mercoledì 15 luglio 2026

Spagna - Francia: La Lezione Tattica di De La Fuente e il Vuoto Cosmico dei Soliti Opinionisti

 


Le luci accecanti degli studi televisivi, il profumo di lacca, i sorrisi di plastica di chi siede su poltrone troppo comode per aver mai respirato davvero l’odore del fango e del sudore. Ieri sera, mentre il fischio finale di Spagna - Francia sanciva la fine delle ostilità, ho assistito all'ennesimo, desolante spettacolo post-partita.

È incredibile come persone pagate per "analizzare" il calcio riescano, con sistematica precisione, a guardare il dito anziché la luna.

La Scacchiera Invisibile (e gli occhi bendati dei "soliti noti")

Mentre sullo schermo scorrevano i replay, nei salotti TV si celebrava il solito processo alle stelle cadenti. "Mbappé spento", "Dembélé senza inventiva", "La Francia non ha avuto anima". Il solito bignami del qualunquismo.

Nessuno che abbia osato posare lo sguardo sulla vera, spietata realtà geometrica del campo: Luis De La Fuente ha semplicemente spento l'interruttore della Francia.

  • Il blocco su Olise: Il tecnico spagnolo ha capito che per fermare una macchina non serve colpire la carrozzeria, ma staccare la batteria. Olise, la vera fonte di accensione delle transizioni transalpine, è stato asfissiato fin dai primi minuti.

  • Il labirinto tattico: Lo abbiamo visto tutti — o almeno, noi dal divano con un minimo di onestà intellettuale. Olise che si allargava, retrocedeva, cercava disperatamente zone d'ombra dove ricevere un pallone pulito, costantemente rincorso e raddoppiato.

E in tutto questo, l'immagine più dolorosa ed empatica della serata: Didier Deschamps.

Lo sguardo fisso nel vuoto, le mani sprofondate nelle tasche della giacca scura, la mascella contratta di chi sente la terra tremare sotto i piedi ma non sa dove spostarsi. Didier, l'uomo dei record, è rimasto pietrificato. Zero contromisure, nessun "Piano B" per ridare ossigeno alla manovra. Un'inerzia tattica quasi drammatica nella sua ostinazione.

Il Teatrino del Cliché

Ma per gli opinionisti d'ordinanza, tutto questo è troppo noioso da spiegare. Richiede uno sforzo, richiede di saper leggere il calcio oltre il nome sulla maglietta. Molto meglio rifugiarsi nella narrazione pigra del "campione in giornata no".

Il dialogo tipo in studio sembrava un copione scritto da un algoritmo svogliato:

"Eh, ma da Mbappé ci si aspetta sempre la giocata che risolve la vita..."

"Sì, concordo, è mancata proprio la leadership emotiva!"

Ma quale leadership emotiva! Se tagli i rifornimenti alla fonte, anche il miglior predatore dell'area di rigore si trasforma in un naufrago che agita le braccia in mezzo al mare.

La mia riflessione: Viviamo in un'epoca che preferisce di gran lunga la narrazione patinata del singolo eroe caduto alla silenziosa, rigorosa e talvolta spietata bellezza della tattica collettiva. È più facile vendere un "Mbappé triste" che spiegare come tre passaggi di schermatura abbiano ridotto al silenzio un'intera nazionale.

Un pizzico di autoironia (prima di perdere la testa)

A volte mi chiedo perché continuo a seguire questi post-partita. Forse c'è in me una vena masochista, o forse spero sempre che, per puro errore statistico, qualcuno tiri fuori una lavagna tattica degna di questo nome invece di discutere del nuovo taglio di capelli di un terzino. (Spoiler: ieri sera ho sperato invano, guadagnandoci solo un leggero mal di fegato e un'andata a letto tardiva).

La verità è che questi "esperti" sono spesso lì proprio perché il calcio reale, quello che si decide nelle stanze dei bottoni e sui campi d'allenamento, li ha gentilmente accompagnati alla porta. Chi capisce davvero il gioco non ha tempo di lucidarsi il trucco davanti a una telecamera; è troppo occupato a studiare come disinnescare il prossimo Olise di turno.

