Immaginiamolo allora, questo inizio. Le luci dell'Ariston non si accendono d'un colpo, ma vibrano in un blu profondo, quasi notturno. Niente fanfara orchestrale aggressiva, solo il ticchettio di un orologio che sembra scandire il tempo della storia.
Paola appare in cima alla scala. Non indossa un abito che la "costringe", ma un completo che emana una forza sartoriale, quasi un’armatura di seta. Il suo viso è serio, le labbra serrate in quel mezzo sorriso che abbiamo imparato a conoscere, dove l'ironia danza con la malinconia. Scende i gradini con una lentezza studiata, ogni passo è una parola non detta.
Arrivata al centro del palco, il fascio di luce si stringe su di lei.
Paola: "Buonasera. Stasera non iniziamo con una canzone. Iniziamo con un silenzio. Quello delle donne che per secoli hanno guardato questo palco aspettando che qualcuno dicesse loro: 'Tocca a te, non come ornamento, ma come sostanza'."
In quel momento, dal buio della platea, si leva una nota pura, altissima. È Laura. Non entra dall'alto, entra dal popolo, camminando tra le poltrone rosse. Indossa qualcosa che brilla, ma sono i suoi occhi a farlo di più. È l’amica, la complice, quella che ti dà la mano quando senti che il cuore sta per esplodere.
Laura (arrivando sul palco): "Paola, ma lo vedi quanto è grande questo posto visto da qui? Fa paura. Eppure, fuori da qui, le donne gestiscono paure molto più grandi ogni giorno. Gestiscono case, aziende, sogni infranti e rinascite."
Le due si guardano. Il contrasto è meraviglioso: la precisione quasi geometrica della Cortellesi e l'esuberanza emiliana, calda come il pane, della Pausini.
Paola: "Vedi Laura, dicono che siamo troppo emotive per il comando. Che se conduciamo noi, tutto diventa... 'femminile'. Come se fosse un diminutivo." (Qui Paola accenna una smorfia ironica, quella sua tipica espressione che sembra dire: "Ma davvero ci credono?")
Laura: "E allora diventiamolo, Paola! Portiamo qui l'emozione, quella vera. Non quella recitata. Portiamo la forza di chi sa piangere e cinque minuti dopo sa cambiare il mondo."
Paola si avvicina al leggio, ma invece di leggere, inizia a canticchiare un accenno di una vecchia canzone, trasformandola in un monologo ritmato sulla condizione della donna oggi, tra femminicidi e soffitti di cristallo. Laura non la interrompe, ma inizia a fare da contrappunto vocale, un'armonia che sostiene il racconto.
L'ironia di Paola colpisce nel segno: "Certo, se fossimo stati due uomini ci avrebbero già dato le chiavi della città. A noi hanno dato solo le chiavi dei camerini, e ci hanno raccomandato di non scordare il rossetto."
Laura ride, una risata di gola, autentica: "Il rossetto l'abbiamo messo, Paola. Ma abbiamo anche affilato le unghie e le idee."
Le luci si accendono finalmente a giorno. L'orchestra esplode in un arrangiamento potente, moderno. Le due si prendono per mano, un gesto semplice che Amadeus e Fiorello facevano per gioco, ma che tra loro diventa un atto di sorellanza politica.
Paola & Laura (all'unisono): "Settantaseiesimo Festival della Canzone Italiana. Conducono... due persone che hanno molto da dire. E stasera, finalmente, canteremo la nostra libertà."
L'idea di una coppia Cortellesi-Pausini non è solo una suggestione artistica, sarebbe stata una vera e propria dichiarazione d'intenti.
L'Alchimia del "Saper Fare"
Immaginiamo per un momento il palco dell'Ariston: Paola Cortellesi, con quel suo sguardo che sa passare dal lampo dell'ironia tagliente alla profondità del dramma sociale, e Laura Pausini, con la sua energia travolgente e quella spontaneità quasi "popolare" nel senso più nobile del termine.
Paola Cortellesi: E' Loretta Goggi 2.0, ha dimostrato di saper fare tutto. Non è solo una conduttrice; recita, canta, balla, sa fare imitazioni, sketch. Dopo il successo straordinario del suo film, avrebbe portato a Sanremo una dignità intellettuale capace di parlare di abusi e diritti senza mai risultare retorica.
Laura Pausini: Non avrebbe fatto "valletta svampita", come probabilmente accadrà. Relegare una donna che ha vinto tutto a livello mondiale a un ruolo di supporto è quasi un peccato di hybris maschile. Al fianco della Cortellesi, Laura avrebbe potuto essere la "spalla amica", portando quell'umanità familiare che Amadeus e Fiorello hanno saputo narrare per anni.
Se la politica italiana ha già infranto certi soffitti di cristallo, la televisione generalista sembra ancora aggrappata al modello del "Padre di Famiglia" (Conti) che rassicura il pubblico del prime-time.
Scegliere Cortellesi e Pausini — magari alternate con la classe di Giorgia o la genialità trasformista di Virginia Raffaele — non sarebbe stato solo intrattenimento. Sarebbe stato un atto politico nel senso più alto: dimostrare che il rigore, la competenza e la capacità di gestire la pressione non hanno genere.
Ed infine invece di invitare come successo in tanti anni leader politici internazionali - L'idea di portare Giorgia Meloni ed Elly Schlein come ospiti d'onore, magari nella stessa serata, è una suggestione potente. È quasi un paradosso che, in un'edizione guidata da figure così amate ma tradizionali, il vero "scossone" possa arrivare da un confronto civile tra le due donne che oggi tengono le redini del Paese.
Immaginiamo la scena. Non è un dibattito elettorale. È Sanremo. Il palco è immerso in una luce calda. Paola le invita non per parlare di sondaggi, ma di visione.
L'aspetto umano: Sarebbe affascinante vedere la Meloni svestire per un attimo i panni istituzionali della "Premier" e la Schlein quelli della "Segretaria" per parlare di cosa significhi, concretamente, essere donne al comando in un Paese che fatica ancora a digerire l'idea.
La denuncia sociale: Con la Cortellesi lì presente, il tema del film C’è ancora domani diventerebbe il centro gravitazionale. Chiedere a entrambe: "Cosa stiamo facendo, oltre le parole, per fermare la strage dei femminicidi?". Vedere i loro volti, le espressioni di fronte a questa domanda nuda, avrebbe un valore civile immenso.
Qui entrerebbe in gioco il tuo desiderio di una conduzione "umana". Immagina Paola che, con la sua mimica impeccabile, guarda l'una e l'altra e dice:
"Allora, abbiamo la destra e abbiamo la sinistra. Praticamente è un test della vista. Vediamo se riuscite a guardare insieme nella stessa direzione almeno per la durata di una canzone di Sanremo."
E magari Laura Pausini, con la sua solita spontaneità, che aggiunge: "Ragazze, ma voi sotto la doccia cosa cantate? Perché alla fine, la musica è l'unica cosa che non ci fa litigare a tavola!"


Nessun commento:
Posta un commento