Dobbiamo smetterla di farci abbagliare dai capitali stranieri e dai successi costruiti a tavolino, spacciandoli per "modelli esemplari". La recente narrazione intorno al Como, dipinto come il nuovo miracolo calcistico da imitare, nasconde una realtà che è l'esatta antitesi di ciò di cui ha bisogno il nostro movimento. Non è un modello da copiare, è il sintomo di un sistema che ha perso la bussola, dove persino i risultati sul campo iniziano a sollevare dubbi che definire "ambigui" è un eufemismo.
Guardatevi intorno: stiamo parlando di una realtà di provincia che, per sua natura, ha un bacino d’utenza e uno sviluppo popolare necessariamente limitato. Eppure, viene celebrata come un’eccellenza. Ma eccellenza di cosa? Di una proprietà straniera che arriva e costruisce una struttura che parla tutto tranne che italiano, mentre intorno il fetore del calcioscommesse torna a farsi sentire con dinamiche di gioco che sfidano ogni logica sportiva.
Un'identità smarrita tra capitali e ombre
Il campo non mente. Vediamo una squadra formata quasi esclusivamente da stranieri, guidata da un allenatore straniero. È questo il modo in cui pensiamo di rilanciare la nostra Nazionale? Al contrario, questa gestione giustifica e alimenta la totale mancanza di italianità. E mentre si elogia la "gestione esemplare", assistiamo a partite dai finali grotteschi che sembrano scritte da uno sceneggiatore di bassa lega piuttosto che dal destino sportivo.
Prendete Parma-Roma di domenica scorsa. All’86° minuto il Parma conduceva 2-1. Una partita chiusa? No. Al 100° minuto il risultato recitava 2-3. Per darvi un'idea dell'assurdità:
Prima del 93° minuto (gol del 2-2 di Rensch), la quota per la vittoria della Roma era schizzata oltre 25.00, un evento dato per impossibile dai mercati.
Eppure, dopo il pareggio e un rigore concesso al 98°, ecco il ribaltone. Casualità? Nel calcio moderno, la linea tra "miracolo" e "anomalia" è diventata pericolosamente sottile.
La farsa di Napoli-Bologna
Non è andata meglio ieri sera al "Maradona" in Napoli-Bologna. Una partita che per il Bologna non valeva nulla, mentre per il Napoli significava la certezza matematica della Champions League. La dinamica è stata un insulto all'intelligenza dei tifosi: 0-2 fulmineo, rimonta fino al 2-2 e poi, nel pieno del recupero, il 2-3 finale di Rowe.
Quota inizio partita: La vittoria del Bologna era data a circa 6.00, considerata un'impresa improbabile contro una squadra di Conte motivata dal traguardo Champions.
Dopo il 2-2: Nel finale, con il Napoli che spingeva per il gol qualificazione, la quota del Bologna vincente era praticamente fuori mercato (sopra 15.00/20.00), eppure è arrivato il gol che ha gelato lo stadio.
Il calcio italiano non ha bisogno di questo
Non basta vincere un campionato di Primavera 2 se la struttura portante ignora il prodotto interno e i risultati della prima squadra puzzano di bruciato. Il modello Como, unito a queste dinamiche di campo indecifrabili, è l’esempio perfetto di come si possa fare calcio in Italia senza fare calcio italiano.
Accettare passivamente questa visione significa firmare la resa definitiva. Invece di copiare chi compra il successo con passaporti esteri e partecipa a partite dai finali "estrosi", dovremmo tornare a chiederci cosa resti di autentico. Il calcio è della gente; se diventa un esercizio finanziario per pochi o, peggio, un terreno di caccia per flussi di scommesse anomali, abbiamo già perso tutti.
Il calcio italiano non riparte dai milioni stranieri o dai risultati ribaltati al centesimo minuto. Riparte se ha il coraggio di essere, finalmente e orgogliosamente, sé stesso.


