mercoledì 28 ottobre 2026

Il Trono di Specchi: il risiko miliardario dentro Delfin e la sponda strategica di Mediobanca




C'è una guerra silenziosa che si combatte ai piani alti della finanza europea, e non si combatte a colpi di Opa ostili o scalate di mercato, ma nelle stanze felpate di una holding lussemburghese: la Delfin S.à r.l., la cassaforte che custodisce l'impero da decine di miliardi di euro lasciato in eredità da Leonardo Del Vecchio.

Fino a ieri la regola d'oro era una sola: equilibrio perfetto. Otto eredi, otto quote paritarie al 12,5%. Nessuno contava più dell'altro, e per muovere una foglia serviva la maggioranza bulgara dell'80% dei voti. Un meccanismo perfetto per costringere tutti all'accordo. Almeno fino ad oggi.
Nelle ultime settimane questo equilibrio di cristallo è andato in frantumi. E per capire dove stiamo andando, dobbiamo unire i puntini di una trama che farebbe invidia a una serie tv.
La mossa dello scacco matto: il fattore Clemente
Tutti gli occhi erano puntati su Leonardo Maria Del Vecchio, il trentunenne ex Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica, che ha rotto pubblicamente con l'amministratore delegato Francesco Milleri – il custode del testamento operativo del fondatore – dimettendosi e chiedendo un'ispezione giudiziale sulla holding per "gravi irregolarità".
Ma mentre Leonardo Maria faceva rumore sui media, lo scacco matto è arrivato dal silenzio. Il ventiduenne Clemente Del Vecchio, studente al Politecnico di Milano, ha acquistato per una cifra simbolica una piccolissima frazione di quote da Rocco Basilico (figlio del primo letto di Nicoletta Zampillo). Risultato? Clemente è diventato ufficialmente il primo azionista di Delfin, superando la soglia psicologica e tecnica del 12,5%.
Guardando freddamente la scacchiera, è difficile pensare all'iniziativa isolata di un ventiduenne. Dietro l'operazione si intravede la regia geopolitica dello stesso Milleri e del management storico, supportati dall'esperienza di Sabina Grossi (madre di Clemente ed ex investor relator di Luxottica). Sfilando quella quota a Rocco Basilico, il management ha disinnescato il "blocco Zampillo", impedendo a Nicoletta e a Leonardo Maria di blindare un pacchetto azionario potenzialmente di minoranza bloccante.
Mediobanca: la vera posta in gioco del Risiko italiano
Ma perché questa faida familiare è così cruciale per l'intera economia italiana? La risposta sta negli asset strategici che Delfin custodisce. Oltre al colosso EssilorLuxottica, la holding controlla quasi il 20% di Mediobanca (e di riflesso una quota gigantesca di Assicurazioni Generali).
In questa partita, Piazzetta Cuccia non è solo un investimento finanziario: è la vera cassaforte del potere industriale del Paese. Ecco quali sono i tre scenari che si aprono adesso:
  • Scenario 1: Lo status quo e la trinceramento di Milleri. Con il blocco Grossi (Clemente e Claudio) saldamente posizionato a fare da ago della bilancia e tendenzialmente vicino alla stabilità aziendale, Milleri blinda la sua governance. Delfin continuerà a esercitare un ruolo di azionista stabile ma esigente in Mediobanca, senza scossoni immediati nei vertici bancari guidati da Alberto Nagel.
  • Scenario 2: La guerra totale in tribunale. Se l'esposto e l'ispezione giudiziale chiesta da Leonardo Maria dovessero trovare sponda nei giudici lussemburghesi, potremmo assistere a un congelamento dei diritti di voto o alla nomina di un amministratore terzo per la quota contestata. Questo creerebbe un vuoto di potere dentro Delfin proprio a ridosso delle scadenze dei rinnovi dei consigli di amministrazione delle partecipate bancarie e assicurative, esponendo Mediobanca a forti turbolenze e speculazioni di mercato.
  • Scenario 3: La pace armata e lo spezzatino delle quote. Per evitare che la faida distrugga il valore del titolo in Borsa, i grandi grandi soci storici e i rami familiari potrebbero sedersi a un tavolo per ridisegnare i patti parasociali. Leonardo Maria potrebbe decidere di farsi liquidare la sua quota per finanziare le sue personali avventure imprenditoriali, lasciando Delfin più snella, ma politicamente più allineata alle decisioni strategiche del grande management milanese e parigino.
Una cosa è certa: la battaglia per l'eredità Del Vecchio non è più una questione di faide familiari. È la ridefinizione dei confini del capitalismo italiano. E il bello deve ancora cominciare.

