giovedì 23 luglio 2026

IL TEATRINO SULLA NOSTRA PELLE: DA CONTE A SALVINI, SE L’INTERESSE PERSONALE AFFONDA IL POPOLO



Un momento di rabbia non nasce mai dal nulla. Nasce dal peso quotidiano di chi si sveglia ogni mattina, guarda il conto in banca e deve fare i conti con la realtà vera: la benzina a quasi due euro al litro, le bollette di luce e gas che divorano duecento euro come se niente fosse, il carrello della spesa che pesa sempre di meno e costa sempre di più. E gli stipendi? Piantati esattamente dove erano, immobili mentre tutto il resto sale.

In questo quadro di fatiche vere, la distanza tra il paese reale e il teatrino della politica non è mai sembrata così abissale.

Mentre là fuori c’è gente che cerca solo di arrivare a fine mese, in Parlamento assistiamo all'ennesimo show: deputati che sventolano cartelli con scritto "Fuori le chat". E la reazione viscerale di chiunque stia vivendo sulla propria pelle il peso dell'inflazione non può che essere una: ma a me, che non riesco ad arrivare a fine mese, cosa diavolo me ne frega delle chat di un sottosegretario che aveva "amicizie sbagliate"?

L'unica ossessione di certa Sinistra sembra essere quella di ostacolare con ogni mezzo chi sta provando a governare, facendo unicamente campagna elettorale denigrando il lavoro altrui senza fornire alcuna soluzione costruttiva o proporre soluzioni reali per il Paese. GENTE CHE HA AVUTO IL CORAGGIO DI CANDIDARE LA SALIS E PORTARLA IN PARLAMENTO. E l'ipocrisia tocca il picco quando si cerca di trasformare ogni episodio di cronaca in un caso politico, aizzando le piazze e alimentando un clima di rabbia e tensione. Ci si chiede di scendere in piazza a protestare per un uomo che si mette a sbraitare al centro di una via pubblica, dandomi in escandescenze? Ma stiamo scherzando? Impedire a una persona in stato di alterazione di fare del male a sé o agli altri è una misura Elementare di sicurezza pubblica. Quante volte abbiamo letto di tragedie sfiorate o consumate perché nessuno era intervenuto in tempo contro "pazzi" allo sbaraglio? Eppure, persino questo diventa motivo di propaganda per una cricca di sedicenti "difensori della socialità", gente che di sociale non vive assolutamente nulla se non i cinque minuti di passerella pubblica per farsi fotografare.

Poi c'è chi, come Giuseppe Conte, oggi si erge a paladino degli ultimi dopo aver lasciato un'eredità economica disastrosa. Ricordiamo bene cosa è stato fatto: un Reddito di Cittadinanza elargito per anni senza controlli reali, finito spesso nelle tasche sbagliate, e un Superbonus 110% che ha dissanguato le casse dello Stato facendo la fortuna di non pochi furbetti e parassiti dell'edilizia, trasferendo il debito sulle spalle di quelle stesse famiglie che oggi faticano a fare la spesa.

L'operato del Governo Meloni si può certamente discutere, ci si può confrontare ed è giusto farlo, perché nessuna misura è perfetta e non si può garantire sul libero arbitrio di ogni singolo individuo che ne fa parte. Ma bisogna anche avere l'onestà intellettuale di prendere atto di quanto è stato messo in campo:

  • Il taglio del cuneo fiscale e contributivo, reso strutturale per mettere più soldi direttamente in busta paga ai lavoratori con redditi medio-bassi.

  • La riforma dell'IRPEF e la revisione delle aliquote per alleggerire il carico fiscale del ceto medio.

  • L'abolizione del Reddito di Cittadinanza e la sua sostituzione con l'ADI (Assegno di Inclusione), legando il sostegno economico a chi ha davvero bisogno o a percorsi reali di avviamento al lavoro.

  • Il superamento della finanza d'emergenza del Superbonus, per mettere in sicurezza i conti pubblici ed evitare un crack finanziario sulle future generazioni.

  • Misure dedicate alle famiglie e alla natalità, con la decontribuzione per le madri lavoratrici e il potenziamento dei congedi parentali.

