angeli che con una dolcezza senza eguali sa lenire ogni brutalità, così che il “Dio giudice” ci diventa amico e fratello. La vita ci offre sempre un’altra occasione, ma noi dobbiamo saperla cogliere.

Detto questo, non permetterti mai più, e dico mai più, di usare con me toni polemici e volgari. Ti ricordo che sei stata tu a richiedere il mio aiuto e sempre tu hai precisato di averne un assoluto bisogno. Io ho deciso di aiutarti e ti ho dettato delle condizioni che tu hai accettato."

Questo momento segna un punto di svolta nel loro rapporto, dove la bellezza dell'arte si scontra con la rigidità delle regole imposte dal "Maestro" per forgiare il nuovo carattere di Paolo/Paola.

giovedì 18 dicembre 2025

La Famiglia Nel Losco

 



Visto che ormai pare tutti abbiano detto la loro, tocca anche a me dire la mia sulla raccapricciante vicenda della famiglia nel bosco.

Partiamo dalle premesse: si tratta di una famiglia di extracomunitari clandestini, una coppia con bambini, senza permesso di soggiorno, che occupavano un rudere inagibile e relativo terreno circostante comprati per quattro spicci, in mezzo ai boschi dell'Abruzzo, assieme a qualche animale da cortile, senza che fino ad un anno fa nessuno o quasi sapesse della loro esistenza.
Rudere senza acqua corrente, riscaldamento, servizi igienici, stanze separate, elettricità (tranne per un ridicolo singolo pannello fotovoltaico).
Nulla di nuovo, si direbbe: quelle stesse condizioni di degrado le abbiamo viste altre volte tra gli immigrati clandestini, dove la miseria economica va spesso di pari passo con quella culturale e talvolta ahimé anche morale.
La novità peró questa volta é che la coppia é anglo-australiana, e quel degrado sarebbe una scelta di vita "sana", lontana dalla civiltà ed a contatto con la natura, fedele al mito del "buon selvaggio" di Rousseau, se solo i due imbeciIIi sapessero chi fosse.
Cosí succede che i due sempIiciotti (lui sedicente chef incapace di riconoscere i funghi commestibili, lei sedicente sensitiva incapace di prevedere l'arrivo delle forze dell'ordine), forse convinti che la natura sia benevola e tutti i suoi generosi frutti siano salutari, avvelenano i figli con i funghi, e devono cosí ricorrere all'ospedale, figlio di quella civiltà corrotta e corruttrice che tanto disprezzano, e relative cure mediche, ovviamente gratuite, ovvero pagate da quei cittadini corrotti dal sistema schiavista al punto da dover persino lavorare e pagare le tasse, anziché passare la giornata a rincorrere farfalle nel bosco.
Ma del resto, l'alternativa sarebbero state tre piccole fosse sul retro del rudere, visto che tre bare bianche e relativo funerale, sarebbero costate soldi che non avevano.
Quando i tre pargoletti arrivano in ospedale, ed i sanitari si danno da fare interferendo inopinatamente con quelle leggi di Darwin cui i due ammmmorevoli genitori sono devoti, si rendono conto subito che c'é qualcosa che non va, non fosse altro che i due imbeciIIi si oppongono al sondino nasogastrico necessario per salvarli, perché i bambini "non debono mai entrare in contatto con la plastica bruta e kativa".
I sanitari si rendono anche conto che i bambini hanno comportamenti strani, al punto da sospettare un ritardo nello sviluppo psicofisico rispetto alla loro età.
E probabilmente capiscono anche che non hanno mai visto un pediatra, un dentista o un oculista, né hanno mai fatto alcuna profilassi vaccinale.
Del resto, se vivi come vivevano i contadini delle aree piú degradate due secoli fa, devi anche accettare il fatto che c'era un motivo se la loro aspettativa media di vita era di 35 anni, e metà dei figli non arrivavano all'età adulta...
O forse pensavi che vivere in un rudere senza acqua corrente e riscaldamento tra muffe, pulci e marcescenze, cagando in un buco nel bosco, pulendoti il culo con le mani nude, senza uno spazzolino da denti perché vuoi evitare la plastica, e pisciando tutti assieme in un pitale vicino alla stufetta ed al pagliericco dove dormi, fosse una vita salubre, specialmente per i tuoi figli?