La Spagna vola in finale con merito, De La Fuente dà lezioni di calcio, e a noi non resta che spegnere la TV. Almeno il silenzio, a differenza di certi commenti, ha una sua dignità.

lunedì 13 luglio 2026

Quando le Regole Diventano un Paravento: Il Paradosso dello Sporting Club di Garbagnate




Un anno fa vi raccontavo su queste pagine dello Sporting Club Milano di Garbagnate Milanese (in Via Milano 166) come un piccolo paradiso del tennis (https://myspacecomrafaelcoche.blogspot.com/2025/06/un-paradiso-del-tennis-garbagnate-lo.html).

 Campi rossi curati, quell'atmosfera di quiete a due passi da Milano e la promessa di lunghe domeniche estive a godersi un po' di relax a bordo campo. Oggi, a distanza di dodici mesi, devo purtroppo fare marcia indietro. Ci sono tornato e ho trovato un clima totalmente differente. Un cortocircuito burocratico gestito con una rigidità che lascia sinceramente l'amaro in bocca.

La scena è di quelle che fanno sorridere per non piangere: una distesa di lettini vuoti, ombrelloni rigorosamente chiusi sotto il sole e il sottoscritto che si sente rifiutare il noleggio. Il motivo addotto dalla nuova gestione dell'Associazione Sportiva Dilettantistica? “Il circolo è riservato ai soli soci, se noleggiamo i lettini agli esterni rischiamo una sanzione salatissima dal Comune di Garbagnate Milanese.

Ora, cerchiamo pure di fare uno sforzo e credere alla buona fede di questa giustificazione. Ma è proprio qui che crolla il castello di carte della coerenza.

Se l'esclusività del club è un dogma così sacro da dover lasciare i lettini a prendere la polvere piuttosto che far sedere un appassionato, come si spiega la massiccia organizzazione dei tornei TPRA? Per chi non mastica le sigle federali, i circuiti TPRA muovono costantemente tennisti non soci, provenienti da altri club della provincia. In quel caso, l'accesso agli esterni non solo è consentito, ma diventa il motore delle giornate. E il socio regolare? Resta a guardare, aspettando pazientemente che i campi si liberino per poter finalmente giocare. Due pesi e due misure che tolgono ogni linearità al discorso.

Ma il Comune può davvero multare il Circolo?

Proviamo a fare chiarezza sulla normativa che regola le ASD (Associazioni Sportive Dilettantistiche), perché la risposta ricevuta solleva più di un dubbio. I controlli amministrativi a Garbagnate Milanese fanno capo principalmente alla Polizia Locale e allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune.

La distinzione legale c'è, ma non è esattamente come è stata raccontata al desk:

  • Il regime fiscale e lo Statuto delle ASD: Un'associazione sportiva gode di forti agevolazioni fiscali perché, per legge, non persegue scopi di lucro e si rivolge ai propri associati. Se il circolo iniziasse a vendere servizi commerciali al pubblico (come il noleggio attrezzature o l'accesso alla zona solarium/piscina a chiunque passi per strada) senza le dovute licenze commerciali, rischierebbe una contestazione per "attività commerciale occulta". In quel caso sì, gli organi di controllo del Comune o la Guardia di Finanza potrebbero elevare sanzioni per violazione delle norme sul commercio e la somministrazione.

  • Il paradosso dei tornei: I tornei ufficiali FITP o TPRA sono considerati attività istituzionali dell'associazione orientate alla promozione dello sport, motivo per cui l'affluenza di atleti esterni (purché tesserati alla federazione) è perfettamente legale e prevista dagli statuti.

Il punto non è la legge in sé, ma la gestione della stessa. Spesso, dietro lo scudo della "paura della multa", si nasconde semplicemente la scelta strategica di non voler gestire la burocrazia legata alle attività aperte al pubblico o alle quote per i non soci.

