La recente incoronazione di Sarah Maria Rizea come Miss Italia 2026 la 14
al Castello di Santa Severa è passata quasi sotto silenzio. Un tempo, le maratone televisive da Salsomaggiore Terme bloccavano l'Italia: intere famiglie si piazzavano davanti alla TV, si discuteva nei bar, e vincere la corona significava l'ingresso assicurato nel mondo del cinema o della televisione. Oggi, lo spettacolo sembra diventato un fantasma confinato allo streaming. Ma perché siamo arrivati a questo punto?
Molti osservatori riducono il declino a una semplice questione di "politicamente corretto" o al cambio di sensibilità sociale nei confronti dell'oggettivazione del corpo femminile. Eppure, c'è un'analisi più profonda che riguarda i dietro le quinte del concorso e la sua gestione storica.
La gestione del marchio e il ruolo della famiglia Mirigliani
Una delle chiavi per comprendere la parabola di Miss Italia risiede nella strenua battaglia di resistenza condotta dai suoi storici patron: la famiglia Mirigliani. Per chi si chiedesse se posseggono ancora la manifestazione, la risposta è sì. Dopo l'era dello storico fondatore Enzo Mirigliani, dal 2003 le redini del concorso e la titolarità del marchio (attraverso la società Miren Srl) sono passate interamente nelle mani della figlia, Patrizia Mirigliani.
La famiglia ha difeso l'autonomia del marchio contro tutto e tutti, rifiutando spesso di snaturarlo o di cederlo a grandi multinazionali dell'intrattenimento. Tuttavia, questa strenua difesa della tradizione ha innescato un lungo braccio di ferro con i grandi network televisivi. Patrizia Mirigliani si trova oggi a difendere con le unghie e con i denti un modello di spettacolo e un'idea di televisione che, nei fatti, non esistono più.
La "guerra" con la TV e l'esilio della kermesse
Il vero punto di svolta del declino è stato lo strappo traumatico avvenuto con la TV di Stato. Quando la Rai, a partire dal 2013, ha iniziato a tagliare lo spazio a Miss Italia per ragioni etiche ed editoriali, la reazione della gestione Mirigliani è stata quella di cercare ospitalità altrove (da La7 ai canali regionali), fino ad approdare alle piattaforme digitali e ai social.
Questa progressiva "guerra di posizione" tra i vecchi patron e i vertici televisivi ha finito per togliere al concorso la sua linfa vitale: la visibilità generalista. Senza la prima serata di un grande canale nazionale, lo show si è progressivamente svuotato della sua forza nazional-popolare.
Dalla sfilata all'Academy: un format che non convince più
Nel tentativo di salvare la creatura di famiglia e rispondere alle critiche, Patrizia Mirigliani ha cercato di trasformare il concorso in un "percorso", rimodellando il format in una sorta di Academy incentrata sui talenti e sulle storie delle ragazze. La vincitrice attuale, ad esempio, è una nuotatrice agonistica delle Fiamme Oro.
Questo tentativo di modernizzazione ha ottenuto l'effetto opposto. Da un lato non è bastato a placare le critiche dei movimenti femministi, dall'altro ha eliminato quel pizzico di "leggerezza pop" (fatta di sfilate, televoto e discussioni accese in giuria) che attirava il pubblico televisivo tradizionale. Con l'avvento di Instagram e TikTok, dove le ragazze costruiscono la propria popolarità e trovano contratti in totale autonomia senza bisogno di un numero appuntato sul costume, l'ostinazione nel proteggere questo storico brand dimostra come la gestione stia proteggendo un feticcio del passato, un format superato dai tempi.
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