Perché magari quando c'é l'ammmmore c'é tutto, ed al resto provvederà madre natura, a partire da pulci, pidocchi, zecche, cimici, parassitosi e carie?
Al che i sanitari decidono giustamente di segnalare la famiglia di mentecatti ai servizi sociali (si badi bene che questo accadeva oltre un anno fa), i quali con la massima discrezione e delicatezza (nonostante le opposte ricostruzioni di quel cogIione di Salvini e delle anaIfacapre delle destre populiste, che non perde mai occasione di ricordarci quanto il suffragio universale sia un'idiozia) iniziano ad avvicinare la famigliola nel bosco, per vederne le effettive condizioni di vita.
E scoprono, oltre a quanto sopra, che i bambini non hanno nessun contatto con coetanei, sono completamente alienati da socializzazione, educazione, sport... nemmeno lo studio é garantito, perché i due cerebroIesi di genitori non gli fanno homeschooling (ovvero un programma didattico in famiglia che segue comunque quello ministeriale, con relativi esami periodici, che é completamente legale), ma scelgono l'unschooling (nessun programma, studino il cazzo che vogliono, quando vogliono, e se gli garba... quello che devono davvero imparare, lo imparano dagli alberi e dagli animali da cortile che tengono nel rudere).
Scoprono anche che hanno già cambiato QUATTRO Stati per non sottostare a quegli stessi obblighi che anche l'Italia vorrebbe rispettassero, se non altro in quanto ce lo impone la CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL'INFANZIA E DELL'ADOLESCENZA, approvata, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, e ratificata dall’Italia con la legge 176/1991.
Ma un anno di trattative non risolvono nulla, i due imbeciIIi rimangono fermi sulle loro posizioni.
Come massima concessione accettano un'insegnante molisana che forse prova a trasformare l'unschooling in homeschooling, senza successo.
Addirittura il Comune gli offre di aiutarli a rendere il rudere agibile e magari ottenerne almeno l'abitabilità (servizi igienici con fossa biologica, acqua corrente, tramezze divisorie, corrente eletteica, serramenti ecc.), ma i due sciroccati rifiutano.
Alla fine, dopo un anno, intervengono le forze dell'ordine, che NO, NON SOTTRAGGONO i bambini ai genitori, ma i impongono a tutta la famiglia il trasferimento in una struttura abitabile.
Tuttavia mentre la madre ci si trasferisce con i figli (la cui frequentazione a quel punto segue le norme sulle situazioni a rischio, dato che pare evidente si abbia a che fare con degli squilibrati), il padre decide di rimanere nei boschi a badare alle bestie.
Si noti che l'intervento era inderogabile, posto che ai minori sono negati almeno tre diritti costituzionali fondamentali: salute, istruzione e socializzazione.
Questa la storia vera, sic et simpliciter.
Su cui tuttavia orde di imbeciIIi populisti, mammine pancine, animelle belle, ed i loro vergognosi politici di riferimento sempre pronti a vendere la madre (che comunque l'ha sempre fatto per professione) per quattro voti in piú, hanno iniziato a cavalcare la solita narrazione contro magistratura (che dovrebbe occuparsi dei figli dei Rom), l'unione europea (che non c'entra nulla, ma ci sta bene con tutto), lo stato asfissiante che interferisce con i diritti dei genitori di aIIevare i figli come gli garba, big pharma che li vuole vaccinare e fare ammalare, gli assistenti sociali che distruggono famiglie e rapiscono bambini (vi ricordate di Bibbiano?), e tutta la solita serie di idiozie tipiche dei sempIiciotti cui ci si ostina, inspiegabilmente, a riconoscere il diritto di voto.
Per cui, se siete tra questi ultimi, e non vi é chiaro che quei due genitori sono dei pericolosi imbeciIIi i cui figli vanno tutelati, andatevene fuori dai coglioni, che questa non é la bacheca giusta per i mentecatti.

mercoledì 17 dicembre 2025

25mila€ risarcimento congruo per stupro e revenge porn secondo il giudice Maria Beatrice Parati


Si è chiuso il processo per revenge porn per Leonardo La Russa: dovrà risarcire la vittima con 25mila euro. L’amico Tommaso Gilardoni è stato condannato a un anno.



