![]() |
| ma basta ... ma per favore è una partita di tennis |
Siamo alle solite. Ti sintonizzi su un 250 qualunque, magari in Cile o un primo turno a Indian Wells contro un Mannarino che, con tutto il rispetto, ha l'età pensionabile di un impiegato del catasto, e cosa ti trovi davanti? Il remake di 300 versione tennistica.
Ogni set di Berrettini ormai non è una partita, è un’ordalia. Lo vedi lì, a inizio stagione, con appena una decina di match nelle gambe, che sembra stia scalando l'Everest a mani nude sotto la grandine. Sudore, espressioni che gridano "perché a me?", e quell'attingere a risorse fisiche che manco dopo una maratona nel deserto.
Ma raga, seriamente?
C'è qualcosa che non quadra nel Matrix del tennis italiano. Com’è possibile che ogni santo incontro debba trasformarsi in una finale di Wimbledon al quinto set?
Il fattore "Guerra": Non esiste più il match di routine. Matteo entra in campo e il contatore dell'intensità schizza subito a mille, come se ogni palla fosse quella della vita.
La gestione dei carichi: Dopo dieci partite in croce, vedere un atleta che sembra aver già dato tutto quello che aveva nel serbatoio è... spiazzante. O meglio, è un mistero che qualcuno dovrebbe degnarsi di spiegarci senza usare il solito politichese sportivo.
La verità è che questo over-acting fisico (che poi fisico lo è davvero, purtroppo) ci lascia con mille domande. Se il corpo è già al limite a marzo, cosa succederà quando il cemento scotterà davvero o quando l'erba richiederà scatti da gazzella?
Forse dovrebbero spiegarcelo meglio: è una questione di preparazione, di testa, o semplicemente abbiamo deciso che il "chill tennis" non fa per noi? Perché va bene l'empatia, va bene soffrire con lui, ma ogni tanto vorremmo solo un match dove si vince e basta. Senza dover chiamare l'ambulanza o un esorcista a fine partita.


