venerdì 20 febbraio 2026

Cazzo grazie CASSANO !!!!!!

 C’è qualcosa di profondamente irritante quando un episodio di campo, che potrebbe essere archiviato con una stretta di mano e un "poteva andare in entrambi i modi", viene trasformato in un caso di stato, quasi a voler riscrivere le leggi della fisica o della dinamica sportiva.

Esaminiamo  la volontarietà dell'intento. Nel calcio moderno ci siamo dimenticati che il gioco non è fatto solo di impatti violenti, ma di malizia, di sbilanciamenti impercettibili e di strategie psicologiche.

L'anatomia di un contatto (o non contatto)

Nella penombra di San Siro, mentre le maglie si sfioravano, il gesto di Kalulu non era un semplice movimento scoordinato. C’era l’astuzia di chi sa di aver perso il passo.

  • Il movimento del braccio: cercare di sbilanciare l’avversario in ripartenza è la quintessenza del fallo tattico. Anche se il tocco è minimo, l'effetto su un atleta in piena corsa può essere destabilizzante.

  • La reazione di Bastoni: La sua è stata la risposta che viene usata su tutti i campi italiani e non sin dalle giovanili, e cioè accentuare la volontarietà dell'avversario di commettere fallo. Vederlo attaccato per una reazione spontanea, perché poi ha esultato è assurdo ed ipocrita. 

    In questo circo mediatico, la voce di chi cerca di analizzare l'intenzione — e non solo il "frame" rallentato mille volte — finisce spesso sommersa dai decibel di chi urla più forte.

La gestione Rocchi e il "Peso" delle maglie

Le scuse di Rocchi  sollevano  un dubbio che molti tifosi condividono. Il designatore ha un ruolo delicatissimo, ma la disparità di trattamento tra episodi simili lascia un retrogusto amaro.

SituazioneGestione ComunicativaPercezione Pubblica
Episodio Kalulu-BastoniScuse pubbliche immediateAlimentazione della polemica
Errori plateali passatiSilenzio o difesa corporativaSenso di ingiustizia

È amaro constatare come figure descritte come "esempi di sportività" si lascino andare a toni che di educativo hanno ben poco. L'ironia della sorte vuole che proprio chi dovrebbe incarnare lo stile e la compostezza, nei momenti di tensione, mostri una maschera diversa, molto più vicina all'arroganza che alla leadership.

In questo circo mediatico, la voce di chi cerca di analizzare l'intenzione — e non solo il "frame" rallentato mille volte — finisce spesso sommersa dai decibel di chi urla più forte.


Già di quei 4 coglioni prezzolati della tv italiana, in primis SKYSPORT, che dice di non essere di parte, e per fortuna 


Poi se il problema è la simulazione, usate la prova tv, come fu fatto per Totti e lo sputo, ricordate? Si vede che ha fatto simulazione con la prova tv, si stabiliscono un tot di giornate di squalifica e così educherete i giocatori non ripetere l'errore 

mercoledì 11 febbraio 2026

Grazie Milani per questa visione " La vita va così" e non è uno spot per caproni indicizzati ad un buen camino







C’è qualcosa di profondamente malinconico nel vedere come il "rumore" di un grande budget riesca a soffocare il "respiro" di un’opera d’arte vera - questo mi è successo oggi guardando "La vita va così" e pensando al film di Zalone. 75 milioni di euro di incasso non sono solo una cifra, sono una dichiarazione d'intento di una nazione: è la prova schiacciante di dove la massa sceglie di riversare il proprio tempo e la propria attenzione.  La gente ci va perché "tutti ci vanno", in una sorta di rito collettivo che però non crea comunione, ma solo altro distacco.

Al contrario, l'opera di Milani agisce come un sussurro potente in una stanza piena di gente che urla. Parla di stare uniti, di principi che non si vendono, di quella dignità antica che non cerca il "like" o il profitto immediato.

