lunedì 13 luglio 2026

Quando le Regole Diventano un Paravento: Il Paradosso dello Sporting Club di Garbagnate




Un anno fa vi raccontavo su queste pagine dello Sporting Club Milano di Garbagnate Milanese (in Via Milano 166) come un piccolo paradiso del tennis (https://myspacecomrafaelcoche.blogspot.com/2025/06/un-paradiso-del-tennis-garbagnate-lo.html).

 Campi rossi curati, quell'atmosfera di quiete a due passi da Milano e la promessa di lunghe domeniche estive a godersi un po' di relax a bordo campo. Oggi, a distanza di dodici mesi, devo purtroppo fare marcia indietro. Ci sono tornato e ho trovato un clima totalmente differente. Un cortocircuito burocratico gestito con una rigidità che lascia sinceramente l'amaro in bocca.

La scena è di quelle che fanno sorridere per non piangere: una distesa di lettini vuoti, ombrelloni rigorosamente chiusi sotto il sole e il sottoscritto che si sente rifiutare il noleggio. Il motivo addotto dalla nuova gestione dell'Associazione Sportiva Dilettantistica? “Il circolo è riservato ai soli soci, se noleggiamo i lettini agli esterni rischiamo una sanzione salatissima dal Comune di Garbagnate Milanese.

Ora, cerchiamo pure di fare uno sforzo e credere alla buona fede di questa giustificazione. Ma è proprio qui che crolla il castello di carte della coerenza.

Se l'esclusività del club è un dogma così sacro da dover lasciare i lettini a prendere la polvere piuttosto che far sedere un appassionato, come si spiega la massiccia organizzazione dei tornei TPRA? Per chi non mastica le sigle federali, i circuiti TPRA muovono costantemente tennisti non soci, provenienti da altri club della provincia. In quel caso, l'accesso agli esterni non solo è consentito, ma diventa il motore delle giornate. E il socio regolare? Resta a guardare, aspettando pazientemente che i campi si liberino per poter finalmente giocare. Due pesi e due misure che tolgono ogni linearità al discorso.

Ma il Comune può davvero multare il Circolo?

Proviamo a fare chiarezza sulla normativa che regola le ASD (Associazioni Sportive Dilettantistiche), perché la risposta ricevuta solleva più di un dubbio. I controlli amministrativi a Garbagnate Milanese fanno capo principalmente alla Polizia Locale e allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune.

La distinzione legale c'è, ma non è esattamente come è stata raccontata al desk:

  • Il regime fiscale e lo Statuto delle ASD: Un'associazione sportiva gode di forti agevolazioni fiscali perché, per legge, non persegue scopi di lucro e si rivolge ai propri associati. Se il circolo iniziasse a vendere servizi commerciali al pubblico (come il noleggio attrezzature o l'accesso alla zona solarium/piscina a chiunque passi per strada) senza le dovute licenze commerciali, rischierebbe una contestazione per "attività commerciale occulta". In quel caso sì, gli organi di controllo del Comune o la Guardia di Finanza potrebbero elevare sanzioni per violazione delle norme sul commercio e la somministrazione.

  • Il paradosso dei tornei: I tornei ufficiali FITP o TPRA sono considerati attività istituzionali dell'associazione orientate alla promozione dello sport, motivo per cui l'affluenza di atleti esterni (purché tesserati alla federazione) è perfettamente legale e prevista dagli statuti.

Il punto non è la legge in sé, ma la gestione della stessa. Spesso, dietro lo scudo della "paura della multa", si nasconde semplicemente la scelta strategica di non voler gestire la burocrazia legata alle attività aperte al pubblico o alle quote per i non soci.

Dire di no a un appassionato che chiede di utilizzare un servizio accessorio, mantenendo le strutture deserte mentre si aprono le porte ai tornei per esterni, non è un obbligo del Comune: è una scelta gestionale che sacrifica l'ospitalità sull'altare di una burocrazia difensiva. Un vero peccato, perché lo sport, prima di essere un codice di articoli e commi, dovrebbe essere accoglienza.


Il vero nodo: Mancanza di flessibilità o scelta gestionale?

La giustificazione che ti è stata data ("rischiamo la multa") ha quindi un fondamento legale reale, ma nasconde una precisa scelta della nuova gestione.

Molti circoli risolvono questo paradosso in modo molto semplice e accogliente: offrono all'esterno una "quota socio temporanea" o un tesseramento giornaliero/estivo di pochi euro. Diventando socio (anche solo per la stagione o con una formula base), i tuoi lettini diventano magicamente un servizio istituzionale a disposizione di un associato, azzerando il rischio di sanzioni.

Se la nuova gestione ha preferito dirti di no, lasciando gli ombrelloni chiusi e i lettini vuoti, non è colpa del Comune di Garbagnate: è che hanno scelto la via della rigidità burocratica anziché quella della flessibilità gestionale. Un autogol che, dal punto di vista dell'immagine e del calore umano, purtroppo si paga caro.

sabato 11 luglio 2026

Quella malinconia che ci unisce (e perché i fallimenti, a volte, sono solo un punto di vista)

Ciao a tutti, ragazzi. Stefano, Rino, Davide Romano, Olivares, Censabella, Viviana, Monica, la Brignoli, la Podestà, Furia... sì, dico proprio a voi.