martedì 27 ottobre 2026

Biglietti ingannevoli: l'odissea del mio amico Ciccio con Youparty ed Eventbrite per la serata di Halloween




Se anche voi utilizzate le piattaforme online per riservare ingressi o accrediti gratuiti agli eventi della vostra città, fate molta attenzione. Oggi voglio raccontarvi una storia che ha dell'incredibile, capitata proprio in queste ore a un mio caro amico, Francesco Polito (da tutti conosciuto come Ciccio).

La vicenda riguarda la disorganizzata gestione dietro l'evento CARROWEEN | HALLOWEEN @ Carro Social Club (Carroponte), gestito dall'organizzatore Youparty tramite la piattaforma Eventbrite. I fatti dimostrano come un utente possa essere tratto in inganno da indicazioni scritte nero su bianco sui biglietti, per poi scoprire – solo dietro esplicita insistenza – che le regole reali sono ben diverse.
Ecco l'esatto scambio di comunicazioni avvenuto tra Francesco e gli organizzatori.
La cronologia della disorganizzazione: le e-mail tra Francesco e Youparty
Messaggio 1 – Francesco chiede chiarimenti (Ore 11:14)
Ciccio Polito: "Salve, ho fatto l'accredito gratuito per l'evento al Carroponte di sabato 31/10. Volevo sapere come funziona? Abbiamo l'ingresso all'evento oppure bisogna pagare un'altra quota per accedere, perché non è ben chiaro, grazie e saluti"
Messaggio 2 – La risposta dell'organizzatore (Ore 11:33)
Youparty Info: "Buongiorno, l’accredito permette di poter accedere all’evento sul dopo cena in maniera gratuita. Pagherà ciò che consumerà. Saluti."
Messaggio 3 – Il dubbio legittimo sull'orario (Ore 11:53)
Ciccio Polito: "Sul biglietto è riportato 31/10 ore 20:00 como orario d'ingresso, è corretto?"


