lunedì 27 luglio 2026

La parabola del tennista e dell'immondizia errante: storie di ordinario disservizio tra i monti della Valsassina

C'è un momento preciso, dopo una sconfitta sul campo da tennis, in cui il corpo stanco cerca solo due cose: un po’ di riposo e un piatto di carne alla brace.

Eravamo a Lecco, nello splendido centro tennis di via Giotto, sotto la supervisione attenta, solare e sempre simpaticissima della bravissima Sara. L'ennesima sconfitta del mio circuito TPRA è arrivata anche questa volta, ahimè, ma devo spezzare una lancia a favore del mio avversario, il buon De Consoli. Una vera "vecchia volpe" della racchetta che, per una volta, ha deciso di fare uno strappo alla solita regola non scritta dei tornei amatoriali: niente ragnatele di pallonetti stremati o smorzate snervanti, ma un gioco d'attacco, a viso aperto. Perdente sì, ma ci si è divertiti. E non è poco.


Per riprenderci dalle fatiche del match, la meta prescelta è stata Moggio, in Valsassina. Il posto è davvero notevole: ben strutturato, immerso nel verde, con quel classico profumo di montagna che ti rimette al mondo e un piccolo ruscelletto che gli scorre accanto. Certo, il torrente era completamente in secca e non abbiamo potuto fare a meno di notare strani tubi che sembravano fare da indiziati speciali per quel letto di pietra vuoto... Ma l'atmosfera c'era tutta.



Dopo qualche fisiologico momento di assestamento, ci siamo divisi i compiti con una sinergia impeccabile: la mia compagna si è occupata di alimentare il fuoco con una maestria encomiabile, mentre io mi sono dedicato alla griglia. Devo ammettere che mettersi a fare il mastro fuochista con le gambe ancora pesanti per i recuperi a fondo campo è stata una discreta faticaccia, ma il sapore della carne e la bellezza del luogo hanno ripagato ogni singola goccia di sudore.

L'amaro in bocca, però, non è arrivato dalla brace, bensì dal momento dei saluti.

Raccogliamo tutto con cura, pronti a lasciare l'area pulita, e cerchiamo con lo sguardo un cestino. Uno qualunque. Nemmeno l'ombra. In compenso, l'area è costellata da cartelli il cui succo suona più o meno così: "Siete pregati di lasciare pulito dopo l'uso, altrimenti saremo costretti a chiudere il parco. I rifiuti tornano a casa con voi".

Ora, fermiamoci un attimo a riflettere. Quando un'amministrazione ti chiede civiltà e rispetto per l'ambiente, la prima cosa che ti aspetti è che ti metta nelle condizioni di esercitare questa civiltà. Invece no. Il messaggio sottinteso, spogliato da ogni retorica istituzionale, sembra essere un altro: "Noi non abbiamo voglia di gestire la spazzatura, di passare a svuotare i contenitori o di sostenere i costi di pulizia, quindi il problema lo scarichiamo interamente su di te". Ti viene chiesta l'onestà, ma dall'altra parte ti viene mostrata la totale disimpegno.

Senza altre opzioni, carichiamo la spazzatura in macchina. Chiunque abbia mai viaggiato per un'ora sotto il sole estivo con un sacchetto di umido post-grigliata nel bagagliaio può facilmente immaginare l'aroma persistente che ha iniziato a invadere l'abitacolo. Convinti che di lì a poco avremmo incrociato un punto di raccolta lungo la strada, continuiamo la discesa. Il nulla.

Guidiamo fino a Barzio, quando finalmente intravediamo una speranza di salvezza davanti a un bar "Stube": ci sono dei cassoni. Avvicinandomi noto che due sono chiusi a chiave con il lucchetto, ma accanto ce n'è uno verde con dentro della polenta. Penso: "Perfetto, è l'umido". Ci infilo il nostro sacchettino, tiro un sospiro di sollievo e mi avvio verso l'auto.

Nemmeno il tempo di aprire la portiera che dal locale esce di gran carriera il gestore.

— «Cosa sta facendo?!» — «Ho buttato l'umido nel cestino apposito,» rispondo con calma. — «Ma non ha visto che sono privati?!» — «In che senso privati? Siamo su suolo pubblico...» — «Ma lei da dove viene?» — «Da Milano.» — «E a Milano andate a buttare l'immondizia nei cassonetti dei condomini?»

