Te lo sarai chiesto anche tu, almeno una volta in queste notti allucinanti, mentre fissavi il soffitto nel silenzio improvviso e spettrale della tua camera: “Ma come si fa ad essere così idioti?”
Sì, uso questa parola senza filtri, perché il perbenismo non ci salverà dal prossimo blackout di zona. Siamo nel pieno dell'estate, l'aria è una cappa pesante che sa di asfalto fuso e rassegnazione. Eppure, puntuale come le zanzare, si ripresenta la solita, deprimente commedia umana dell'egoismo tecnologico.
Immagina la scena. Interno sera, una casa qualunque della nostra ridente e surriscaldata città. C'è qualcuno che, con la grazia di un elefante in un negozio di cristalli, decide che è il momento perfetto per:
Accendere la lavatrice (perché "ehi, la tariffa bioraria!").
Far partire la lavastoviglie.
Attaccare tre tablet, due smartphone e magari pure il ventilatore di riserva.
E, ciliegina sulla torta, impostare il condizionatore a temperature polari. 18 gradi.
Dico io, vuoi capire o no che la rete elettrica non è un pozzo infinito? Che se pretendi di ricreare l'inverno siberiano nel tuo salotto mentre lavi i panni, per forza di cose si creerà un sovraccarico? Non serve una laurea in ingegneria, basterebbe il sussidiario delle elementari. Eppure no.
La logica del "pago e quindi faccio quello che voglio" è il vero virus di questa società. Un individualismo cieco che si ferma esattamente al perimetro del proprio zerbino.
E così, puntuale, scatta il dramma collettivo. Il quartiere si spegne. Il condizionatore emette quell'ultimo, debole gemito prima di morire, lasciandoti addosso il sudore che ricomincia a imperlare la fronte. Ma il buio non porta il silenzio, tutt'altro. Inizia l'inferno sonoro: le sirene degli allarmi che scattano all'unisono, urlando nella notte come anime dannate; i vicini che si affacciano ai balconi con le torce degli smartphone, le facce stravolte e livide, gli occhi sgranati dal sonno interrotto, a chiedersi vicendevolmente "anche da te è andata via?".
Poi, dopo ore di agonia, la corrente ritorna. E via con la seconda sinfonia: i "bip" isterici di lavatrici che si riavviano, televisori che si accendono da soli illuminando le stanze a giorno, frigoriferi che tossiscono ripartendo a pieno regime.
Mi viene da ridere – per non piangere – se penso che l'essere umano ha conquistato lo spazio, ha mappato il DNA, ma capitola miseramente di fronte al termostato di un condizionatore. Basterebbe impostarlo a 25 gradi, deumidificare, usare un briciolo di empatia per il resto del mondo che condivide la stessa cabina elettrica. Ma l'altruismo, si sa, non rinfresca la stanza.
Siamo ostaggi dell'idiozia altrui. E la cosa più triste è che domani, alla stessa ora, saremo daccapo. Buon refrigerio a tutti, finché dura.
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