venerdì 18 settembre 2026

"La fine di Oak Street" e la fine del Cinema: autori, stop al brodo in streaming e ridate un senso ai film




C’è un dolore quasi fisico nell'andare al cinema, sedersi in sala con quel misto di sacra aspettativa e speranza, per poi guardare due giganti come Ewan McGregor e Anne Hathaway trascinati a forza dentro un disastro senza capo né coda. Quando ho visto La fine di Oak Street — tra dinosauri lanosi catapultati negli anni '80 a colpi di walkman arancioni, portali temporali usati come porte scorrevoli e paradossi risolti con la disinvoltura di un video su TikTok — ho sentito una stretta allo stomaco. È la sensazione amara di un’arte che sta smarrendo la sua bussola, sacrificata sull'altare del vuoto.

Oggi, allora, voglio rivolgermi direttamente a voi. Sì, proprio a voi: autori, sceneggiatori, produttori, creativi di questa enorme macchina da guerra dell'intrattenimento.

Fermatevi. Ve lo chiediamo con il cuore in mano: fermatevi.

Ci avete sopraffatti. Ci avete riempito le giornate e le serate di un flusso ininterrotto di serie TV, miniserie, spin-off, prequel e reboot, fino a farci venire la nausea. Aprire una piattaforma streaming è diventato un atto di pura fatica mentale. Ci troviamo di fronte a un catalogo infinito di tessere colorate e, invece di provare desiderio, sentiamo solo un’apatica saturazione. Non c'è più la gioia della scelta, ma la noia della quantità. Avete trasformato la narrazione in una catena di montaggio, dove la qualità viene diluita in otto, dodici, venti episodi pensati solo per trattenere l'utente davanti allo schermo qualche minuto in più, a scapito della consistenza.

E la cosa più grave è cosa sta succedendo nel frattempo al grande schermo.

Il cinema, quello con la C maiuscola, sta diventando il luogo dei cliché stanchi e delle idee bizzarre assemblate senza anima. Si prendono attori straordinari, capaci di muovere le corde più intime dell'animo umano con un solo sguardo, e li si catapulta dentro sceneggiature che sembrano parodie involontarie, un puzzle impazzito dove gli elementi nostalgici — i vestiti anni '80, le bici, la musica d'epoca — non sono scelte stilistiche, ma meri stereotipi usati come specchietti per le allodole.

Il grande schermo non può essere il cestino dei rifiuti di idee scartate o la caricatura di un romanzo di genere montato al contrario. Il cinema è — o almeno dovrebbe tornare a essere — il luogo della magia condensata. È il posto dove una storia di due ore può cambiarti la vita, farti uscire dalla sala con le gambe che tremano e il cuore pieno di domande, meraviglia o malinconia.

Avete tra le mani uno degli strumenti umani più potenti mai inventati per esplorare la complessità, l'empatia e la bellezza. Ridateci storie che abbiano un peso, un valore, un significato. Tornate a rischiare sulla profondità anziché sulla stravaganza fine a se stessa. Smettetela di allungare il brodo nelle serie e tornate a curare la sostanza di un film.

Noi siamo ancora qui, al buio, pronti a emozionarci. Ma voi tornate a darci un motivo per farlo

Nessun commento:

condividi