lunedì 14 settembre 2026

L’Intelligenza Artificiale farà crollare Internet in 6 mesi? Spoiler: no, ma serve a far salire le azioni in Borsa







Negli ultimi tempi vi sarà capitato di leggere titoli apocalittici: l'IA sta per far saltare in aria la Rete, i server fonderanno, la cyber sicurezza globale è a un passo dal baratro. Un brivido lungo la schiena, un pizzico di ansia e il panico è servito. Ma prima di iniziare a fare scorte di cibo a lunga conservazione e disdire l'abbonamento a Wi-Fi, vale la pena fare un bel respiro e guardare dietro le quinte di questo teatrino.

Il rischio tecnico, sia chiaro, esiste ed è legato alla velocità: sciami di agenti IA capaci di scovare falle informatiche a ritmo record e una mole di traffico dati che mette a dura prova i server di tutto il mondo. Ma la domanda sorge spontanea: se siamo noi a programmare questi sistemi, perché non inseriamo semplicemente dei vincoli di sicurezza insuperabili, proprio come si fa per i filtri contro il linguaggio volgare o i contenuti inappropriati?

La risposta è che la Rete non è un'applicazione aziendale chiusa. Internet è una ragnatela aperta, priva di un "amministratore supremo", dove chiunque può prendere un modello open source, rimuovere i blocchi di protezione e usarlo a proprio piacimento. In più, la sicurezza informatica è un gioco asimmetrico: chi protegge deve essere perfetto sempre, a chi attacca basta trovare un singolo punto cieco.

Eppure, l'improvvisa fretta dei "guru" della Silicon Valley nel dipingere uno scenario da fine del mondo non nasce da un illuminato senso di altruismo per la sorte dell'umanità. Seguire la pista dei soldi aiuta a capire il quadro generale.

Invocare una minaccia imminente e chiedere regole severissime serve a due scopi chiarissimi:

  • Creare barriere d'ingresso insormontabili: Imporre certificazioni di sicurezza milionarie taglia fuori i concorrenti più piccoli e affonda l'open source, garantendo il monopolio a pochissimi colossi.

  • Mantenere alle stelle le quotazioni di Borsa: Per giustificare investimenti e valutazioni finanziarie da capogiro, devi convincere Wall Street che la tecnologia che stai vendendo ha la potenza di un'arma nucleare. E, incidentalmente, che l'unica cura per proteggersi sia acquistare altri tuoi software di protezione.

Non siamo di fronte all'imminente apocalisse digitale, ma alla classica strategia industriale: amplificare la paura per regolare il mercato a proprio favore e assicurarsi che la spina della Rete rimanga saldamente nelle stesse, potentissime mani.

"Ehi ragazzo smettila di bagnarti i ricci" - l'errore che facciamo tutti davanti allo specchio




Hai presente quel momento preciso davanti allo specchio? Quello in cui prendi il flacone, ti bagni le mani — o peggio, tuffi direttamente la testa sotto il rubinetto — e ti guardi con soddisfazione. Quei ricci bagnati, appesantiti dall'acqua, ti sembrano finalmente sotto controllo: lucenti, definiti, non più gonfi come una nuvola fuori controllo. La tentazione di lasciarli così, o di affogarli in chili di creme e gel per prolungare quell'effetto, è forte. Forte e irresistibile.

Eppure, sto per dirti la verità: stiamo facendo tutti l'esatto opposto di ciò che serve per dare loro vita.

Ci sono passato prima di te. Ho fatto esattamente la stessa identica cosa per mesi, convinto di aver trovato la formula magica. Il risultato finale? Capelli apatici, sfibrati e privi di qualsiasi tipo di movimento naturale. A furia di saturarli d'acqua o di soffocarli sotto strati di prodotti fissanti nell'illusione di domarli, li rendiamo semplicemente statici, quasi finti.

Prova a fare un piccolo esperimento mentale. Immagina un filo d'erba in mezzo a un prato. Pensalo inzuppato d'acqua, appesantito e incollato a terra, mentre ci soffia sopra un filo di vento: resta lì, immobile, rigido. Ora immagina lo stesso prato, ma completamente asciutto, soffice e leggero. Quando passa il vento, l'erba danza, si piega, prende vita e mostra tutta la sua elasticità.

