martedì 7 aprile 2026

Il Valzer dei Codici: Perché la tua schiena è un affare di Stato



Caro compagno di sventure, se stai leggendo questo post probabilmente hai due cose in comune con me: un dolore che sembra un trapano dimenticato acceso nella zona lombare e una pila di fogli protocollo che servono solo a ricordarti quanto sia creativo il sistema sanitario quando si tratta di lavarsi le mani.

Parliamo chiaramente. Hai la Spondiloartrite Anchilosante — quel nome così altisonante per descrivere il fatto che la tua colonna vertebrale ha deciso di trasformarsi in un pezzo unico di cemento armato — e, per non farti mancare nulla, una bella Stenosi Lombare, che è il modo elegante della medicina per dirti che lo spazio per i tuoi nervi è diventato stretto come un monolocale a Milano durante la settimana della moda.

Eppure, quando il dolore diventa quella sinfonia insopportabile che ti impedisce di allacciarti le scarpe, arriva il paradosso. Lo specialista, con quel sorrisetto di chi ha la soluzione in tasca, ti dice: "Le sedute osteopatiche sarebbero l'ideale per ridare mobilità a quel groviglio di ossa che chiami schiena". Tu esci speranzoso, vai alla cassa e... sorpresa! Il SSN e le assicurazioni ti guardano come se avessi chiesto di farti rimborsare un viaggio alle Maldive per curare la depressione.

Ecco dove scatta il disgusto. La tua salute, quella vera, quella che senti pulsare ogni volta che provi a fare un movimento brusco, non esiste se non ha un codice ministeriale stampato sopra. È una questione di lobby, di confini tracciati col righello tra ciò che è "scienza ufficiale" — ovvero ciò che ha un macchinario costoso dietro — e ciò che è "manipolazione". La Tecar o le Onde d'Urto sono passate perché c'è una macchina, un protocollo standardizzato e un fornitore di hardware che sorride. La Fisiokinesiterapia? Certo, è nel manuale del perfetto cittadino riabilitato dal 1970. Ma l'Osteopatia no. Troppo "umana". Troppo basata sulla sensibilità di un operatore che tocca i tessuti, capisce le tensioni e lavora su quella stenosi che ti sta spegnendo la gamba.

È deprimente vedere come il benessere di un cittadino venga catalogato in base agli interessi delle caste professionali. Se l'osteopatia è stata finalmente riconosciuta come professione sanitaria, perché siamo ancora nel limbo del "paga e taci"? Perché per lo Stato la tua spondiloartrite è una patologia seria solo se la curi con i farmaci che piacciono a loro, ma diventa un hobby privato se cerchi di gestirla con un approccio manuale che, guarda caso, funziona.

Siamo diventati dei codici a barre. Se la tua terapia non rientra in una griglia Excel predefinita da un burocrate che probabilmente non ha mai avuto un'infiammazione in vita sua, allora non è salute: è un lusso. È schifoso pensare che in un momento di fragilità, dove la tua colonna vertebrale ti sta letteralmente chiedendo pietà, tu debba anche fare i conti con chi decide quale parte del tuo dolore sia "rimborsabile" e quale debba restare un costo sul tuo estratto conto. Perché alla fine, tra specialisti che si guardano in cagnesco e assicurazioni che cercano il cavillo per non pagare, chi resta incriccato — in tutti i sensi — sei sempre tu.


giovedì 2 aprile 2026

Film: Il Maestro - L’Essere oltre la Materia: Il Tennis come Specchio dell’Anima




La luce del campo da tennis a fine giornata ha un modo tutto suo di mettere a nudo la verità. È radente, allunga le ombre e, se hai appena finito di giocare, sembra quasi voler illuminare i detriti emotivi che ti sei lasciato alle spalle tra una linea e l’altra. Oggi, uscendo dalla sala dopo aver visto Il Maestro, ho provato quella stessa sensazione di stordimento e lucidità.

