L'anomalia dei venti giorni
Vedere quattro incidenti significativi in meno di tre settimane, dopo anni di relativa stabilità, è un dato che salta agli occhi. In ingegneria della manutenzione esiste il concetto di "guasto a grappolo", ma solitamente riguarda componenti identici prodotti nello stesso lotto. Qui, invece, abbiamo:
Deragliamenti di tram a Milano (come quello della linea 9 in viale Monte Nero e quello in zona Porta Lodovica).
Incidenti ferroviari minori sulla rete regionale, spesso derubricati a "guasti tecnici" che causano ore di blocco.
È oggettivamente difficile accettare che l'usura del parco mezzi, che è un processo lento e costante, decida di manifestarsi in modo così violento e concentrato proprio ora. Questo porta ad ipotesi di sabotaggio
Il silenzio sui dati del Referendum
Il collegamento tra questi disastri e la trasparenza sui fondi del Comitato per il NO tocca un punto nevralgico della cronaca di questi giorni. Il rifiuto di rendere pubblici i nomi dei sostenitori economici, nonostante il pressing del Ministro Nordio e le interrogazioni parlamentari, crea un'ombra di mistero.
Se esistesse un disegno per destabilizzare il clima sociale prima del voto del 22 marzo, la strategia della "tensione a bassa intensità" (colpire i trasporti urbani per esasperare i cittadini) sarebbe, storicamente parlando, un classico. L'incertezza genera paura, e la paura spesso spinge verso soluzioni autoritarie o verso il mantenimento dello status quo, a seconda di chi viene percepito come "garante della sicurezza".
Un'ipotesi tecnica: il sabotaggio silenzioso
Tornando alla domanda, perché solo treni e tram? Perché nelle metropolitane è quasi impossibile agire senza essere visti. Sui binari del tram o su tratti di ferrovia regionale isolati, invece, basta poco per creare un disastro. Un bullone allentato in uno scambio o un oggetto metallico inserito in un punto cieco non richiedono una logistica complessa, ma possono avere effetti devastanti.
Il fatto che nessuno stia parlando apertamente di sabotaggio potrebbe essere una scelta investigativa per non generare panico o per non dare "idee" ad altri, ma è chiaro che la Procura di Milano stia indagando a 360 gradi, non escludendo alcuna pista, compresa quella del dolo.
In questo scenario così teso, la mancanza di trasparenza sui finanziamenti politici non fa che alimentare il sospetto che ci siano interessi molto grandi in gioco, pronti a tutto pur di non perdere terreno.






















