martedì 13 gennaio 2026

La politica nel 2026 - Guerre dai maschi - Soluzioni dalle donne



Caspita, quanto ero avanti. Rileggo questo post scritto quattordici anni fa e sento un misto di orgoglio e una punta di malinconia. Allora era una speranza affidata alla carta digitale, oggi è la realtà che ci sbatte in faccia dai titoli dei telegiornali. La qualità politica delle donne non è più un tema da salotto accademico: è nei fatti.

Ci sono state la Merkel, con quel suo sguardo imperturbabile e le mani giunte, capace di navigare le tempeste economiche senza mai perdere la bussola. La mitica Thatcher, la "Lady di Ferro" che ha plasmato un'epoca, o la Von der Leyen e la Meloni, donne che siedono a quei tavoli lunghi e gelidi con una fermezza che molti colleghi uomini hanno solo sognato. Hanno saputo tenere la barra dritta, migliorando i conti e l'immagine delle nazioni che guidano. E ora, lo spero sinceramente per il bene della Francia, la prossima non può che essere Marine Le Pen.

Eppure, tredici anni fa, il panorama era desolante. Citavo Oscar Wilde e il suo ottimismo di fine Ottocento per consolarmi di quello che Newsweek chiamava impietosamente l'“Italy’s women problem”. Mi guardavo intorno e vedevo una democrazia zoppa, dove la scarsa presenza femminile era il sintomo di una malattia culturale profonda. Non era solo una questione di quote o di genere; era una questione di civiltà, il segno tangibile di una democrazia di serie B.

Ricordo quanto insistevo su quel concetto di "leadership outsider". Pensavo che, proprio nel fango della crisi della politica tradizionale, una donna potesse emergere per rompere gli schemi clientelari e le vecchie logiche di partito. Ma la realtà di allora mi lasciava l’amaro in bocca.

Mi chiedevo, con una punta di stizza: "Ma perché devo accontentarmi di una Puppato come finta leader?" Possibile che non esistesse una donna pronta a caricarsi sulle spalle il peso di una nazione, nonostante tutti dicessero che "le donne sono meglio"? Beh, la risposta è arrivata. Quelle donne sono arrivate. Non hanno chiesto il permesso; si sono prese la scena, dimostrando che quando una donna decide di abitare il potere, lo fa con una concretezza che non ammette repliche. Hanno smesso di essere l'eccezione rassicurante per diventare la regola necessaria.

Ora viviamo un panorama politico privo di qualsiasi scrupolo in cui gli uomini, appaiono come architetti di distruzione, prigionieri di un'avidità che maschera il proprio tornaconto dietro il fragore delle armi.

 

«In fondo, la storia parla chiaro, anche se abbiamo finto di non leggerla per secoli. Gli uomini sanno fare bene una cosa sola: le guerre. Inventano conflitti per far quadrare conti che non sanno gestire, malati di un’avidità cronica che troppo spesso sfocia nel bieco benessere personale. Vedo nei loro occhi quella fame di possesso che non si sazia mai, un bisogno di dominare che lascia dietro di sé solo macerie e bilanci truccati.

Le donne sono di un’altra pasta. Guardate il viso di chi governa oggi con polso fermo: c'è una visione d'insieme che abbraccia l'altro, un istinto che non si ferma al proprio ombelico ma cerca il benessere comune. Non è debolezza, è la forza suprema di chi sa che una nazione non è un’azienda da spolpare, ma una famiglia da proteggere.

Tredici anni fa mi chiedevo dove fossero queste leader. Oggi le vedo, e vedo la differenza tra chi costruisce muri per nascondere i propri fallimenti e chi, con la grazia d'acciaio che solo una donna possiede, prova a rimettere insieme i pezzi di un mondo che gli uomini stavano per mandare in frantumi.»

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