giovedì 5 febbraio 2026

Franklin, Gates, Winfrey, Musk e il metodo delle 5 ore - perché un’ora al giorno non basta se il metodo è cieco

Leggo della "regola delle cinque ore" e non posso fare a meno di interrogarmi. Benjamin Franklin, Elon Musk, Bill Gates, Oprah Winfrey: giganti che dichiarano di dedicare sessanta minuti al giorno all’apprendimento e alla sperimentazione per affilare le proprie competenze. È un concetto che appare ovvio, quasi banale, eppure nasconde un’insidia. Loro hanno il privilegio di poter pianificare questo tempo come un lusso necessario, ma io, che dedico alla comunicazione scritta anni di impegno costante, mi ritrovo a chiedermi perché quel successo performante tardi ad arrivare.

La verità è che la costanza, da sola, può diventare una trappola. Se dedico tempo a una pratica senza un metodo di apprendimento adeguato, rischio semplicemente di cristallizzare i miei errori, rendendoli più fluidi ma non per questo corretti. Probabilmente sto sbagliando l'approccio alla sperimentazione. Non basta "fare", serve capire come acquisire competenze reali che si trasformino in risultati tangibili.

Il vero nodo della questione non è la quantità di tempo, ma la qualità della struttura di quell'ora. Un metodo di apprendimento efficace dovrebbe concentrarsi sulla scomposizione delle abilità e sulla correzione immediata, piuttosto che sulla semplice ripetizione. Per ottenere un risultato che sia davvero performante, la sperimentazione deve uscire dal recinto dell'abitudine e diventare una sfida tecnica costante. Forse, invece di celebrare il tempo dedicato, dovremmo iniziare a parlare seriamente di come quel tempo debba essere abitato per non restare soltanto un esercizio di stile fine a se stesso.

mercoledì 4 febbraio 2026

Il Mondo dell'IPOCRISIA e Maria la Regina

 










L'odore della polvere e il freddo dei LED

Se dovessimo dare un volto a questo sistema, dovremmo guardare gli occhi di chi siede dietro le quinte, lontano dall'occhio rosso della telecamera. Lo studio è un luogo strano: sotto le luci accecanti tutto sembra vibrante e vivo, ma appena ci si sposta nell'ombra dei corridoi, l’aria diventa pesante, viziata dal ronzio dei condizionatori che cercano invano di rinfrescare un ambiente saturato dal nervosismo.

Gianni, ad esempio. Lo abbiamo visto spesso sistemarsi la giacca con un gesto meccanico, il volto segnato da una fissità che il trucco pesante fatica a nascondere. È un uomo che ha barattato il proprio mistero per un posto in prima fila nel tribunale del nulla. Quando attacca con ferocia, come ha fatto con Andrea Nicole, le sue vene del collo si gonfiano e lo sguardo si fa vitreo; non è la rabbia di chi difende un valore, è il riflesso incondizionato di chi deve proteggere il proprio privilegio. In quel momento, la sua "privacy" non è un diritto, è un muro di cinta che lui stesso ha costruito per non ammettere che, fuori da quell'arena, il silenzio sarebbe assordante.

E poi c’è Lei. Maria si muove nello spazio con la grazia distaccata di un’entità superiore. Spesso si siede sugli scalini, un gesto che vorrebbe comunicare prossimità, "umanità", ma che in realtà le permette di dominare la scena dal basso, come un predatore che non ha bisogno di stare in piedi per incutere timore. La sua espressione è una maschera di neutralità benevola: un leggero inclinare del capo, un mezzo sorriso che non raggiunge mai gli occhi, rimasti freddi e analitici come quelli di un croupier che osserva l'ultima puntata di un giocatore disperato.

Il rito del sacrificio

L'episodio di Andrea Nicole è stato il punto di rottura della narrazione. Ricordo ancora la sua espressione in quella puntata: le spalle piccole, il respiro corto che le faceva tremare leggermente la collana sul petto. Era la personificazione della vulnerabilità. In quel momento non era più la "bandiera" del progresso; era un essere umano che aveva scelto il battito del cuore invece delle clausole contrattuali.

La ferocia con cui è stata demolita è stata quasi catartica per il sistema. Era necessario punirla non perché avesse mentito, ma perché aveva dimostrato che il sentimento può ancora essere anarchico, indisciplinato, non catalogabile in un foglio Excel.

"In quel circo, la verità è un'ospite sgradita che viene invitata solo per essere derisa se non indossa l'abito della festa."

Una riflessione necessaria

Forse, la vera tragedia non è in chi produce questo spettacolo, ma nel vuoto che esso va a riempire. Utilizziamo questi frammenti di vite altrui per non guardare le crepe delle nostre. Ci convinciamo di essere giudici giusti mentre, dal divano di casa, partecipiamo al banchetto della dignità altrui. In fondo, siamo tutti un po' colpevoli di aver scambiato il voyeurismo per empatia.

A pensarci bene, l'unico atto di vera ribellione in quel contesto sarebbe il silenzio. Ma il silenzio non produce share, e lo share, in questa chiesa sconsacrata, è l'unica forma di redenzione concessa.

Adesso io non sopporto quell'egocentrico di Corona, ma se sta dicendo solo falsità, perché oscurarlo?


martedì 3 febbraio 2026

Perchè la Juve di Spallo non può ambire a qualcosa in più?





Guardando i fatti con distaccata lucidità, ignorare la Juventus nella corsa scudetto è un errore di valutazione che i numeri sono pronti a smentire. I risultati parlano chiaro: da mesi la Juve è l'unica squadra capace di mantenere lo stesso passo dell'Inter, dimostrando una costanza che non ammette repliche. Al comando c’è un condottiero come Luciano Spalletti, un mago della panchina, un santone toscano che ha già dimostrato più volte, con la sua oratoria magnetica e con le scelte sul campo, di essere sempre un passo avanti alla concorrenza. Vederlo dirigere la squadra, con quell'espressione intensa e la capacità di leggere ogni piega del match, trasmette una ferma convinzione: la rimonta non è solo possibile, è in atto.

Il segnale più forte è arrivato dal campo: nell'unico scontro diretto di questa stagione, la Juve di Spalletti ha già battuto l'Inter, dimostrando di avere le armi tecniche e mentali per superare la capolista. Tutto questo mentre nell'ambiente torna a farsi sentire quella solidità societaria che ricorda gli anni degli scudetti a ripetizione sotto la gestione Agnelli. Come accennato anche da Allegri, la storia insegna che quando la Juventus ritrova quella compattezza e quel peso istituzionale — quel clima in cui tutto sembra girare nel verso giusto nel momento del bisogno — diventa una pretendente serissima e temibile.

Questa convinzione filtra chiaramente anche dalle analisi di Sky Sport. Federico Ferri e la sua redazione, attraverso una narrazione attenta e una scelta accurata dei filmati, stanno rendendo plausibile a tutto il pubblico questo cambio di gerarchie. Non serve dirlo apertamente quando le immagini e le discussioni sono così orientate a mostrare la ritrovata potenza bianconera. Il prossimo 14 febbraio ci sarà il nuovo scontro diretto: quella sarà la data della verità, il momento in cui la Juventus di Spalletti potrà completare l'aggancio e puntare dritta al titolo. Vero Ferri?