Ciao a tutti, ragazzi. Stefano, Rino, Davide, Olivares, Censabella, Viviana, Monica, la Brignoli, la Podestà, Furia... sì, dico proprio a voi.
Di recente mi è capitato sotto gli occhi un film che, lo ammetto, ho iniziato a guardare senza troppe pretese: Cena di classe, l'opera prima di Francesco Mandelli. Sulla carta poteva sembrare la solita commedia all’italiana un po’ caciarona, magari strizzando l’occhio a Una notte da leoni tra gag e situazioni paradossali. E invece, mi ha colpito dritto allo stomaco, lasciandomi addosso riflessioni che non riuscivo a scrollarmi di dosso. E ho pensato subito alla nostra compagnia.
La trama si sviluppa attorno a una di quelle reunion che tutti, prima o poi, affrontiamo. Ci si ritrova dopo vent'anni. Ci si guarda in faccia, si scrutano i segni del tempo sugli zigomi e si fa, inevitabilmente, un bilancio. Il film parla di una generazione "di passaggio", di persone che la società etichetta facilmente come falliti. Ma guardando quelle dinamiche, ho capito una cosa profonda, che appartiene a noi, come a ogni generazione che ci ha preceduto o che ci seguirà.
Arriva un momento in cui comprendi che non ha alcun senso quanto hai accumulato, quanto hai corso, quali traguardi hai tagliato da solo. Quella sottile, cronica malinconia che ci accompagna non nasce dal non aver "fatto la storia" o dall'aver mancato il successo da copertina. Nasce dalla consapevolezza che il tempo scorre e che la vera tragedia non è fallire, ma perdersi la storia insieme al tempo.
Ciò che ci tiene davvero in equilibrio, ciò che ci fa sentire uniti e vivi, è semplicemente l’idea di avere ancora qualcosa da fare, da vivere insieme. Un'unità di intenti. Guardarsi negli occhi e sapere che, nonostante i bivi presi, siamo ancora parte dello stesso viaggio.
Voglio chiudere questo pensiero dedicandoci una canzone. Non posso far partire la musica direttamente da questa pagina come un vecchio mangianastri, ma premete play nella vostra mente (o cercatela subito sulle vostre app), chiudete gli occhi e ascoltate le parole. Racconta esattamente questo: la bellezza di ritrovarsi, di stringersi e di camminare insieme, anche quando il mondo fuori sembra correre troppo veloce.
In sottofondo per noi: ESSERE UMANI
"Credo negli esseri umani che hanno il coraggio, coraggio di essere umani..."
Ecco il link per ascoltare il brano direttamente su Spotify:

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