Caspita, quanto ero avanti. Rileggo questo post scritto quattordici anni fa e sento un misto di orgoglio e una punta di malinconia. Allora era una speranza affidata alla carta digitale, oggi è la realtà che ci sbatte in faccia dai titoli dei telegiornali. La qualità politica delle donne non è più un tema da salotto accademico: è nei fatti.
Ci sono state la Merkel, con quel suo sguardo imperturbabile e le mani giunte, capace di navigare le tempeste economiche senza mai perdere la bussola. La mitica Thatcher, la "Lady di Ferro" che ha plasmato un'epoca, o la Von der Leyen e la Meloni, donne che siedono a quei tavoli lunghi e gelidi con una fermezza che molti colleghi uomini hanno solo sognato. Hanno saputo tenere la barra dritta, migliorando i conti e l'immagine delle nazioni che guidano. E ora, lo spero sinceramente per il bene della Francia, la prossima non può che essere Marine Le Pen.
Eppure, tredici anni fa, il panorama era desolante. Citavo Oscar Wilde e il suo ottimismo di fine Ottocento per consolarmi di quello che Newsweek chiamava impietosamente l'“Italy’s women problem”. Mi guardavo intorno e vedevo una democrazia zoppa, dove la scarsa presenza femminile era il sintomo di una malattia culturale profonda. Non era solo una questione di quote o di genere; era una questione di civiltà, il segno tangibile di una democrazia di serie B.
Ricordo quanto insistevo su quel concetto di "leadership outsider". Pensavo che, proprio nel fango della crisi della politica tradizionale, una donna potesse emergere per rompere gli schemi clientelari e le vecchie logiche di partito. Ma la realtà di allora mi lasciava l’amaro in bocca.
Mi chiedevo, con una punta di stizza: "Ma perché devo accontentarmi di una Puppato come finta leader?" Possibile che non esistesse una donna pronta a caricarsi sulle spalle il peso di una nazione, nonostante tutti dicessero che "le donne sono meglio"? Beh, la risposta è arrivata. Quelle donne sono arrivate. Non hanno chiesto il permesso; si sono prese la scena, dimostrando che quando una donna decide di abitare il potere, lo fa con una concretezza che non ammette repliche. Hanno smesso di essere l'eccezione rassicurante per diventare la regola necessaria.
Ora viviamo un panorama politico privo di qualsiasi scrupolo in cui gli uomini, appaiono come architetti di distruzione, prigionieri di un'avidità che maschera il proprio tornaconto dietro il fragore delle armi.
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