lunedì 6 luglio 2026

Il Telefono Squilla, il Calcio S'Inchina: Benvenuti nel Circo di Infantino




C’è un limite oltre il quale il baraccone non dovrebbe spingersi, un confine invisibile che separa il business dall’indecenza pura. Quel limite è stato polverizzato in una notte d'estate. Quello che è successo con Folarin Balogun ai Mondiali non è semplicemente un "precedente pericoloso", è la certificazione di morte dei valori sportivi, firmata e timbrata in diretta mondiale.

Un giocatore espulso sul campo con rosso diretto per un brutto fallo sulla caviglia di un avversario. La regola parla chiaro: squalifica automatica. Ma poi, la magia. Uno squillo di telefono proveniente dalla Casa Bianca, la voce pesante di Donald Trump che chiede spiegazioni a Gianni Infantino, e come per incanto la FIFA si inventa una "sospensione della squalifica con la condizionale" per un anno. Una decisione irrituale, grottesca, mai vista. Una giravolta ridicola per non scontentare il potente di turno e prostrarsi ai piedi di "Donaldone", assicurando alla Nazionale di casa la presenza della sua stella nell'ottavo di finale contro il Belgio.

Il Belgio è furioso, e come dargli torto? Dov’è il garante? Dove sono le regole scritte che dovrebbero valere per tutti, dal Qatar agli Stati Uniti, passando per l’ultimo dei campi di periferia?

Un Sistema Calcio Senza Più Pudore

La verità è amara e ha il volto di chi gestisce il calcio globale come un feudo privato. Michel Platini lo aveva detto tempo fa, ammonendo sui rischi di una deriva commerciale e politica priva di freni. E oggi quelle parole risuonano come una profezia tristemente avverata. Questo colpo di spugna su una squalifica sacrosanta è solo la punta di un iceberg fatto di favoritismi sfacciati e zone d’ombra che coinvolgono la gestione Infantino ormai da anni.

Non c'è più neanche il pudore di nascondersi. Negli ultimi anni abbiamo assistito a:

  • Mondiali assegnati a tavolino e riforme dei calendari pensate solo ed esclusivamente per moltiplicare i profitti, calpestando la salute dei calciatori e la passione dei tifosi.

  • Incontri opachi e diplomazie parallele con i leader politici più influenti del pianeta, trattando il pallone come merce di scambio geopolitica.

  • Un'ingerenza politica costante che toglie credibilità ai comitati disciplinari, ridotti a organi di facciata pronti a cambiare idea non appena si muove una pedina nello scacchiere del potere globale.

E poi ci si chiede perché l’Italia, e non solo, si trovi sempre ad affrontare percorsi tortuosi nei gironi di qualificazione, tra arbitraggi discutibili e decisioni politiche che sembrano spingere sempre i soliti noti. Forse è vero: chi versa meno nelle casse della FIFA o chi non ha il peso politico per alzare il telefono e dettare le sentenze, è destinato a subire il "regolamento", mentre per i padroni del vapore le regole diventano semplici raccomandazioni.

Lo sport dovrebbe essere l'unico luogo in cui il figlio di un re e il figlio di un operaio partono esattamente dalla stessa linea di partenza, con le stesse identiche regole. Se togli questo, togli tutto.

Vedere Infantino piegarsi così, senza un briciolo di vergogna, lascia un senso di nausea profondo. Hanno trasformato il calcio in una succursale della diplomazia dei miliardari. Rimane solo l'amarezza per un gioco meraviglioso che milioni di persone amano, ma che chi sta in cima continua, giorno dopo giorno, a infangare.

martedì 30 giugno 2026

Money Road 2: Il Trionfo dell'Ipocrisia e il Tramonto del Collettivo




Caro lettore, se lo scorso anno ci eravamo lasciati con l'amaro in bocca, convinti di aver toccato il fondo assistendo a dinamiche che definire discriminatorie era un eufemismo (come ricorderai dalle riflessioni su questo blog), oggi dobbiamo arrenderci all'evidenza. La seconda edizione di Money Road ha emesso il suo verdetto definitivo, e non parla solo di televisione. Parla di noi, del punto di non ritorno a cui è giunta la nostra società.

È oramai un fatto accertato, dolorosamente evidente sotto i riflettori di questo format: chi oggi pensa al gruppo, al collettivo, chi mette da parte i propri interessi personali per farli convergere verso un bene comune, è assolutamente fuori tempo. Un dinosauro emotivo destinato all'estinzione. Il reality si è trasformato nello specchio fedele di un'epoca che premia l'individualismo più becero, lasciando a terra chi conserva un briciolo di umanità e coerenza.

Osservando il percorso dei concorrenti lungo la "strada del denaro", il disgusto cede il passo a una profonda rassegnazione. Le peggiori concorrenti di questa edizione, Simona e Marilina, ne sono l'emblema perfetto. 

Purtroppo il mondo attuale è questo, un grande contenitore di stronzi, dove emerge sempre chi ha meno peso d'animo 



Sin dal primo giorno hanno fatto prevalere il proprio tornaconto su qualsiasi logica di convivenza. Hanno recitato, mentito, finto solidarietà nei confronti degli altri, per poi opportunisticamente chiederne l'aiuto e la sponda quando l'acqua alla gola si faceva troppo alta. Le abbiamo viste spettegolare negli angoli bui del daytime, criticare ferocemente chiunque solo perché magari, in quel preciso istante, aveva osato usufruire di una "tentazione" al posto loro. Hanno tirato fuori la parte più misera, viscida e ipocrita che un essere umano possa covare nel profondo.

