martedì 10 marzo 2026

Dott.ssa Lucrezia Gallo a Buccinasco: l’odissea per una visita dermatologica e mio figlio pieno di chiazze da oltre un mese




Esiste un confine sottile tra efficienza organizzativa e totale distacco dalla realtà clinica. Mio figlio l'ha varcato questa settimana, sulla sua pelle. Letteralmente.

Siamo finiti sotto le cure della dott.ssa Lucrezia Gallo a Buccinasco. Il problema? Un’allergia aggressiva che gli ha riempito il corpo di chiazze rosse. Una situazione compromessa, evidente, che richiederebbe un briciolo di tempestività. Invece, ecco il resoconto di un naufragio assistenziale:

  • L'appuntamento fantasma: Dopo una settimana di attesa, arriviamo in studio e la titolare non c’è. Al suo posto un sostituto che, davanti a un ragazzo "fiorito" di macchie, liquida la pratica con una crema e un antistaminico. Niente impegnativa per il dermatologo, niente approfondimento. Solo un "aspettiamo e vediamo".

  • Il peggioramento: Passa un’altra settimana. La situazione non migliora, anzi. Eppure, ottenere quella benedetta visita specialistica sembra diventata un'impresa degna delle fatiche di Ercole.

  • La fortezza inespugnabile: Provi a chiamare? Buona fortuna. La finestra è dalle 8:00 alle 9:00 del mattino: un’ora di occupato fisso, una roulette russa telefonica dove non vince mai l'utente. Scrivi una mail? La risposta è un gelido "prendete un nuovo appuntamento e portatelo in studio". Ma ci siamo già stati! È proprio questo il punto: serve uno specialista, non un altro giro di giostra burocratico.

Ma vi sembra normale? Leggendo il prontuario dello studio, sembra di trovarsi davanti a un ufficio ministeriale degli anni '70 piuttosto che a un presidio medico moderno. Tre giorni lavorativi per una risposta via mail, divieto di sollecito, e degli orari di ambulatorio che definire "ridotti" è un eufemismo: due ore al giorno, spesso in fasce orarie che sembrano fatte apposta per rendere tutto difficile.

È questo il volto della medicina di base oggi? Un elenco di paletti, orari impossibili e una totale assenza di flessibilità di fronte a un ragazzo che sta male? Mi chiedo se dietro a queste tabelle e a questi muri telefonici ci sia ancora spazio per l'ascolto e la cura, o se siamo diventati solo numeri da gestire tra un "non rispondo al telefono" e un "riapriamo tra tre giorni".

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