Di recente mi è capitato sotto gli occhi un film che, lo ammetto, ho iniziato a guardare senza troppe pretese: Cena di classe, l'opera prima di Francesco Mandelli. Sulla carta poteva sembrare la solita commedia all’italiana un po’ caciarona, magari strizzando l’occhio a Una notte da leoni tra gag e situazioni paradossali. E invece, mi ha colpito dritto allo stomaco, lasciandomi addosso riflessioni che non riuscivo a scrollarmi di dosso. E ho pensato subito alla nostra compagnia.

La trama si sviluppa attorno a una di quelle reunion che tutti, prima o poi, affrontiamo. Ci si ritrova dopo vent'anni. Ci si guarda in faccia, si scrutano i segni del tempo sugli zigomi e si fa, inevitabilmente, un bilancio. Il film parla di una generazione "di passaggio", di persone che la società etichetta facilmente come falliti. Ma guardando quelle dinamiche, ho capito una cosa profonda, che appartiene a noi, come a ogni generazione che ci ha preceduto o che ci seguirà.

Arriva un momento in cui comprendi che non ha alcun senso quanto hai accumulato, quanto hai corso, quali traguardi hai tagliato da solo. Quella sottile, cronica malinconia che ci accompagna non nasce dal non aver "fatto la storia" o dall'aver mancato il successo da copertina. Nasce dalla consapevolezza che il tempo scorre e che la vera tragedia non è fallire, ma perdersi la storia insieme al tempo.

Ciò che ci tiene davvero in equilibrio, ciò che ci fa sentire uniti e vivi, è semplicemente l’idea di avere ancora qualcosa da fare, da vivere insieme. Un'unità di intenti. Guardarsi negli occhi e sapere che, nonostante i bivi presi, siamo ancora parte dello stesso viaggio.



Voglio chiudere questo pensiero dedicandoci una canzone. Non posso far partire la musica direttamente da questa pagina come un vecchio mangianastri, ma premete play nella vostra mente (o cercatela subito sulle vostre app), chiudete gli occhi e ascoltate le parole. Racconta esattamente questo: la bellezza di ritrovarsi, di stringersi e di camminare insieme, anche quando il mondo fuori sembra correre troppo veloce.

In sottofondo per noi: ESSERE UMANI

"Credo negli esseri umani che hanno il coraggio, coraggio di essere umani..."

Ecco il link per ascoltare il brano direttamente su Spotify:

Ascolta "Esseri Umani" di Marco Mengoni su Spotify

martedì 7 luglio 2026

Quel 4-1 è uno sputo in faccia che è partito da tutti NOI



Ci sono momenti in cui la realtà decide di riprendersi il palcoscenico, spazzando via con un colpo di spugna l’arroganza di chi pensa che le regole valgano solo per gli altri. Quel 4-1 non è stato solo un risultato sul tabellone; è stato un urlo, un boato liberatorio in faccia a chi ha confuso lo sport con il proprio salotto di potere.

È uno spettacolo grottesco quello a cui abbiamo assistito da quando certi personaggi si sono insediati ai vertici. Un esercizio continuo di favoritismo e abuso, dove il gioco del pallone è diventato solo un paravento per muovere fili ben più opachi. Hanno fatto unicamente il gioco delle borse, trattando i sentimenti dei tifosi e il sudore degli atleti come asset da speculazione. Viene da chiedersi, con un pizzico di amara ironia, dove siano avvenute le maggiori fluttuazioni azionarie mentre andava in scena l'ennesima querelle mediatica tra Trump e il fango di turno. Chi ha guadagnato davvero mentre la dignità sportiva colava a picco?

Il potere logora chi non ce l'ha, diceva qualcuno, ma a volte acceca talmente tanto chi lo detiene da fargli dimenticare la legge fondamentale della fisica: ogni azione corrisponde a una reazione uguale e contraria.

Il Peso della Vergogna

Ed ecco che il castello di carte è crollato, trasformandosi in un potentissimo boomerang. Quella che doveva essere una dimostrazione di forza si è ritorta contro la nazionale di calcio degli Stati Uniti e contro l’intera nazione. Oggi, lo sguardo del resto del mondo è impresso di un unico, pesante giudizio: vergogna. Si percepisce nell'aria quel senso di imbarazzo collettivo, lo si legge negli occhi bassi dei tifosi allo stadio, costretti a subire le decisioni scellerate di leader che si credono intoccabili. Il volto della nazionale, che dovrebbe spendere i valori del sacrificio, si ritrova invece sporcato dal fango della slealtà e del favoritismo.

Il vero paradosso di tutta questa storia tocca però le corde più profonde della cultura anglosassone. Parliamo di un mondo che, storicamente, si è sempre fatto paladino della lealtà, dell'etica e del fair play in ogni disciplina. Per quella cultura, il rispetto delle regole non è un optional; è l'essenza stessa della competizione. Comportamenti del genere, che macchiano l'integrità dello sport, sono sempre stati giudicati intollerabili da quel popolo. E oggi, la vera incoerenza sarebbe accettare un favore nato dal marcio.


I fatti della vita, alla fine, arrivano sempre a rimettere le cose a posto, ricordandoci che il potere può comprare i contratti, ma non la dignità. E voi, da che parte state? Preferite vincere con il trucco o perdere restando uomini?