Messaggio 4 – La sorpresa: il biglietto dice una cosa, loro un'altra (Ore 12:15)
Youparty Info: "Buongiorno, grazie dell’indicazione. Il biglietto che ha scaricato, come indicato nel testo, è valido dalle 22 in poi. Se volete accedere alla cena a buffet, dovete effettuare la prenotazione sul sito. Saluti a presto."
Messaggio 5 – La reazione spontanea di Francesco (Ore 12:19)
Ciccio Polito: "E allora perché cacchio scrivete alle 20?"
Messaggio 6 – Scaricare la colpa sul "sistema automatico" (Ore 12:26)
Youparty Info: "Quell’indicazione la dà il sistema in automatico che è l’orario di inizio dell’evento. Se legge nel testo è tutto specificato precisamente. Se vuole cambiare la modalità di partecipazione non ci sono problemi. Saluti."
Messaggio 7 – La formale contestazione inviata da Francesco (Ore 12:29)
Ciccio Polito: "Gentile Team di Youparty, vi ringrazio per il riscontro, anche se non posso nascondere il mio stupore nel ricevere informazioni così discordanti rispetto a quanto indicato sul biglietto. Sul ticket d'ingresso viene evidenziato in modo del tutto inequivocabile che l'orario di inizio è fissato per le ore 20:00. Scoprire solo ora, e solo dietro mia esplicita richiesta, che l'access gratuito è in realtà valido esclusivamente dalle ore 22:00 in poi rappresenta una grave disinformazione. Trovo che questa gestione sia decisamente disorganizzata e fonte di inutili disagi per gli iscritti che, basandosi sulle vostre comunicazioni ufficiali, pianificano la serata per un determinato orario. Dato che conosco chi si occupa di recensioni e contenuti online, ci tenevo a informarvi che condividerò questa esperienza. Ritengo fondamentale informare le persone e la vostra community su come Youparty ed Eventbrite gestiscono i propri eventi e l'assistenza agli utenti, affinché nessuno si ritrovi bloccato all'ingresso a causa di indicazioni ingannevoli. Cordiali saluti."
Il problema della trasparenza: di chi è la colpa?
Come avete potuto leggere, la risposta dell'organizzatore a Francesco è disarmante: "La colpa è del sistema automatico".
Secondo Youparty, se Eventbrite genera un biglietto stampando a caratteri cubitali l'orario delle 20:00, l'utente finale dovrebbe ignorarlo e andare a scovare un testo secondario che smentisce la validità del titolo stesso. Peccato che, controllando approfonditamente, questa fantomatica limitazione delle 22:00 non fosse minimamente chiara in fase di prenotazione.
Giustificare la disinformazione liquidando il tutto con un "se vuole cambiare modalità non ci sono problemi" dimostra una totale mancanza di rispetto per il tempo e i programmi delle persone. Se un biglietto ufficiale dichiara un orario, l'organizzazione ha il dovere di impostare i sistemi digitali in modo che non siano fuorvianti. Inoltre questo mette in difficoltà anche i proprietari del locali che non possono essere a conoscenza di questo modo ingannevole di attirare clientela.

Se Ciccio si fosse presentato alle 20:00 al Carroponte convinto di avere un accredito valido, sarebbe stato rimbalzato all'ingresso o costretto a pagare a causa di un loro "bug automatico". Questo è un disagio inaccettabile che rischia di rovinare i piani di chiunque.

giovedì 22 ottobre 2026

Gasolio al capolinea! Autotrasportatori, la vera sfida è l'elettrico





C'è un'immagine che mi torna spesso alla mente quando penso a chi vive la strada ogni giorno: la cabina di un camion all'alba, con il motore acceso che brontola sommesso, le luci del piazzale dell'autogrill che si riflettono sul parabrezza bagnato dalla nebbia e quel senso indefinito di solitudine e responsabilità. Chi guida per lavoro conosce il peso di ogni chilometro, il valore del tempo e l'ansia costante di un bilancio familiare o aziendale che a fine mese deve far quadrare i conti.

In questi giorni, vedendo i presidi e le proteste di tanti autotrasportatori contro l'aumento dei carburanti, provo un'istintiva empatia per la loro rabbia. È umano, del tutto legittimo nell'immediato, chiedere che i prezzi scendano. Ma da questa rabbia nasce anche una riflessione più profonda, amara e razionale: stiamo davvero combattendo la battaglia giusta?

Il mondo è cambiato, le risorse sono al lumicino

Inseguire l'illusione che il prezzo del gasolio o della benzina possa tornare ai livelli di un tempo significa non guardare in faccia la realtà globale. Il modello energetico basato sui fossili ha il fiato corto.

Gli episodi degli ultimi giorni ne sono la prova lampante: l'accelerazione sulle trivellazioni nel Mare del Nord, accolta con entusiasmo e applausi da Donald Trump negli Stati Uniti, non è un segno di forza, ma il sintomo di un sistema in affanno. Quando si spinge la ricerca fino ai limiti degli ecosistemi marini o si mettono in atto disperate politiche di recupero, significa che le risorse interne tradizionali sono ormai al lumicino.

