Se hai guardato la
serie su Sky, c'è una scena precisa che probabilmente ti ha fatto saltare sul
divano. Quella in cui la comitiva rimane impantanata con l’auto prima di
raggiungere la festa di Capodanno. Ecco, in quel preciso istante, mentre la
nebbia sale e i piani crollano, ho capito una cosa fondamentale: quella
macchina non era a Pavia
nel 1989. Quella macchina era la nostra.
Il regista ci ha preso
in pieno fin dalla prima puntata quando dice che “ci saranno milioni di
storie come la nostra”. Ed è la pura verità. Non tutti abbiamo scritto Nord
Sud Ovest Est, ma tutti abbiamo avuto la Cumpa.
Quella cerchia ristretta di amici che ci ha formati, cresciuti e che ha definito
chi siamo oggi. Quando ascoltiamo i pezzi di Max
Pezzali, l'emozione che proviamo non è nostalgia per le canzoni: è la
rivendicazione di un valore che ci appartiene. È pura poesia
E nella nostra
"cumpa", i ruoli sono spartiti con una precisione chirurgica che fa
quasi paura.
La Geometria Perfetta
della Cumpa
Se guardiamo noi
quattro, la sovrapposizione con i ragazzi di Pavia è impressionante. Siamo un
ingranaggio perfetto fatto di opposti che si incastrano.
Stefano(Calcolatore, monogamo delle sue fisse,
timoroso del mondo ma glaciale nelle emergenze. Superstizioso e paranoico, ma è
il motore immobile del gruppo)
Raffaele(Il filosofo. Quello che si butta, che cerca
il significato nascosto e le soluzioni alternative. Sottostima Cisco, ma è
consapevole che senza di lui, che è l'esatto opposto del calcolatore Stefano,
al gruppo mancherebbe la parte totalmente irrazionale)
Mauro(Repetto che balla sul
palco per dare una forma visibile ai pensieri di Max, l'anima che spinge oltre
il limite)
Davide(Il cacciatore del colpo ad effetto. Usa
sistemi banali, a volte superficiali, ma riempie lo spazio di quel divertimento
fanciullesco che ci salva dalla noia. Sottostima Repetto ma sa che ci vuole)
Rin( L'enigma. Non sai mai cosa pensa davvero, ma è
sempre attivo, sempre sul pezzo, sempre disponibile. Gli vanno bene tutti,
basta che alla fine ci sia un tornaconto - anche solo una risata o una birra)
Flashback: La Regata
contro la tormenta a Bormio
Ci sono momenti che la
TV non può raccontare, perché appartengono al mito privato di una comitiva.
Eppure, le dinamiche sembrano scritte dagli stessi sceneggiatori degli 883.
Milano, un freddo 31
dicembre di qualche anno fa. Quattro ragazzi partono a bordo di una gloriosa Fiat
Regata, gentilmente concessa dalla mamma di Raffaele. Destinazione: una
mitica festa di Capodanno a Bormio. Dopo ore passate a masticare un traffico
infinito, proprio mentre la macchina imbocca la salita più dura e la pendenza
comincia a farsi sentire, il cielo decide di crollare: inizia a nevicare a
livelli apocalittici, una vera valanga bianca che azzera la visibilità. Le
ruote della Regata iniziano a slittare minacciosamente sul ghiaccio, la
trazione svanisce e il panico da blocco stradale inizia a serpeggiare
nell'abitacolo.
È in quel momento che
scatta la trama perfetta. Mentre la paranoia collettiva sale, emerge la
rapidità di pensiero e la proverbiale previdenza di Stefano (il "Max
Pezzali" del gruppo). Con un sangue freddo da manuale, Stefano tira
fuori le catene da neve che aveva preventivamente caricato nel bagagliaio. Le
monta sotto la bufera e toglie a tutti le castagne dal fuoco, salvando la
spedizione.
Ma il bello deve ancora
venire. Arrivati finalmente in paese, congelati ma salvi, c'è il colpo di
scena: Davide (il "Cisco") si fruga nelle tasche ed esce dal
ruolo di logista: non trova più gli inviti. Sono letteralmente smarriti nel
nulla. Chiunque sarebbe crollato, ma Davide reagisce con il suo classico
spirito iperattivo e fanciullesco. Vede un gruppo di ragazzi sperduti e
infreddoliti quanto loro e, senza un motivo logico, inizia a bersagliarli con
le palle di neve. In pochi minuti, nel centro di Bormio, si scatena una
battaglia a palle di neve memorabile.
Quella caciara
superficiale si rivela una svolta epica: quegli stessi sconosciuti, divertiti,
li invitano ad aggregarsi alla loro festa. Poco dopo, grazie al carisma del
gruppo, la scena si ripete con delle ragazze che li trascinano in un secondo
locale ancora più esclusivo. Rino (il "Nemorino") segue il
flusso silenzioso e pragmatico: finché c'è da bere, da ridere e un tetto sopra
la testa, per lui il bilancio è in attivo. All'alba, dopo l'ennesimo panettone
e i brindisi di rito, i quattro crollano stremati uno sopra l'altro all'interno
della Regata. Si risveglieranno solo a mezzogiorno, mentre Bormio riemerge dal
gelo sotto un sole splendente che scioglie la neve.
Guardi questa dinamica
in terza persona e capisci che è esattamente l'episodio del blocco stradale
della serie TV. La paranoia logica di Max che risolve i problemi materiali (le
catene), l'entusiasmo cieco di Cisco che trasforma un disastro (gli inviti persi)
in una svolta epica, la spinta di Repetto e il pragmatismo rilassato di
Nemorino che si gode il viaggio.
Il Valore che ci
portiamo dentro
La forza degli 883 non
sta nella tecnica musicale, sta nel fatto che hanno fotografato un'istituzione
sacra: la comitiva di provincia. Quell'insieme di cazzate, pianificazioni
millimetriche fallite miseramente dopo dieci minuti, colpi di fortuna assurdi e
legami indissolubili.
Oggi siamo cresciuti,
le strade cambiano, ma quando parte quel giro di tastiera di Gli
Anni, sappiamo esattamente chi siamo. Siamo quelli stipati in una
Regata sotto la neve a Bormio, convinti che finché siamo insieme, anche senza
inviti, la festa la troviamo lo stesso. E finché siamo insieme, è pura poesia.