La nostra realtà che oramai è fatta solo di staticità, data da un video, da un messaggio, da un messaggio vocale. Che non crea nessuna empatia, nessuna armonia, solo distacco. Milani in questo film parla di tutto quello che ci manca, che non sono i soldi, ma è stare uniti, fare le cose per principio, con un sentimento che non abbia un prezzo, che non si pieghi solo al beneficio materiale od alla prospettiva di avercelo. 

Il paragone con il cinema di Zalone (o quel tipo di produzioni iper-finanziate) è impietoso ma necessario. Da una parte abbiamo l'ironia che spesso si ferma alla superficie, alla risata facile che fattura milioni ma lascia il tempo che trova; dall'altra abbiamo un racconto che ti guarda negli occhi e ti chiede: "E tu, quando è stata l'ultima volta che hai fatto qualcosa di giusto solo perché era giusto farlo?".



Grazie Milani per questa visione, e spero che d'ora in avanti facciano più film come il tuo e molti meno come quello di Zalone


lunedì 9 febbraio 2026

Ora anche il Giappone - L’Era del Pragmatismo Gentile: Quando il Potere si tinge di Donna


 

C’è qualcosa di profondamente simbolico nel vedere la nuova Premier giapponese, Sanae Takaichi, seduta dietro una batteria a colpire i piatti con la stessa precisione con cui affronta un dossier economico. Non è solo "comunicazione pop". È la manifestazione di un’identità che non sente più il bisogno di mimetizzarsi in un completo grigio per essere autorevole.

Per decenni abbiamo pensato che il potere avesse un’unica voce: ferma, distaccata, quasi atemporale. Poi, la storia ha iniziato a parlarci attraverso figure che hanno saputo unire la fermezza d’acciaio alla cura del dettaglio umano.

Le Architette della Prosperità

Se guardiamo indietro, i momenti di maggiore stabilità e rinascita dei grandi Paesi portano spesso una firma femminile. Non è una coincidenza, è una visione.

  • Margaret Thatcher: La "Lady di Ferro" che ha scosso un Regno Unito stagnante. Al di là delle posizioni politiche, la sua figura, con la borsa sempre al braccio e lo sguardo tagliente, ha dimostrato che la determinazione non conosce genere.

  • Angela Merkel: La Mutti d’Europa. Con le sue giacche colorate — una sobria divisa di pragmatismo — ha guidato il continente attraverso tempeste finanziarie e sociali con la pazienza di chi sa che governare significa, prima di tutto, tenere insieme la famiglia.

  • Giorgia Meloni: Prima donna a guidare l'Italia, capace di trasformare un compleanno istituzionale in Giappone in un momento di connessione umana, per poi diventare un’icona manga. È la politica che scende dal piedistallo e parla la lingua del suo tempo, senza perdere un briciolo di fermezza.

E come non citare Elisabetta II? La sovrana che ha attraversato quasi un secolo rimanendo il punto fermo in un mondo che cambiava troppo velocemente. La sua non era solo corona; era una presenza misurata, un silenzio che valeva più di mille discorsi, una vita intera dedicata al servizio con una grazia che definirei "eroica".

Oltre il Simbolo: La Politica dei Gesti

La "Takaichi mania" ci insegna che oggi il leader non è più un’entità astratta. È qualcuno che mangia uno snack specifico, che usa una penna particolare, che condivide una passione. Questo accumulo di segni, come viene definito, non è superficialità: è vicinanza.

Forse il segreto della prosperità che queste donne hanno saputo generare risiede proprio qui: nella capacità di non separare mai lo stile dal comportamento. Hanno capito che la politica non è solo gestione di numeri, ma cura delle persone.

C’è un’ironia sottile in tutto questo: per secoli si è detto che le donne fossero "troppo emotive" per il comando. Oggi scopriamo che proprio quella capacità di provare e mostrare emozioni — che sia la gioia di un concerto o il calore di un augurio di compleanno — è la colla che tiene unite le nazioni e le rende prospere.

Finalmente il mondo si è accorto del valore del genere. Non per una questione di quote, ma per una questione di valore intrinseco. Perché quando una donna siede alla tavola del potere, non porta solo la sua intelligenza, ma tutto il peso e la bellezza della sua umanità.