  • 1. Sicurezza e Giustizia

    • DL Caivano: Misure di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, con un inasprimento delle pene per i minori che commettono reati gravi e sanzioni per i genitori che non mandano i figli a scuola.

    • Norma Anti-Rave: Introduzione nel codice penale del reato di invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi.

    • Codice della Strada: Inasprimento delle sanzioni per chi guida sotto l'effetto di alcol o droghe, per chi usa il cellulare alla guida e stretta sui monopattini elettrici (obbligo di targa, casco e assicurazione).

    • Riforma della Giustizia (DdL Nordio): Abolizione del reato di abuso d'ufficio, ridefinizione del traffico di influenze illecite e stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche.

    2. Immigrazione e Politica Estera

    • Protocollo Italia-Albania: Realizzazione di centri in territorio albanese per la gestione delle procedure di frontiera e il rimpatrio di migranti irregolari.

    • Decreto Cutro: Inasprimento delle pene per i trafficanti di esseri umani e revisione della protezione speciale per i migranti.

    • Piano Mattei per l'Africa: Piano strategico volto a promuovere accordi di cooperazione economica, energetica e strutturale con i Paesi africani per affrontare le cause profonde dell'emigrazione.

    3. Fisco, Impresa e Made in Italy

    • Tregua Fiscale (Rottamazione-quater): Misure di definizione agevolata delle cartelle esattoriali per alleggerire il contenzioso tra cittadini e fisco.

    • Legge sul Made in Italy: Misure per la tutela e la promozione delle filiere produttive italiane, dell'artigianato e delle eccellenze enogastronomiche, con l'istituzione del Liceo del Made in Italy.

    • Decreto Asset e Concorrenza: Interventi su settori specifici come i taxi, le licenze e la tassazione sugli extraprofitti bancari.

    4. Riforme Costituzionali e Autonomia

    • DdL Premierato: Proposta di riforma costituzionale per l'elezione diretta del Presidente del Consiglio e la stabilizzazione dei governi.

    • Autonomia Differenziata: Legge quadro per l'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario (ex art. 116, terzo comma, della Costituzione).

    5. Lavoro e Pubblica Amministrazione

    • Decreto Lavoro (1° Maggio): Oltre al taglio del cuneo, la misura ha introdotto la semplificazione dei contratti a termine, nuovi incentivi all'assunzione di giovani e donne, e la revisione delle causali per i contratti a tempo determinato.

    • Semplificazione PA: Digitalizzazione dei concorsi pubblici, accelerazione delle assunzioni e sblocco dei turn-over per rinnovare il personale della Pubblica Amministrazione.

Al contrario, cosa ci avevano lasciato i governi a guida o trazione di sinistra negli anni precedenti?

  • Bonus a pioggia e assistenzialismo sfrenato, che hanno drogato l'economia creando debito anziché sviluppo.

  • Politiche fiscali oppressive, incapaci di premiare chi produce e chi lavora sodo.

  • Scarse tutele sul fronte della sicurezza e una gestione dei flussi migratori e dell'ordine pubblico spesso incoerente e priva di visione a lungo termine.

Ma dire basta a questa ipocrisia non significa accettare qualsiasi scorciatoia ideologica, ed è qui che serve la massima lucidità. Non si può condividere la linea di chi, come Matteo Salvini, si ritrova a giustificare chi pensa di farsi giustizia da solo con le armi laddove lo Stato appare assente.

Togliergli la vita a una persona perché ha sbagliato non è giustizia, non è senso del dovere, e non è difesa del territorio: è solo odio, rabbia cieca e basso livello culturale. Chi impugna un'arma per farsi giustizia da sé rompe il patto sociale tanto quanto chi compie un reato.

Ciò di cui questo Paese ha disperatamente bisogno non è la giustizia da far west, né la retorica vuota di chi vive di passerelle, ma uno Stato forte, presente e concreto. Un intervento deciso per proteggere davvero il territorio, garantire la sicurezza nelle strade e difendere l'interesse comune: quello dei cittadini ordinari, dei lavoratori, dei piccoli risparmiatori, e non solo quello dei grandi gruppi imprenditoriali o dei grandi proprietari.

