lunedì 23 febbraio 2026

Arbitri state facendo una vera e propria dichiarazione di RAZZISMO - Vedesi Zappi e Gravina - il pesce puzza dalla testa

 


Il calcio non è più un gioco, e forse non lo è mai stato, ma quello a cui stiamo assistendo in questa stagione ha superato il limite del grottesco. Se segui la Serie A con un minimo di onestà intellettuale, non puoi non vedere l'elefante nella stanza: un sistema che sta letteralmente deragliando sotto il peso di una gestione politica che definire imbarazzante è un eufemismo.

Parliamoci chiaro, senza troppi giri di parole: quello che sta succedendo ai campioni d’Italia del Napoli è una vergogna che puzza di pregiudizio lontano un miglio. Non sono "sviste", non è "errore umano". È un accanimento che ha radici profonde e che manifesta un razzismo istituzionale persistente, una sorta di allergia del sistema verso chi ha osato rompere gli equilibri del Nord. Vedere il Napoli tartassato ogni domenica, mentre altre squadre godono di un’immunità diplomatica degna di un summit dell’ONU, fa saltare i nervi a chiunque ami questo sport.

E poi c’è il paradosso delle punizioni a pioggia per tutti gli altri, quasi a voler creare un rumore di fondo per nascondere il bersaglio grosso. Ma il fattore comune è evidente: questi non stanno più arbitrando, stanno facendo politica. E come potrebbero fare diversamente, visto il caos che regna ai vertici dell’AIA?

Il pesce puzza sempre dalla testa. Abbiamo un Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi, che invece di garantire trasparenza è finito dritto nel tritacarne delle squalifiche. Tredici mesi di stop confermati in appello proprio ora, a febbraio 2026, per pressioni indebite. Ma vi rendete conto? Il massimo dirigente arbitrale indagato e sanzionato per aver cercato di fare terra bruciata intorno a chi non si allineava. In un Paese normale, si azzererebbe tutto. Qui invece si continua a navigare a vista, con una classe arbitrale terrorizzata o, peggio, telecomandata da logiche di potere che col rettangolo verde non c'entrano nulla.

In questo scenario distopico, c’è una sola squadra che sembra vivere in una bolla di cristallo, immune da ogni "decisione sballata" o episodio controverso: l'Inter. Mentre intorno è il caos, i nerazzurri viaggiano col vento in poppa, mai sfiorati da quel vento di follia che sta abbattendo tutte le altre. Coincidenza? Forse se credi ancora alle favole. Ma se guardi i fatti, il disegno politico appare nitido come un 4K: proteggere lo status quo e punire chi dà fastidio.


Ecco i casi più clamorosi che hanno segnato il cammino dei campioni d'Italia:

  • Atalanta-Napoli (26ª giornata, 22 febbraio 2026): L'episodio che ha fatto traboccare il vaso. Gol annullato al Napoli per un presunto fallo di Hojlund su Hien: le immagini mostrano chiaramente una trattenuta reciproca, ma il VAR interviene solo contro gli azzurri. Edoardo De Laurentiis sbotta sui social: "Ci avete rotto il calcio".

  • Napoli-Verona (Gennaio 2026): Un rigore concesso al Verona per un tocco di mano di Buongiorno, ignorando un fallo evidente subito dal difensore azzurro un istante prima. Un errore tecnico che ha mandato su tutte le furie Antonio Conte.

  • Napoli-Como (10ª giornata, 1 novembre 2025): Rigore "fantasma" fischiato contro il Napoli per un contatto tra Milinkovic-Savic e Morata definito "molto dubbio" da tutti gli analisti. Il rigore viene poi sbagliato, ma resta l'indirizzo della direzione di gara.

  • Milan-Napoli (5ª giornata, 28 settembre 2025): Un rigore solare negato agli azzurri per un contatto tra Tomori e McTominay in piena area rossonera. L'arbitro lascia correre e il VAR non richiama, nonostante la dinamica fosse palese.

  • Il record dei rigori contro: Al momento, il Napoli guida la poco invidiabile classifica dei rigori subiti (8), molti dei quali per contatti minimi o dinamiche che, a parti invertite, non vengono sanzionate.

  • Gestione "chirurgica" dei cartellini: Più volte il Napoli si è trovato a giocare in inferiorità numerica o con i difensori chiave ammoniti nei primi minuti per falli veniali, condizionando l'aggressività tipica delle squadre di Conte.

La situazione tra il Napoli e i vertici del calcio italiano è ormai arrivata allo scontro frontale, un "dentro o fuori" che non si vedeva da anni. Le reazioni ufficiali — e quelle ufficiose, spesso ancora più pesanti — descrivono un clima di sfiducia totale verso la gestione di Gabriele Gravina, considerato il garante di un sistema che sta facendo acqua da tutte le parti.

Dopo l'ultimo scandalo di Atalanta-Napoli (22 febbraio 2026), l’atmosfera è diventata elettrica. Secondo i retroscena più accreditati (confermati anche da fonti Mediaset), c’è stata una telefonata infuocata tra Aurelio De Laurentiis e Gabriele Gravina.