Sorrido amaro, cercando di mantenere la razionalità di fronte all'assurdo. — «No, ma questo non è un condominio e la questione non è Milano. Il suo comune mi chiede di lasciare tutto pulito quando vado al parco, ma non mi dà modo di farlo, perché questi sono gli unici cestini che abbiamo trovato nel giro di chilometri!» — «E allora scriva all'amministrazione!» mi liquida lui.

A quel punto la logica vacilla del tutto. — «Ma mi scusi... dovrei essere io, che vengo da Milano per passare una domenica sul vostro territorio, a scrivere all'amministrazione di Moggio e Barzio per far mettere dei cestini?! Ma cosa sta dicendo?»

La soluzione finale del cortese gestore? — «Si riprenda il suo sacchetto e lo vada a buttare in quel cestino situato alla fermata dell'autobus

Ecco. Un sentito ringraziamento al gestore dello Stube di Barzio per questa perla di accoglienza turistica e per l'illuminante suggerimento.


 

Ce ne siamo tornati verso casa con il nostro sacchetto dell'umido ben salco a bordo, riflettendo su come a volte basti poco per rovinare la bellezza di un luogo: la totale assenza di servizi base da un lato, e l'assoluta mancanza di empatia e accoglienza dall'altro. La montagna è bellissima, per carità. Ma la sensazione che certi territori vogliano il turismo solo fino a quando si tratta di incassare, lasciando ai visitatori l'onere di gestirsi perfino i propri scarti, è un peccato che fa più male di una palla corta a filo rete.

venerdì 24 luglio 2026

Il colpo di coda del Dinosauro: perché le vostre guerre per il petrolio hanno già perso contro il futuro



Guardatevi allo specchio, voi che muovete i fili delle vecchie economie occidentali. Guardate la frenesia con cui vi aggrappate a ogni singola goccia di greggio, l'ansia con cui cercate di congelare il tempo. Sbracciate, urlate, alzate i dazi e muovete la scacchiera geopolitica come se poteste davvero fermare la marea. Ma la verità, quella spietata che fingete di non vedere, è che il vostro ruggito è diventato solo il verso di una creatura sfinita.

Siete come un dinosauro che sbatte rabbiosamente la coda nell'aria: fa un gran rumore, spaventa chi gli sta intorno, ma non cambia di un millimetro la sostanza delle cose. Sta arrivando la fine della sua era, e lui lo sa.

L'illusione del controllo: Potete manovrare i mercati, alzare polveroni mediatici, creare diversivi ad arte a colpi di annunci roboanti sull'ennesima intelligenza artificiale per distrarre le masse. Potete persino arroccarvi dietro figure che promettono di riportare indietro le lancette della storia. Ma sono tutti tentativi goffi di rimandare l'inevitabile.

Mentre in Occidente vi ostinate a succhiare le ultime gocce dal fondo del barile — difendendo un modello automobilistico e industriale oramai decotto —, ad Oriente il futuro non lo stanno semplicemente aspettando: lo stanno già vivendo.

La frattura del mercato globale

Il baricentro del mondo si è spostato. E non è una questione di ideologia, è una questione di pragmatismo tecnologico ed economico:

  • Elettrificazione di massa: L'Asia ha già imboccato la strada dei veicoli elettrici con una forza d'urto industriale che lascia poco spazio alle vostre lentezze burocratiche.

  • Automazione strutturale: Guardate gli scioperi nei trasporti pubblici che ancora oggi paralizzano le nostre città. Tra cinque o sei anni saranno un ricordo nostalgico: la guida autonoma e la flotta connessa renderanno quei modelli di gestione semplicemente obsoleti.

  • Geopolitica dell'energia: Chi ha basato il proprio potere sul gas e sul petrolio assiste terrorizzato alla nascita di un paradigma in cui l'energia non si estrae più dalla terra devastando territori, ma si genera e si gestisce con la tecnologia.

Certo, la transizione farà male. Ogni cambio d'epoca porta con sé strattoni, guerre commerciali e crolli finanziari. Chi ha guadagnato trilioni con i combustibili fossili non lascerà il tavolo da gioco senza aver prima ribaltato le sedie.

Ma il tempo è un giudice spietato e non accetta tangenti. Potete spremere quel barile fino all'ultimo residuo denso e nero, potete inventarvi mille manovre diversive per tenere in vita una carcassa industriale che appartiene al Novecento. Ma la fisica, l'innovazione e il mercato globale vi hanno già superato.