È ora di finirla di lavorare soltanto per se stessi o per il proprio tornaconto elettorale. È ora di tornare a parlare dei problemi reali della gente.

martedì 21 luglio 2026

Governo - Opposizioni e il mercato del consenso: quando i problemi diventano propaganda




È un senso di stanchezza sottile, ma profondo, quello che si avverte di fronte alle ultime vicende di cronaca. Un senso di nausea di fronte al solito, prevedibile teatrino politica-media che scatta puntuale ad ogni tragedia. Basta. Basta usare fatti complessi e dolorosi come clava per un pugno di voti in più.

Guardiamo in faccia la realtà e prendiamo due casi che hanno infiammato le piazze e i dibattiti: la vicenda del gioielliere Mario Roggero e quella di Abderrahim Fakir.

Mario Roggero: dalla ferita del passato al baratro

Da un lato abbiamo Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour. Un uomo di 68 anni con il volto segnato da una vita di lavoro, ma anche dalle cicatrici di un passato violento. Nel 2015, la sua bottega fu devastata da una rapina feroce: Roggero venne picchiato a sangue, lasciandolo a terra con tre costole rotte, legato e terrorizzato insieme alla moglie e alla figlia. Un trauma profondo, di quelli che ti scavano dentro, alimentando un senso di impotenza ed esasperazione strisciante.

Quando il 28 aprile 2021 tre uomini sono entrati di nuovo nel suo negozio minacciando i suoi cari, qualcosa in lui si è spezzato. Nel panico e nella rabbia ha impugnato l'arma ed è passato al punto di non ritorno: ha inseguito i rapinatori all'esterno e li ha freddati in strada mentre tentavano la fuga. La legge ha parlato chiaro con una condanna a 14 anni e 9 mesi: non ci si può fare giustizia da soli. Inseguire e sparare a chi sta ormai scappando non è legittima difesa, e il risarcimento dovuto alle famiglie dei deceduti nasce dal rispetto sacro per la vita umana, per quanto quei rapinatori si fossero messi da soli in una condizione di rischio estremo.

Eppure, per la destra, quest'uomo è diventato istantaneamente un eroe da sventolare senza sfumature, un simbolo con cui giustificare la legge del taglione e la giungla urbana.

Abderrahim Fakir: il confine fragile tra ordine e tragedia

Dall'altro lato c'è la storia di Abderrahim Fakir, 43 anni, operaio marocchino da tempo in Italia, con alle spalle una vita non semplice segnata da alcuni precedenti di polizia e da problemi di salute fragili, tra asma e cardiopatia. Durante una giornata di profonda alterazione nel quartiere Pilastro di Bologna, Fakir dà in escandescenze: danneggia un'auto della polizia, strattona e si scaglia contro gli agenti intervenuti per fermarlo.

Per immobilizzarlo, le forze dell'ordine usano lo spray al peperoncino e lo bloccano a terra a pancia in giù, ammanettandolo. Nei video girati dai residenti si sentono le sue grida disperate, prima del malore fatale che lo stronca a terra prima dell'arrivo dei soccorsi. Un fatto tragico su cui la magistratura e le perizie autoptiche devono fare piena luce per chiarire l'eventuale nesso tra le tecniche di contenimento e il decesso.

Ma la sinistra non ha aspettato la giustizia: ha già la sentenza pronta in tasca. Subito in piazza, cortei, accuse sommarie di abuso di potere sistemico e gogna mediatica verso le forze dell'ordine, prima ancora di aver ricostruito la dinamica dei fatti.

La resa della politica

Vedere la classe politica buttarsi a capofitto su queste vicende fa semplicemente schifo. Nessuno cerca soluzioni concrete per il territorio. Nessuno che si interroghi su come proteggere un commerciante prima che la disperazione lo trasformi in un assassino, né su come dotare le forze dell'ordine di strumenti e formazione adeguati per gestire situazioni di fermo ad altissimo rischio senza che ci scappi il morto.

No: l'unico obiettivo reale è grattare quel misero punto percentuale nei sondaggi della domenica.

