Quali sono i campi “oscuri” di una mente brillantemente accesa?
La vita è un corridoio sinaptico di cui sappiamo solo una minima parte , lasciamo che ci s’infili di tutto, ogni informazione è una stanza che nel percorrerlo lasciamo dietro di noi, c’incupiamo sbiaditi nelle nostre malinconie, sorridiamo al profumo oscillante delle gioie, ci perdiamo nei labirinti corrosivi degli infiniti sogni e desideri spesso anneriti da una realtà ingorda che li soffoca ricattandoli dietro le maschere “affabili” delle convenzioni.
Noi che ci struggiamo per gli amori, ne viviamo i calori e poi vediamo svanirne i colori, in altri crepuscoli o nel permanente “cancro” di ormoni avvizziti.
Noi che viaggiamo con l’arma della fantasia o fomentati dalla voglia di conoscere di esplorare e poi lasciamo inesplorato lo spazio della nostra mente usandone solo un minimo necessario.
“Limitless” è la ricerca del nostro spazio, l’uso sconfinato del potere intellettuale per ottenere attraverso una lucida determinazione alla smodata conoscenza l’idea di esistenza , la risposta agli infiniti perché che sin dall’infanzia riempiono i nostri pensieri.
“Limitless” di Neil Burger, tratto dal futurista “The Dark Fields” di Alan Glynn, sceneggiato da Leslie Dixon, fortemente voluto da Bradley Cooper che vi ha investito anche come produttore, è un grande film, si stampa nella fresca palpitazione delle nostre illusioni più grandi, è lo specchio “atroce” della contemporaneità che è sempre stata la nostra storia, verità inconfutabile, un gioco di simbiosi con la parte di noi che amiamo di più ma che, quasi tutti, non possono sfruttare.
L’unico Potere che ha l’uomo è superare i limiti che l’artifizio di una società costruita su misura ed assolutamente circoscritta impone in virtù della conservazione del potere delle “caste”
Limitless è la vera evoluzione di ciò che aveva solo accennato Matrix, e la considerazione del fatto che attraverso l’infinito e sconfinato potere che alberga nel nostro cervello oguno di noi può essere “L’ELETTO”
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