Ecco, i tuoi ricci funzionano esattamente allo stesso modo.

Per essere davvero vivi, districati ed elastici, i capelli ricci hanno bisogno di respirare e di ritrovare la loro forma naturale, non di rimanere intrappolati in un perenne "effetto bagnato" che li spegne. Lo so che la paura del gonfiore è tanta e che vedere la massa prendere volume fa venire voglia di correre ai ripari col primo getto d'acqua a portata di mano. Ma fidati di chi ci è già cascato: lasciar andare quell'ossessione è il primo passo per riscoprire la bellezza autentica dei tuoi capelli.

La prossima volta che ti trovi davanti al lavandino con le mani pronte a bagnare tutto... fermati un secondo, posa il flacone e lascia che il vento faccia il suo lavoro.


venerdì 11 settembre 2026

Come fottere il sistema dei cookie-wall e leggere gratis le analisi blindate



Quante volte vi è capitato? Aprite la pagina iniziale del browser, un titolo stuzzica la vostra curiosità, cliccate e... bam! Un muro digitale vi impone di "accettare tutti i cookie" o di sottoscrivere un abbonamento per proseguire. Una vera e propria trappola pensata per monetizzare i nostri dati.

C'è un metodo semplicissimo per aggirare l'ostacolo senza regalare un solo dato personale: basta copiare il titolo preciso dell'articolo e inserirlo direttamente su un motore di ricerca oppure in AI, chiedendo specificamente cosa ha scritto quella testata su quell'argomento. Il sistema si fotte da solo, perché l'informazione finisce per circolare comunque nei dati di sintesi accessibili senza dover mai cliccare su quel banner aggressivo.

Mi è capitato proprio riguardo un titolo su di un film in mostra a Venezia al festival del cinema:

"un bon petit soldat" La recensione e l'analisi pubblicate dalla testata Today.it elogiano l'opera definendola "esattamente il film che serviva a questa Venezia 83", capace di raccontare con precisione chirurgica "l'orrore che è diventata la società occidentale"

L'analisi di Today.it sul film di Stéphane Brizé

Proprio applicando questo sistema sulla notizia bloccata di Today.it, siamo riusciti a recuperare l'analisi completa senza cedere ai ricatti dei cookie.

Secondo la critica di Today.it, il regista Stéphane Brizé realizza un altro grande regalo cinematografico proseguendo la sua spietata indagine sul mondo del lavoro, tracciando un solco coerente dopo pellicole intense come La legge del mercato e Un altro mondo. L'articolo evidenzia come la pellicola riesca a mostrare magistralmente tre aspetti fondamentali:

  • La tossicità della performance: La narrazione espone la totale mancanza di spazio per la vulnerabilità emotiva nei contesti aziendali odierni, dove la produttività schiaccia l'empatia.

  • L'isolamento dell'individuo: Viene descritta l'angoscia del lavoratore, ridotto a puro oggetto o numero matematico all'interno di dinamiche disumane e alienanti.

  • La straordinaria prova attoriale: L'interpretazione di Alba Rohrwacher viene celebrata per la capacità di trasmettere la costante e insostenibile tensione vissuta dal suo personaggio.


Alla fine, sia che si parli delle logiche aziendali ritratte nel cinema di Brizé, sia delle trappole digitali che incontriamo ogni giorno sul web, la matrice è la stessa: c'è sempre qualcuno pronto a ridurci a un algoritmo, un target da monetizzare o un semplice numero su un foglio Excel.

Ma la verità è che non siamo merci e i nostri dati, il nostro tempo e la nostra attenzione non sono valuta di scambio obbligatoria. Ricordarsi di rivendicare questo piccolo spazio di libertà — anche solo rifiutando un ricatto digitale o rifiutando di farsi schiacciare da dinamiche che annullano l'empatia — è il primo passo per restare umani in un mondo che prova continuamente a calcolarci.