Leonardo La Russa, figlio del presidente del Senato, pagherà 25mila euro alla ragazza che lo ha accusato di averla violentata nella notte tra il 18 e il 19 maggio 2023 a Milano. L'accusa di stupro era stata archiviata mentre era rimasta quella per revenge porn sia per lui che per l'amico dj, Tommaso Gilardoni. Entrambi infatti erano accusati di aver diffuso video intimi della giovane. La giudice del tribunale di Milano, Maria Beatrice Parati, ha dichiarato che, nel caso di La Russa jr, non si deve procedere per il reato di revenge porn mentre Gilardoni è stato condannato a un anno con pena sospesa e dovrà pagare un risarcimento di 7mila euro, a cui si aggiungono 4mila euro di spese processuali.

Adesso mi chiedo, con un’amarezza che sa di fiele, se la bilancia della giustizia avrebbe oscillato allo stesso modo se su quel piatto non ci fosse stata una sconosciuta, ma il figlio del giudice stesso o del politico. Se l'immagine della propria carne e del proprio sangue, degradata dalla sodomia e derisa dai commenti del web, fosse finita sugli schermi di migliaia di estranei, avrebbero ancora parlato di "congruità"?




continua su: https://www.fanpage.it/milano/chiuso-il-processo-per-revenge-porn-per-leonardo-la-russa-jr-risarcira-la-vittima-con-25mila-euro/

https://www.fanpage.it/

A casa mia. Stasera. Già mangiati. Facciamo alle 10?




 Stralcio dal libro di Elcoche


Il volto di Jeans rosa sovrapposto alle gambe della giunonica modella, ma che casino!

Quando uscì per la pausa pranzo, Paolo si ritrovò due messaggi di Carlotta pieni di

cuoricini e di miao, mi machi, quando ci vediamo, ma almeno un po’ di bene me ne

vuoi? E uno proveniente da un numero sconosciuto.

Carlotta

Kela "Jeans Rosa"

Marica



“Ciao Paolo, ho rubato il tuo numero a Carlotta, non dirle nulla che mi fa fuori. Quando ci vediamo? Marica”.

Come aveva fatto a rubare il suo numero? Prese posto a sedere al solito tavolino, distante da tutti, doveva riflettere. Mangiare un piatto di spaghetti al pesto e riflettere sul da farsi. Quando ci vediamo?

Immaginò Marica intenta a sfilare il cellulare dalla borsa di Carlotta, non serviva chissà quale abilità, lei era sempre immersa nei suoi pensieri; magari era successo proprio la sera prima, al Belle Époque. Per quale ragione sarebbe dovuto uscire con lei? Erano amiche… Ma perché ti fai tutte queste menate? Carlotta non lo verrà mai a sapere! Rispondile subito e dalle un appuntamento.

“Ciao Marica, dove vorresti vedermi?”. Avrebbe voluto anche chiederle perché ma non lo fece. Stava sbagliando, lo sapeva, ma voleva sbagliare. Fino in fondo, per una volta. Ordinò spaghetti al pesto, acqua frizzante; si guardò attorno, del suo ufficio c’erano solo Beatrice e Cristina, come sempre scure in volto, discutevano di qualcosa, certamente contro qualcuno.

 

Nel momento in cui i suoi pensieri vennero interrotti da quell’effluvio di basilico, aglio e Parmigiano, ricevette la risposta di Marica “A casa mia. Stasera. Già mangiati. Facciamo alle 10?”.

Già mangiati, poteva dire solo una cosa. Non era un invito a cena, il suo