lunedì 2 febbraio 2026

Grammy 2026: Carne in Vetrina. Il Genere Donna che umilia se stesso










 

Mi trovo spesso a riflettere su questo strano teatro dell'assurdo che è diventato il mondo del pop. Guardando le immagini degli ultimi Grammy, ho provato un senso di disagio profondo, quasi una punta di amarezza che va oltre il semplice giudizio estetico. Mi chiedo come sia possibile che, in un’epoca in cui giustamente chiediamo agli uomini un rispetto sacrosanto e una nuova profondità nello sguardo verso il femminile, siano proprio le donne, su quel palcoscenico mondiale, a presentarsi in modo così sguaiato.

Non è moralismo, è la sensazione che si stia perdendo il senso del limite e, paradossalmente, della propria dignità.

Lo spettacolo dell'eccesso

Camminando idealmente tra quei flash, vedo scene che mi lasciano perplesso:

  • Addison Rae che, con quel gonnellino ridotto al minimo, sembra cercare lo scatto rubato quasi per contratto, evidenziando ciò che dovrebbe essere privato con una naturalezza che mi spiazza.

  • Chappell Roan, avvolta in una nudità che sembra voler scimmiottare l’estetica di Bianca Censori, trasformando l’arte in una mera esposizione di pelle.

  • Heidi Klum, chiusa in un abito che sembra aver sigillato sotto la plastica non solo le sue forme generose, ma anche la sua classe, riducendo un corpo splendido a un manichino da esposizione.

  • Karol G, dove il pizzo diventa un velo così sottile da non lasciare nulla all'immaginazione, sbattendoci in faccia una sensualità che, a mio avviso, perde ogni mistero per farsi pura ostentazione.


Una dignità che svanisce

Mi fa male vedere questa deriva. C’è qualcosa di umiliante nel pensare che l'unico modo per essere "potenti" sia spogliarsi o rendersi volgari. Mi sembra un cortocircuito: urliamo al mondo che non siamo solo corpi, e poi quegli stessi corpi li trasformiamo in merce da dare in pasto all'opinione pubblica nel modo più chiassoso possibile.

L'espressione di queste donne, spesso fiera ma vuota, mi interroga profondamente. Dove finisce la libertà di espressione e dove inizia l'auto-oggettivazione? Credo che l'eleganza sia un’altra cosa; è fatta di sottrazioni, di silenzi, di quel fascino che emana da uno sguardo intelligente, non da una mutanda esibita a favore di camera.

Vedere queste artiste così "piccole" nonostante la loro fama, ridotte a una gara di centimetri di pelle nuda, lo trovo, per l'appunto, imbarazzante per l'intero genere femminile. Mi piacerebbe che tornasse il tempo in cui a far rumore era la voce, e non il rumore sgradevole di un vestito di plastica che si muove sotto i riflettori.

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