Continuate pure a sbattere la coda. Il mondo, intanto, sta già andando da un'altra parte.

giovedì 23 luglio 2026

IL TEATRINO SULLA NOSTRA PELLE: DA CONTE A SALVINI, SE L’INTERESSE PERSONALE AFFONDA IL POPOLO



Un momento di rabbia non nasce mai dal nulla. Nasce dal peso quotidiano di chi si sveglia ogni mattina, guarda il conto in banca e deve fare i conti con la realtà vera: la benzina a quasi due euro al litro, le bollette di luce e gas che divorano duecento euro come se niente fosse, il carrello della spesa che pesa sempre di meno e costa sempre di più. E gli stipendi? Piantati esattamente dove erano, immobili mentre tutto il resto sale.

In questo quadro di fatiche vere, la distanza tra il paese reale e il teatrino della politica non è mai sembrata così abissale.

Mentre là fuori c’è gente che cerca solo di arrivare a fine mese, in Parlamento assistiamo all'ennesimo show: deputati che sventolano cartelli con scritto "Fuori le chat". E la reazione viscerale di chiunque stia vivendo sulla propria pelle il peso dell'inflazione non può che essere una: ma a me, che non riesco ad arrivare a fine mese, cosa diavolo me ne frega delle chat di un sottosegretario che aveva "amicizie sbagliate"?

L'unica ossessione di certa Sinistra sembra essere quella di ostacolare con ogni mezzo chi sta provando a governare, facendo unicamente campagna elettorale denigrando il lavoro altrui senza fornire alcuna soluzione costruttiva o proporre soluzioni reali per il Paese. GENTE CHE HA AVUTO IL CORAGGIO DI CANDIDARE LA SALIS E PORTARLA IN PARLAMENTO. E l'ipocrisia tocca il picco quando si cerca di trasformare ogni episodio di cronaca in un caso politico, aizzando le piazze e alimentando un clima di rabbia e tensione. Ci si chiede di scendere in piazza a protestare per un uomo che si mette a sbraitare al centro di una via pubblica, dandomi in escandescenze? Ma stiamo scherzando? Impedire a una persona in stato di alterazione di fare del male a sé o agli altri è una misura Elementare di sicurezza pubblica. Quante volte abbiamo letto di tragedie sfiorate o consumate perché nessuno era intervenuto in tempo contro "pazzi" allo sbaraglio? Eppure, persino questo diventa motivo di propaganda per una cricca di sedicenti "difensori della socialità", gente che di sociale non vive assolutamente nulla se non i cinque minuti di passerella pubblica per farsi fotografare.

Poi c'è chi, come Giuseppe Conte, oggi si erge a paladino degli ultimi dopo aver lasciato un'eredità economica disastrosa. Ricordiamo bene cosa è stato fatto: un Reddito di Cittadinanza elargito per anni senza controlli reali, finito spesso nelle tasche sbagliate, e un Superbonus 110% che ha dissanguato le casse dello Stato facendo la fortuna di non pochi furbetti e parassiti dell'edilizia, trasferendo il debito sulle spalle di quelle stesse famiglie che oggi faticano a fare la spesa.

L'operato del Governo Meloni si può certamente discutere, ci si può confrontare ed è giusto farlo, perché nessuna misura è perfetta e non si può garantire sul libero arbitrio di ogni singolo individuo che ne fa parte. Ma bisogna anche avere l'onestà intellettuale di prendere atto di quanto è stato messo in campo:

  • Il taglio del cuneo fiscale e contributivo, reso strutturale per mettere più soldi direttamente in busta paga ai lavoratori con redditi medio-bassi.

  • La riforma dell'IRPEF e la revisione delle aliquote per alleggerire il carico fiscale del ceto medio.

  • L'abolizione del Reddito di Cittadinanza e la sua sostituzione con l'ADI (Assegno di Inclusione), legando il sostegno economico a chi ha davvero bisogno o a percorsi reali di avviamento al lavoro.

  • Il superamento della finanza d'emergenza del Superbonus, per mettere in sicurezza i conti pubblici ed evitare un crack finanziario sulle future generazioni.

  • Misure dedicate alle famiglie e alla natalità, con la decontribuzione per le madri lavoratrici e il potenziamento dei congedi parentali.

