![]() |
| Da Milano non si sposta |
Eccoci qui, nel cuore di febbraio, a osservare quello che sta diventando un corpo a corpo solitario, quasi un duello d'altri tempi che profuma di polvere e sudore tra i navigli. Il distacco è netto e il resto del gruppo sembra correre con un freno a mano tirato, incapace di reggere i giri del motore di queste due.
L’Inter di Chivu oggi è una creatura diversa. Si vede nei volti dei giocatori, in quel modo di stare in campo più ordinato, quasi austero. Chivu ha quel piglio di chi ha vissuto la trincea e non vuole ripetere i passi falsi del passato. Se Inzaghi era l'entusiasmo che a volte finiva per consumarsi troppo in fretta, Cristian sembra aver portato una calma quasi scientifica, una gestione delle energie che è fondamentale se vuoi davvero puntare a tutto.
Dall'altra parte, il Milan di Allegri è un fantasma che non ti lascia mai dormire tranquillo. È una squadra che non ha bisogno di dominarti per novanta minuti; le basta un'occhiata, un momento di distrazione, per colpirti con quel cinismo chirurgico che è il marchio di fabbrica del suo allenatore. Max ha ridato ai rossoneri quella pelle dura che serve nelle corse a tappe.
Le chiavi del duello
La gestione dello sforzo: La vera sfida di Chivu sarà proprio non arrivare "alla frutta". L'ombra del Triplete è un peso enorme, un sogno che può darti le ali o schiacciarti sotto il peso delle aspettative.
La tenuta mentale: Il Milan gioca sul nervosismo altrui. Aspetta che l'Inter inciampi per far sentire il fiato sul collo.
La profondità: Quest'anno i nerazzurri sembrano avere ricambi più pronti, un fattore che nel 2010 fu decisivo e che oggi potrebbe permettere di eguagliare quel mito.

Nessun commento:
Posta un commento