Non bastano più le guerre, le tensioni geopolitiche o le strategie di potere per garantire carburante a buon mercato. Stiamo assistendo al lento e inesorabile smantellamento delle risorse del Pianeta. E la risposta a tutto questo è drammaticamente prevedibile: i prezzi del petrolio non scenderanno mai più in modo stabile, perché la materia prima scarseggia e la sua estrazione costa sempre di più.

Continuare a chiedere sconti sul carburante equivale a chiedere un cerotto per curare una ferita profonda. Non possiamo permettere che qualcun altro, dall'altra parte del mondo, continui a fissare a proprio piacimento il prezzo del nostro lavoro, del nostro trasporto e della nostra economia.

La strada è già tracciata: l'esempio del TPL e delle aziende private

Staccarsi da un mondo che per oltre un secolo ha viaggiato in un solo modo è spaventoso e faticoso. Cambiare mezzo significa cambiare abitudini, fare investimenti, ripensare la propria quotidianità su strada. Eppure, la transizione non è un'utopia: è qualcosa che sta già accadendo sotto i nostri occhi.

Guardiamo cosa è successo nei servizi di Trasporto Pubblico Locale. Fino a pochi anni fa sembrava impossibile immaginare autobus di linea silenziosi ed elettrici solcare le nostre città; oggi intere flotte urbane sono state riconvertite, migliorando l'aria che respiriamo e abbattendo i costi di gestione.

Lo stesso sta avvenendo nel settore privato. Tante aziende di logistica e distribuzione, con visione di lungo periodo, stanno sostituendo gradualmente i propri mezzi con veicoli commerciali ed elevatori totalmente elettrici. Non lo fanno per moda, ma per pura sopravvivenza finanziaria: per svincolarsi dal ricatto del prezzo del petrolio e pianificare il futuro con maggiore stabilità.

Agli autotrasportatori va detto con franchezza: la vera battaglia da portare avanti non è la richiesta di un calo temporaneo delle accise, ma la pretesa di un accordo con il Governo per guidare un passaggio obbligato all'elettrico.

Serve una politica di visione, non di piazza

Per compiere un salto di questa portata, la piazza con i suoi urli e i suoi proclami populisti non serve a nulla. Servono serietà, competenze e un dialogo rigoroso con le istituzioni.

Ascoltando di recente le parole del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, così come la linea tenuta da diversi esponenti dell'attuale esecutivo, si percepisce un approccio politico che merita rispetto: una visione lineare, colta, ben radicata nella conoscenza della materia e priva di facili demagogie. Questa maggioranza sta dimostrando di seguire un senso logico delle cose, rifiutando di farsi trascinare dagli umori del momento o da slogan elettorali.

È con un Governo che dimostra questa solidità e questo rigore che il settore dei trasporti deve sedersi a trattare. Non per protestare in modo sterile, ma per negoziare un piano d'azione concreto:

  • Sussidi e incentivi statali per l'acquisto di camion e mezzi commerciali elettrici.

  • Una rete capillare di infrastrutture di ricarica ad alta potenza lungo le arterie autostradali.

  • Agevolazioni fiscali per chi converte la propria flotta aziendale.

Guardare lontano per tornare padroni del proprio futuro

Nessuno nega le difficoltà di chi ogni giorno sale su un camion tra mille incertezze. Ma è proprio per rispetto di quel lavoro duro che bisogna alzare lo sguardo oltre il parabrezza e guardare al futuro con lucidità.

Accettare che il passaggio all'elettrico sia un percorso obbligato non significa arrendersi, ma prendere in mano il proprio destino. Sedersi al tavolo con lo Stato per ottenere gli aiuti necessari a questa trasformazione è l'unico modo per tornare ad essere padroni del proprio lavoro, per stare meglio tutti e per non restare vittime delle decisioni altrui.

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