giovedì 17 settembre 2026

DAL GOVERNO LETTA ALL'IMPERO DELLE MULTINAZIONALI: COME LE LOBBY HANNO SCRITTO LE REGOLE DELLE SCOMMESSE ONLINE




Se avete letto il mio precedente articolo sulle ombre dietro i Monopoli di Stato e le figure storiche come Raffaele Ferrara, avrete capito che la burocrazia è solo una facciata. Oggi facciamo un passo avanti. Andiamo dritti al cuore del meccanismo: il lobbismo politico che ha blindato il settore del gioco d'azzardo in Italia.

Perché parliamo di un mercato inattaccabile? Perché le sue fondamenta poggiano su quello che i critici hanno ribattezzato come uno dei più grandi "colpi di spugna" della storia repubblicana.

La tecnica del dossieraggio e la "Sanatoria delle Slot"

Quando a metà anni 2000 la Corte dei Conti e la Guardia di Finanza contestarono ai concessionari privati 98 miliardi di euro di penali per aver tenuto le slot machine staccate dalla rete pubblica (impedendo di fatto il controllo sul gettito fiscale), la reazione delle lobby non fu la difesa nei tribunali. Fu l'assalto ai corridoi del Parlamento.

Il lobbismo del gioco d'azzardo in Italia ha ridefinito le regole della pressione politica:

  • Emendamenti "sartoriali": Negli anni, decreti-legge omnibus e leggi di bilancio sono stati sistematicamente farciti di micro-norme scritte quasi sotto dettatura, utili a far slittare i pagamenti, ridurre i canoni di concessione o dilazionare le sanzioni.
  • Il ricatto del gettito erariale: L'argomento forte usato dai lobbisti con i vari Governi è sempre lo stesso: "Se stringete troppo i freni, noi chiudiamo i rubinetti e lo Stato perde miliardi di entrate immediate".

Il capolavoro del 2013: la firma del Governo Letta

Ma chi c'era al timone della politica quando si è consumato il ridicolo compromesso dei 335 milioni di euro al posto dei 98 miliardi iniziali? La firma su questo capolavoro del lobbismo porta la data dell'ottobre 2013, sotto il Governo Letta.

L'esecutivo di larghe intese guidato da Enrico Letta, con Fabrizio Saccomanni al Ministero dell'Economia e delle Finanze, si trovava nella disperata caccia a coperture finanziarie per mantenere una promessa elettorale cruciale per la tenuta della maggioranza: l'abolizione della prima rata dell'IMU sulla prima casa.

La soluzione fu inserita nel Decreto Legge n. 102 del 31 agosto 2013. La Corte dei Conti aveva già ridimensionato in primo grado la richiesta shock dei PM a 2,5 miliardi di euro. Il Governo Letta offrì alle multinazionali la scappatoia perfetta: estinguere definitivamente qualsiasi contenzioso pagando appena il 25% della sanzione di primo grado. Le società corsero a firmare, versando all'erario appena 335 milioni di euro. Lo Stato incassò le briciole per coprire un buco di bilancio immediato, concedendo in cambio un colpo di spugna tombale a un intero settore.

E oggi? Chi comanda davvero nell'era delle multinazionali

Quel sistema politico-normativo ha creato un oligopolio inaccessibile. Se vent'anni fa i protagonisti erano imprenditori italiani spregiudicati e faccendieri dai nomi in codice fantasiosi, oggi la torta miliardaria è in mano a fondi d'investimento e colossi globali quotati in Borsa.

Prendiamo un esempio emblematico per capire come è cambiato il vento: William Hill.

Lo storico marchio britannico, icona globale delle scommesse, oggi in Italia fa parte del gruppo Evoke plc (il colosso internazionale precedentemente noto come 888 Holdings). Chi lo controlla adesso? Evoke plc, una multinazionale quotata alla Borsa di Londra con quartier generale a Gibilterra, che gestisce parallelamente brand del calibro di 888casino e Mr Green.

In termini di peso sul nostro mercato, i marchi di punta del gruppo Evoke in Italia (l'accoppiata William Hill e 888) detengono una quota di mercato complessiva superiore all'8%, confermandosi tra i player internazionali più aggressivi del comparto online, nonostante le continue pressioni fiscali che spingono ciclicamente il gruppo a valutare mosse strategiche per i propri asset europei.

La morale

Il filo conduttore non è mai cambiato. I burocrati d'ufficio firmano i regolamenti informatici, ma le regole economiche del miliardario business del gioco d'azzardo in Italia continuano a essere scritte a monte: ieri dai lobbisti d'assalto nei corridoi del Parlamento per compiacere le esigenze di cassa della politica, oggi dai consigli di amministrazione delle multinazionali a Londra o New York.

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