Il film di Pierfrancesco Favino e del giovanissimo Tiziano Meninchelli non è solo un racconto sullo sport; è una disamina spietata e dolcissima di quello che siamo quando siamo soli davanti a un ostacolo.


Mi è capitato spesso, e so che è capitato anche a molti di voi, di vivere quel paradosso assurdo del "secondo set". Perdi il primo 6-0. Sei annichilito, svuotato. Eppure, improvvisamente, nel secondo set inizi a dominare. Perché?

Credo che la risposta risieda in un momento di rottura psicologica che il film dipinge magnificamente nel rapporto tra il Maestro (un Favino monumentale, capace di trasmettere il peso di ogni singolo rimpianto con un solo sguardo contratto) e il bambino (un Meninchelli che è pura istintività).

Quando tocchi il fondo, accade qualcosa di magico: l'inibizione muore.

  • L'addio all'assillo: Non hai più nulla da perdere. L’ossessione del risultato, quel rumore bianco che ti sporca il gesto tecnico, svanisce perché il "peggio" è già accaduto.

  • Il colpo leggero: Senza il peso del pensiero, il braccio si scioglie. Non è più la materia — la racchetta, la pallina, il muscolo — a comandare, ma l'Essere.

  • L'estraniazione: Ti guardi da fuori e, in quell'assenza di giudizio verso te stesso, diventi finalmente efficace.


Nel film, il legame tra Favino e Meninchelli è il cuore pulsante di questa teoria. Il Maestro porta sul campo le sue cicatrici, le sue paure che sono diventate corazze rigide; il bambino, invece, è ancora in quella fase in cui la paura è un’emozione fluida, non ancora trasformata in blocco.

Vederli interagire è stato come osservare due fasi della stessa vita che provano a comunicare. Il Maestro insegna la tecnica, ma è il bambino a ricordare al Maestro (e a noi) che il tennis, come l'esistenza, diventa complesso solo quando smettiamo di accettarne la semplicità.

Il tennis è uno sport terribile perché ti costringe al monologo interiore costante. Ma è proprio in quel dialogo, a volte feroce, che scopriamo che la vittoria non è mai un punteggio, ma il momento in cui smettiamo di combattere contro noi stessi e iniziamo, semplicemente, a colpire.

Uscendo dal cinema, mi sono portato dietro una certezza: siamo tutti quel Maestro stanco che cerca di ritrovarsi, e siamo tutti quel bambino che colpisce la palla senza chiedersi dove andrà a finire, finché non scopre che, proprio non chiedendoselo, la palla finisce esattamente dove deve stare.

In fondo, la vita è tutta qui: un set perso malamente e la forza, meravigliosa e illogica, di ricominciare il successivo con la leggerezza di chi non ha più paura di sbagliare.

mercoledì 1 aprile 2026

Non ci sono parole - solo PAROLACCE

 



Comunque una cosa la volevo aggiungere, e lo dico spontaneamente e senza alcun forma di intento diverso. Ho apprezzato molto le parole del direttore di Skyspot( non è uno sbaglio, meno pubblicità per favore) Ferri e di Fabio Caressa, che hanno manifestato un disappunto figlio non solo di critiche ma votato al bisogno di trovare una soluzione concreta, manifestando comunque totale sdegno ed incomprensione verso una persona che negli anni non ha dimostrato alcuna dignità e rispetto verso il popolo italiano

L'UNICO VERO DILETTANTE SEI TU


In una recente conferenza stampa tenutasi il
1° aprile 2026 (a seguito della mancata qualificazione ai Mondiali), il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha discusso del ruolo del calcio rispetto agli altri sport, affrontando il tema della differenza tra professionismo e dilettantismo
. 
Ecco un estratto significativo delle sue dichiarazioni:
"L'Italia vince in altri contesti e non nel calcio? Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici, facciamo rapporti su basi di equità.