Venerdì sera. Un orario insolito per lanciare una bomba, non trovi? Eppure, l’avviso di garanzia a Rocchi per frode sportiva è piombato sui nostri smartphone proprio mentre ci preparavamo al weekend di campionato. Perché non lunedì mattina, a bocce ferme? La risposta è quasi banale nella sua evidenza: bisognava incendiare il dibattito, occupare i talk show, saturare l’aria mentre la gente ha tempo di ascoltare. Chi muove i fili voleva che il rumore diventasse assordante.
E il messaggio che è filtrato tra le righe, tra un caffè al bar e un post sui social, è uno solo: la strada verso il commissariamento della FIGC è ormai tracciata. L’obiettivo? Eliminare Giovanni Malagò, il candidato che evidentemente toglie il sonno al ministro Abodi. Ma la domanda che dovremmo farci tutti, con un briciolo di onestà intellettuale, è: perché? Perché la politica deve ancora una volta decidere chi deve guidare una baracca che cade a pezzi da decenni?
Siamo fermi al 1990. Ricordate l'euforia di quelle "Notti Magiche"? Doveva essere il volano del nostro Rinascimento, l'occasione per rifare gli stadi e modernizzare il sistema. Invece, quei miliardi sono serviti solo a gonfiare tasche per un lustro, lasciandoci poi con le pezze al culo e una scia di fallimenti societari che ancora oggi non accenna a fermarsi. Abbiamo trasformato il credito sportivo in un bancomat per pochi: l'unico stadio moderno in Italia è quello della Juventus, mentre il resto del Paese gioca in cattedrali nel deserto che cadono a pezzi, specchio fedele di un settore giovanile ormai ridicolo e privo di visione.
È uno spettacolo deprimente vedere Abodi e i suoi "amici di merende" giocare a scacchi con le poltrone mentre il Paese non ha una Nazionale degna di questo nome dai tempi di Lippi. Vent'anni di nulla. Nessuna idea di sviluppo, nessuna strategia per il futuro, solo una caccia disperata e sterile ai milioni della Champions per tappare buchi di bilancio causati da acquisti senza senso. Vedere investimenti folli su profili come Davids o Openda, mentre le nostre scuole calcio boccheggiano, fa male al cuore di chi ama questo sport.
Viene voglia di urlarlo: basta! Toglietevi di mezzo, mettete da parte gli affari e gli interessi personali. Il calcio non è il vostro parco giochi privato, è un patrimonio culturale e sociale che state distruggendo. Fate i seri, per una volta. Eleggete Malagò o chiunque abbia una parvenza di competenza e lasciatelo lavorare. Non servono miracoli, non serve inventare l'acqua calda: in questo deserto di idee, basterebbe giusto "fare qualcosa" — anche una sola cosa sensata, una sola riforma strutturale — per andare finalmente e decisamente meglio.

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