Stavo rientrando da un torneo di tennis a Bregnano, le braccia ancora stanche per i colpi scambiati sulla terra battuta e quel pizzico di sana fatica che ti fa sentire vivo, quando sul cruscotto della mia auto si è accesa la spia della riserva. Un classico. Senza panico, attivo il sistema elettronico per verificare l'autonomia residua e alleggerisco il piede sull'acceleratore. Mi metto in modalità risparmio, gli occhi fissi sulla strada e il cuore che spera nell'apparizione quasi mistica di un'area di servizio.
Dopo una trentina di chilometri di marcia prudente, ecco la prima stazione della Esso. Un sospiro di sollievo durato meno di tre secondi. Le pompe erano tutte spente, sbarrate da una sequenza di birilli di plastica arancione che sembravano sbeffeggiarmi. Sopra, i cartelli dei prezzi svettavano con cifre che definire surreali è un eufemismo: benzina a 2,70 euro al litro, gasolio a 3,10. Un furto a cielo aperto, specie se pensiamo che in città viaggiamo intorno ai 2,02 per la verde e 2,15 per il diesel. Con la sensazione di essere finito in una candid camera, ingrano la marcia e riparto con l'indicatore del carburante ormai agonizzante.
Venti chilometri dopo, un'altra Esso. La benzina qui costa 2,20 euro. Ancora un furto, ma almeno umano. Mi accosto, decido di fare giusto il minimo sindacale — dieci euro — per non darla vinta a chi specula sulla necessità altrui e per riuscire a guadagnare la via di casa. Vado per pagare con la carta e il gestore, con la spigliatezza di chi pensa di aver sempre ragione, mi fa: "Per dieci euro può pagare anche in contanti".
L'ho guardato negli occhi, tra la stanchezza e la rabbia che montava: "Guardi che non ce li ho, e poi non voglio farmi fottere da voi, quando tra qualche decina di chilometri la posso fare a 1,99".
È un episodio che lascia un retrogusto amarissimo. Non si tratta solo dei dieci euro o della rabbia del momento, ma della sensazione di essere costantemente lasciati soli. Ma non ci avevano garantito controlli certosini per scovare e punire chi specula sulla pelle degli automobilisti? È davvero accettabile permettere a questa manica di furbetti di mangiare sulle spalle della gente? Perché poi, parliamoci chiaro, le conseguenze di queste gestioni scellerate e prive di etica non si fermano al nostro serbatoio, ma si riflettono a catena su tutta l'economia del Paese. E a pagare il conto, come sempre, siamo noi.