Entrambi gli schieramenti sono i primi responsabili della profonda sfiducia che gli elettori nutrono verso di loro. L'interesse primario della politica dovrebbe essere la gestione matura del Paese, non il consenso facile. Basta con questi inutili teatrini. Basta strumentalizzare chi vede nella violenza l'unico modo di esprimersi e basta usare toni censori o autoritari per imporre la propria narrazione ideologica. Il Paese ha bisogno di responsabilità, non dell'ennesima tifoseria.

lunedì 20 luglio 2026

La Spagna come Trionfo dello Sport contro l’Antisport Argentino



Il calcio, a volte, sa essere un giudice giustissimo. Ti mette davanti a uno specchio e ti costringe a guardare cosa sei diventato. E l’epilogo di questo torneo non è stato solo il verdetto di un tabellone, ma la netta vittoria di una visione del mondo su un’altra. Da una parte lo sport nella sua essenza più pura, dall'altra una concezione quasi primitiva del rettangolo verde.

Diciamocelo con franchezza, senza girarci troppo intorno: vedere giocare l'Argentina negli ultimi tempi è diventato un esercizio di pura sofferenza estetica. Al di là del genio intramontabile di Messi — che dipinge calcio anche quando intorno a lui c'è il deserto — il resto della squadra sembra aver scambiato il pallone per una rissa da strada.

Prendiamo un esempio su tutti: Leandro Paredes.

L'espressione perennemente accigliata, lo sguardo di chi cerca la provocazione prima ancora della palla. Quando entra in campo l'atmosfera si fa subito pesante, quasi torbida. Non vedi la ricerca dello spazio, vedi spintoni gratuiti, gomitate a palla lontana, calcioni intimidatori. È l'archetipo del bullo di periferia prestato al calcio d'élite, una figura che trasuda un'aggressività cieca che fa male agli occhi e allo spirito di questo gioco. È veramente indecente.

L'Illusione Tattica e il Peso del Genio

Ma il problema non è solo l'atteggiamento muscolare e provocatorio. C'è un vuoto pneumatico alle spalle. La critica che il grande Diego Armando Maradona mosse a suo tempo a Lionel Scaloni risuona oggi più vera che mai. Maradona, che di anima ed estro se ne intendeva, definì Scaloni un allenatore limitato. E come dargli torto?

In questa squadra non c'è traccia di un'idea collettiva, non c'è una struttura. La "tattica" si riduce a un unico spartito, ripetuto fino alla noia:

  • Cercare disperatamente Messi.

  • Aspettare che crei superiorità numerica scambiando nello stretto sulla destra.

  • Cercare il cross o il classico taglio centrale per la sponda di ritorno.

Fine della storia. Se togli l'estro divino del numero dieci, resta il nulla cosmico. I successi passati, alla luce di questo vuoto, appaiono sempre più come il miracolo personale di un singolo uomo piuttosto che il frutto di un progetto tecnico.


La Lezione Spagnola: Il Collettivo e la Bellezza

Dall’altro lato del campo, ieri come oggi, c’è la Spagna. Entrare in uno stadio dove giocano le Furie Rosse significa respirare un'aria completamente diversa. Qui la filosofia è nobile, antica, radicata profondamente in decenni di cultura sportiva.

È l'idea che si difende offendendo, che non ci si barrica dietro la linea della palla sperando in un errore altrui, ma si scende in campo per imporre il proprio codice genetico, la propria forza e la propria bellezza.

Questa identità non nasce dal nulla. È figlia diretta del calcio totale olandese, filtrata poi attraverso la rivoluzione "Sacchiana" che in Italia ha ridefinito il concetto di armonia e sincronismo. In questa visione la squadra è un organismo unico:

Valore FondanteEspressione in Campo
Il CollettivoIl singolo è al servizio del gruppo, la palla si muove a un tocco.
L'Estro FunzionaleIl talento individuale (i vari Yamal o Nico Williams) non è un'isola, ma la gemma che impreziosisce una struttura già perfetta.
Mentalità ProattivaControllo del gioco, pressing alto e coraggio costante.

Guardare le facce dei giocatori spagnoli durante i momenti di massima pressione restituisce l'immagine di una serenità concentrata, ben lontana dalle smorfie di rabbia dei rivali. C'è il sorriso di chi si diverte a fare le cose per bene, c'è il rispetto per l'avversario e per il pubblico.

Per fortuna, questa volta, il calcio ha scelto la strada della luce. Ha vinto la memoria storica, ha vinto la coralità, ha vinto il coraggio. Ha vinto lo SPORT.