Dire di no a un appassionato che chiede di utilizzare un servizio accessorio, mantenendo le strutture deserte mentre si aprono le porte ai tornei per esterni, non è un obbligo del Comune: è una scelta gestionale che sacrifica l'ospitalità sull'altare di una burocrazia difensiva. Un vero peccato, perché lo sport, prima di essere un codice di articoli e commi, dovrebbe essere accoglienza.


Il vero nodo: Mancanza di flessibilità o scelta gestionale?

La giustificazione che ti è stata data ("rischiamo la multa") ha quindi un fondamento legale reale, ma nasconde una precisa scelta della nuova gestione.

Molti circoli risolvono questo paradosso in modo molto semplice e accogliente: offrono all'esterno una "quota socio temporanea" o un tesseramento giornaliero/estivo di pochi euro. Diventando socio (anche solo per la stagione o con una formula base), i tuoi lettini diventano magicamente un servizio istituzionale a disposizione di un associato, azzerando il rischio di sanzioni.

Se la nuova gestione ha preferito dirti di no, lasciando gli ombrelloni chiusi e i lettini vuoti, non è colpa del Comune di Garbagnate: è che hanno scelto la via della rigidità burocratica anziché quella della flessibilità gestionale. Un autogol che, dal punto di vista dell'immagine e del calore umano, purtroppo si paga caro.

sabato 11 luglio 2026

Quella malinconia che ci unisce (e perché i fallimenti, a volte, sono solo un punto di vista)

Ciao a tutti, ragazzi. Stefano, Rino, Davide Romano, Olivares, Censabella, Viviana, Monica, la Brignoli, la Podestà, Furia... sì, dico proprio a voi.

Di recente mi è capitato sotto gli occhi un film che, lo ammetto, ho iniziato a guardare senza troppe pretese: Cena di classe, l'opera prima di Francesco Mandelli. Sulla carta poteva sembrare la solita commedia all’italiana un po’ caciarona, magari strizzando l’occhio a Una notte da leoni tra gag e situazioni paradossali. E invece, mi ha colpito dritto allo stomaco, lasciandomi addosso riflessioni che non riuscivo a scrollarmi di dosso. E ho pensato subito alla nostra compagnia.

La trama si sviluppa attorno a una di quelle reunion che tutti, prima o poi, affrontiamo. Ci si ritrova dopo vent'anni. Ci si guarda in faccia, si scrutano i segni del tempo sugli zigomi e si fa, inevitabilmente, un bilancio. Il film parla di una generazione "di passaggio", di persone che la società etichetta facilmente come falliti. Ma guardando quelle dinamiche, ho capito una cosa profonda, che appartiene a noi, come a ogni generazione che ci ha preceduto o che ci seguirà.

Arriva un momento in cui comprendi che non ha alcun senso quanto hai accumulato, quanto hai corso, quali traguardi hai tagliato da solo. Quella sottile, cronica malinconia che ci accompagna non nasce dal non aver "fatto la storia" o dall'aver mancato il successo da copertina. Nasce dalla consapevolezza che il tempo scorre e che la vera tragedia non è fallire, ma perdersi la storia insieme al tempo.

Ciò che ci tiene davvero in equilibrio, ciò che ci fa sentire uniti e vivi, è semplicemente l’idea di avere ancora qualcosa da fare, da vivere insieme. Un'unità di intenti. Guardarsi negli occhi e sapere che, nonostante i bivi presi, siamo ancora parte dello stesso viaggio.



Voglio chiudere questo pensiero dedicandoci una canzone. Non posso far partire la musica direttamente da questa pagina come un vecchio mangianastri, ma premete play nella vostra mente (o cercatela subito sulle vostre app), chiudete gli occhi e ascoltate le parole. Racconta esattamente questo: la bellezza di ritrovarsi, di stringersi e di camminare insieme, anche quando il mondo fuori sembra correre troppo veloce.

In sottofondo per noi: ESSERE UMANI

"Credo negli esseri umani che hanno il coraggio, coraggio di essere umani..."

Ecco il link per ascoltare il brano direttamente su Spotify:

Ascolta "Esseri Umani" di Marco Mengoni su Spotify