  • Il contenuto: Il patron azzurro avrebbe chiesto conto non solo dei singoli episodi, ma del senso stesso di un campionato che sembra "indirizzato". La misura è colma: il Napoli non accetta più il ruolo di vittima sacrificale di una classe arbitrale allo sbando.

  • La linea della società: Il club ha scelto il profilo basso sui social (il classico "silenzio stampa" punitivo) per evitare squalifiche pesanti, ma dietro le quinte sta preparando un dossier da presentare nelle sedi competenti.

venerdì 20 febbraio 2026

Cazzo grazie CASSANO !!!!!!

 C’è qualcosa di profondamente irritante quando un episodio di campo, che potrebbe essere archiviato con una stretta di mano e un "poteva andare in entrambi i modi", viene trasformato in un caso di stato, quasi a voler riscrivere le leggi della fisica o della dinamica sportiva.

Esaminiamo  la volontarietà dell'intento. Nel calcio moderno ci siamo dimenticati che il gioco non è fatto solo di impatti violenti, ma di malizia, di sbilanciamenti impercettibili e di strategie psicologiche.

L'anatomia di un contatto (o non contatto)

Nella penombra di San Siro, mentre le maglie si sfioravano, il gesto di Kalulu non era un semplice movimento scoordinato. C’era l’astuzia di chi sa di aver perso il passo.

  • Il movimento del braccio: cercare di sbilanciare l’avversario in ripartenza è la quintessenza del fallo tattico. Anche se il tocco è minimo, l'effetto su un atleta in piena corsa può essere destabilizzante.

  • La reazione di Bastoni: La sua è stata la risposta che viene usata su tutti i campi italiani e non sin dalle giovanili, e cioè accentuare la volontarietà dell'avversario di commettere fallo. Vederlo attaccato per una reazione spontanea, perché poi ha esultato è assurdo ed ipocrita. 

    In questo circo mediatico, la voce di chi cerca di analizzare l'intenzione — e non solo il "frame" rallentato mille volte — finisce spesso sommersa dai decibel di chi urla più forte.

La gestione Rocchi e il "Peso" delle maglie

Le scuse di Rocchi  sollevano  un dubbio che molti tifosi condividono. Il designatore ha un ruolo delicatissimo, ma la disparità di trattamento tra episodi simili lascia un retrogusto amaro.

SituazioneGestione ComunicativaPercezione Pubblica
Episodio Kalulu-BastoniScuse pubbliche immediateAlimentazione della polemica
Errori plateali passatiSilenzio o difesa corporativaSenso di ingiustizia

È amaro constatare come figure descritte come "esempi di sportività" si lascino andare a toni che di educativo hanno ben poco. L'ironia della sorte vuole che proprio chi dovrebbe incarnare lo stile e la compostezza, nei momenti di tensione, mostri una maschera diversa, molto più vicina all'arroganza che alla leadership.

In questo circo mediatico, la voce di chi cerca di analizzare l'intenzione — e non solo il "frame" rallentato mille volte — finisce spesso sommersa dai decibel di chi urla più forte.


Già di quei 4 coglioni prezzolati della tv italiana, in primis SKYSPORT, che dice di non essere di parte, e per fortuna 


Poi se il problema è la simulazione, usate la prova tv, come fu fatto per Totti e lo sputo, ricordate? Si vede che ha fatto simulazione con la prova tv, si stabiliscono un tot di giornate di squalifica e così educherete i giocatori non ripetere l'errore 

mercoledì 11 febbraio 2026

Grazie Milani per questa visione " La vita va così" e non è uno spot per caproni indicizzati ad un buen camino







C’è qualcosa di profondamente malinconico nel vedere come il "rumore" di un grande budget riesca a soffocare il "respiro" di un’opera d’arte vera - questo mi è successo oggi guardando "La vita va così" e pensando al film di Zalone. 75 milioni di euro di incasso non sono solo una cifra, sono una dichiarazione d'intento di una nazione: è la prova schiacciante di dove la massa sceglie di riversare il proprio tempo e la propria attenzione.  La gente ci va perché "tutti ci vanno", in una sorta di rito collettivo che però non crea comunione, ma solo altro distacco.

Al contrario, l'opera di Milani agisce come un sussurro potente in una stanza piena di gente che urla. Parla di stare uniti, di principi che non si vendono, di quella dignità antica che non cerca il "like" o il profitto immediato.

La nostra realtà che oramai è fatta solo di staticità, data da un video, da un messaggio, da un messaggio vocale. Che non crea nessuna empatia, nessuna armonia, solo distacco. Milani in questo film parla di tutto quello che ci manca, che non sono i soldi, ma è stare uniti, fare le cose per principio, con un sentimento che non abbia un prezzo, che non si pieghi solo al beneficio materiale od alla prospettiva di avercelo. 

Il paragone con il cinema di Zalone (o quel tipo di produzioni iper-finanziate) è impietoso ma necessario. Da una parte abbiamo l'ironia che spesso si ferma alla superficie, alla risata facile che fattura milioni ma lascia il tempo che trova; dall'altra abbiamo un racconto che ti guarda negli occhi e ti chiede: "E tu, quando è stata l'ultima volta che hai fatto qualcosa di giusto solo perché era giusto farlo?".



Grazie Milani per questa visione, e spero che d'ora in avanti facciano più film come il tuo e molti meno come quello di Zalone