Eppure, la logica distorta del gioco – e della vita – le ha incoronate vincitrici. Sono loro ad aver portato a casa il bottino più cospicuo, uscendo trionfanti da un meccanismo che fagocita la virtù e sputa oro sui cinici. Dall'altra parte del tavolo, a raccogliere le briciole, restano i giusti. Chi ha mantenuto coerenza, condivisione, onestà intellettuale e dignità se ne torna a casa con un premio minore. Penso a Chiara, ad Adele, al limpido "Monciccì" Daniele; persone che negli occhi specchiavano ancora il valore del rispetto reciproco, costrette a guardare dal basso il trionfo della meschinità. Le loro espressioni deluse, quel misto di compostezza e rassegnata dignità mentre assistevano alla spartizione finale, rimarranno l'immagine più pulita e dolorosa di tutta l'edizione.

Se lo scorso anno il format si era rivelato un inno al pregiudizio, quest'anno ha fatto un passo ulteriore: ha sdoganato la cattiveria sociale come unica strategia di sopravvivenza e successo. Purtroppo il mondo attuale è questo: un immenso, asfittico contenitore di stronzi, dove emerge sistematicamente chi ha peso d'animo, chi calpesta il prossimo senza guardarsi indietro, forte di un'assenza totale di empatia. La televisione non fa che registrare la deriva della realtà, amplificandola.

Ci stupiamo delle dinamiche di un reality, ma basta aprire i quotidiani per comprendere quanto la barbarie abbia ridefinito il valore attuale della vita. Una vita che oggi scorre così liquida e priva di senso, dove un pizzaiolo può morire, ammazzato per strada, solo perché si è legittimamente rifiutato di regalare una pizza gratis. Se questo è il metro del nostro presente, la vittoria di un premio televisivo basata sull'inganno non è che un piccolo, grottesco dettaglio in un panorama ormai desolato.

venerdì 26 giugno 2026

Cronache dal Grande Caldo Estivo (ovvero i coglioni del blackout- GRAZIE!!!!!)



Te lo sarai chiesto anche tu, almeno una volta in queste notti allucinanti, mentre fissavi il soffitto nel silenzio improvviso e spettrale della tua camera: “Ma come si fa ad essere così idioti?”

Sì, uso questa parola senza filtri, perché il perbenismo non ci salverà dal prossimo blackout di zona. Siamo nel pieno dell'estate, l'aria è una cappa pesante che sa di asfalto fuso e rassegnazione. Eppure, puntuale come le zanzare, si ripresenta la solita, deprimente commedia umana dell'egoismo tecnologico.

Immagina la scena. Interno sera, una casa qualunque della nostra ridente e surriscaldata città. C'è qualcuno che, con la grazia di un elefante in un negozio di cristalli, decide che è il momento perfetto per:

  • Accendere la lavatrice (perché "ehi, la tariffa bioraria!").

  • Far partire la lavastoviglie.

  • Attaccare tre tablet, due smartphone e magari pure il ventilatore di riserva.

  • E, ciliegina sulla torta, impostare il condizionatore a temperature polari. 18 gradi.

Dico io, vuoi capire o no che la rete elettrica non è un pozzo infinito? Che se pretendi di ricreare l'inverno siberiano nel tuo salotto mentre lavi i panni, per forza di cose si creerà un sovraccarico? Non serve una laurea in ingegneria, basterebbe il sussidiario delle elementari. Eppure no.

La logica del "pago e quindi faccio quello che voglio" è il vero virus di questa società. Un individualismo cieco che si ferma esattamente al perimetro del proprio zerbino.

E così, puntuale, scatta il dramma collettivo. Il quartiere si spegne. Il condizionatore emette quell'ultimo, debole gemito prima di morire, lasciandoti addosso il sudore che ricomincia a imperlare la fronte. Ma il buio non porta il silenzio, tutt'altro. Inizia l'inferno sonoro: le sirene degli allarmi che scattano all'unisono, urlando nella notte come anime dannate; i vicini che si affacciano ai balconi con le torce degli smartphone, le facce stravolte e livide, gli occhi sgranati dal sonno interrotto, a chiedersi vicendevolmente "anche da te è andata via?".

Poi, dopo ore di agonia, la corrente ritorna. E via con la seconda sinfonia: i "bip" isterici di lavatrici che si riavviano, televisori che si accendono da soli illuminando le stanze a giorno, frigoriferi che tossiscono ripartendo a pieno regime.

Mi viene da ridere – per non piangere – se penso che l'essere umano ha conquistato lo spazio, ha mappato il DNA, ma capitola miseramente di fronte al termostato di un condizionatore. Basterebbe impostarlo a 25 gradi, deumidificare, usare un briciolo di empatia per il resto del mondo che condivide la stessa cabina elettrica. Ma l'altruismo, si sa, non rinfresca la stanza.

Siamo ostaggi dell'idiozia altrui. E la cosa più triste è che domani, alla stessa ora, saremo daccapo. Buon refrigerio a tutti, finché dura.