  • 1. Sicurezza e Giustizia

    • DL Caivano: Misure di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, con un inasprimento delle pene per i minori che commettono reati gravi e sanzioni per i genitori che non mandano i figli a scuola.

    • Norma Anti-Rave: Introduzione nel codice penale del reato di invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi.

    • Codice della Strada: Inasprimento delle sanzioni per chi guida sotto l'effetto di alcol o droghe, per chi usa il cellulare alla guida e stretta sui monopattini elettrici (obbligo di targa, casco e assicurazione).

    • Riforma della Giustizia (DdL Nordio): Abolizione del reato di abuso d'ufficio, ridefinizione del traffico di influenze illecite e stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche.

    2. Immigrazione e Politica Estera

    • Protocollo Italia-Albania: Realizzazione di centri in territorio albanese per la gestione delle procedure di frontiera e il rimpatrio di migranti irregolari.

    • Decreto Cutro: Inasprimento delle pene per i trafficanti di esseri umani e revisione della protezione speciale per i migranti.

    • Piano Mattei per l'Africa: Piano strategico volto a promuovere accordi di cooperazione economica, energetica e strutturale con i Paesi africani per affrontare le cause profonde dell'emigrazione.

    3. Fisco, Impresa e Made in Italy

    • Tregua Fiscale (Rottamazione-quater): Misure di definizione agevolata delle cartelle esattoriali per alleggerire il contenzioso tra cittadini e fisco.

    • Legge sul Made in Italy: Misure per la tutela e la promozione delle filiere produttive italiane, dell'artigianato e delle eccellenze enogastronomiche, con l'istituzione del Liceo del Made in Italy.

    • Decreto Asset e Concorrenza: Interventi su settori specifici come i taxi, le licenze e la tassazione sugli extraprofitti bancari.

    4. Riforme Costituzionali e Autonomia

    • DdL Premierato: Proposta di riforma costituzionale per l'elezione diretta del Presidente del Consiglio e la stabilizzazione dei governi.

    • Autonomia Differenziata: Legge quadro per l'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario (ex art. 116, terzo comma, della Costituzione).

    5. Lavoro e Pubblica Amministrazione

    • Decreto Lavoro (1° Maggio): Oltre al taglio del cuneo, la misura ha introdotto la semplificazione dei contratti a termine, nuovi incentivi all'assunzione di giovani e donne, e la revisione delle causali per i contratti a tempo determinato.

    • Semplificazione PA: Digitalizzazione dei concorsi pubblici, accelerazione delle assunzioni e sblocco dei turn-over per rinnovare il personale della Pubblica Amministrazione.

Al contrario, cosa ci avevano lasciato i governi a guida o trazione di sinistra negli anni precedenti?

  • Bonus a pioggia e assistenzialismo sfrenato, che hanno drogato l'economia creando debito anziché sviluppo.

  • Politiche fiscali oppressive, incapaci di premiare chi produce e chi lavora sodo.

  • Scarse tutele sul fronte della sicurezza e una gestione dei flussi migratori e dell'ordine pubblico spesso incoerente e priva di visione a lungo termine.

Ma dire basta a questa ipocrisia non significa accettare qualsiasi scorciatoia ideologica, ed è qui che serve la massima lucidità. Non si può condividere la linea di chi, come Matteo Salvini, si ritrova a giustificare chi pensa di farsi giustizia da solo con le armi laddove lo Stato appare assente.

Togliergli la vita a una persona perché ha sbagliato non è giustizia, non è senso del dovere, e non è difesa del territorio: è solo odio, rabbia cieca e basso livello culturale. Chi impugna un'arma per farsi giustizia da sé rompe il patto sociale tanto quanto chi compie un reato.

Ciò di cui questo Paese ha disperatamente bisogno non è la giustizia da far west, né la retorica vuota di chi vive di passerelle, ma uno Stato forte, presente e concreto. Un intervento deciso per proteggere davvero il territorio, garantire la sicurezza nelle strade e difendere l'interesse comune: quello dei cittadini ordinari, dei lavoratori, dei piccoli risparmiatori, e non solo quello dei grandi gruppi imprenditoriali o dei grandi proprietari.

È ora di finirla di lavorare soltanto per se stessi o per il proprio tornaconto elettorale. È ora di tornare a parlare dei problemi reali della gente.