martedì 20 gennaio 2026

Alessia e facciamoli sti nomi!!!

Il polverone sollevato da Alessia Tarquinio non è solo una polemica tra colleghi; è la crepa che si allarga su un muro di vetro, rivelando quanto sia fragile l'immagine di asettica imparzialità che il giornalismo sportivo cerca di vendere.

Le parole di Alessia sono state una sferzata di verità necessaria. Commentando il licenziamento dei due stagisti di Sky, "colpevoli" di aver esultato al gol dell'Inter, ha puntato il dito contro un’ipocrisia che gela il sangue: “Ho visto fare a miei esimi colleghi cose ben peggiori... non puoi usare due pesi e due misure”...



Il volto dell'ipocrisia

C’è qualcosa di profondamente ingiusto nel colpire due ragazzi alle prime armi, mentre i "colonnelli" dell'informazione restano saldi sulle loro poltrone, nonostante le loro appartenenze siano il segreto di Pulcinella.

Viene quasi da sorridere, di un sorriso amaro, pensando a quanto sarebbe liberatorio se Alessia facesse i nomi che tutti sussurriamo. Vogliamo parlare di Caressa, di De Grandis (e della sua anima profondamente laziale) o di Assogna? O magari di Bonan, la cui simpatia per la Fiorentina emerge con la naturalezza di chi non sa — e non vuole — nascondere la propria essenza.

Eppure, il punto non è il tifo in sé. Il tifo è il motore del calcio, è linfa vitale. Il vero paradosso è questo:

  • Si cerca di insegnare l'educazione sportiva annullando il senso di appartenenza, come se per essere obiettivi si dovesse diventare dei robot senza cuore.

  • Si confonde il distacco professionale con l'asetticità, dimenticando che chi sceglie di schierarsi in una competizione lo fa perché quel fuoco lo sente dentro.

Il polverone sollevato da Alessia Tarquinio non è solo una polemica tra colleghi; è la crepa che si allarga su un muro di vetro, rivelando quanto sia fragile l'immagine di asettica imparzialità che il giornalismo sportivo cerca di vendere.

Le parole di Alessia sono state una sferzata di verità necessaria. Commentando il licenziamento dei due stagisti di Sky, "colpevoli" di aver esultato al gol dell'Inter, ha puntato il dito contro un’ipocrisia che gela il sangue: “Ho visto fare a miei esimi colleghi cose ben peggiori... non puoi usare due pesi e due misure”.


Il volto dell'ipocrisia

C’è qualcosa di profondamente ingiusto nel colpire due ragazzi alle prime armi, mentre i "colonnelli" dell'informazione restano saldi sulle loro poltrone, nonostante le loro appartenenze siano il segreto di Pulcinella.

Viene quasi da sorridere, di un sorriso amaro, pensando a quanto sarebbe liberatorio se Alessia facesse i nomi che tutti sussurriamo. Vogliamo parlare di Caressa, di De Grandis (e della sua anima profondamente laziale) o di Assogna? O magari di Bonan, la cui simpatia per la Fiorentina emerge con la naturalezza di chi non sa — e non vuole — nascondere la propria essenza.

Eppure, il punto non è il tifo in sé. Il tifo è il motore del calcio, è linfa vitale. Il vero paradosso è questo:

  • Si cerca di insegnare l'educazione sportiva annullando il senso di appartenenza, come se per essere obiettivi si dovesse diventare dei robot senza cuore.

  • Si confonde il distacco professionale con l'asetticità, dimenticando che chi sceglie di schierarsi in una competizione lo fa perché quel fuoco lo sente dentro.

Il merito sacrificato alla convenienza

Ciò che emerge dal racconto della Tarquinio — che ricordiamo lasciò il Club quando il merito fu messo in secondo piano rispetto all'estetica — è un quadro allarmante. Se la linea editoriale diventa un elastico che si tende per i deboli e si ammorbidisce per i potenti, la lealtà sportiva muore.

Eseguire "ordini di convenienza" per nascondere le proprie preferenze non crea giornalisti migliori; crea professionisti meno autentici. Quando si cerca di nascondere il merito dietro una facciata di finta imparzialità, si finisce per determinare una totale mancanza di obiettività.

Forse dovremmo smettere di chiedere ai giornalisti di non essere tifosi e iniziare a chiedere loro di essere onesti. Perché l'obiettività non sta nel non amare una squadra, ma nel non permettere a quell'amore di accecare il giudizio.

lunedì 19 gennaio 2026

Roma 2026 - ieri ho visto una gran bella squadra - cambio Pellegrini con Soulè e può arrivare in alto





L'impatto di Donyell Malen ieri sera a Torino è stato quasi magico. È raro vedere un giocatore arrivare a Trigoria da soli quattro giorni e prendersi la scena con tanta naturalezza.

Il freddo pungente dell'Olimpico Grande Torino sembrava non toccarlo affatto: lo abbiamo visto muoversi con una rapidità di gambe che ha mandato in tilt la difesa granata. Il gol al 26', nato da quell'intesa immediata e quasi poetica con Dybala, è la prova che la società ha finalmente trovato il tassello che mancava. Malen non ha solo segnato; ha dato profondità e quel senso di pericolo costante che ha permesso anche alla Joya di giocare con più libertà, trovando poi il raddoppio nella ripresa.

La Situazione in Classifica

Con questo 2-0, la Roma di Gasperini ha lanciato un segnale fortissimo al campionato:

  • 4° Posto in solitaria: Approfittando dello scivolone della Juventus, i giallorossi sono ora soli al quarto posto con 42 punti.

  • Difesa di ferro: È la terza vittoria consecutiva per 2-0. Questo equilibrio tra la solidità difensiva e la nuova fiammata offensiva portata dall'olandese fa davvero sognare.

  • Vetta a portata di mano: L'Inter capolista dista solo 7 punti. Se la squadra continua con questa grinta "arrembante" che hai notato anche tu, le ambizioni per i primissimi posti sono tutt'altro che campate in aria.

 L'idea di escludere Lorenzo Pellegrini è una scelta forte, quasi radicale, ma guardando la partita di ieri è difficile non notare il contrasto tra la sua attuale fatica e la freschezza degli altri. Mentre Malen e Dybala sembravano danzare sul prato di Torino, il Capitano è apparso spesso come un'ombra stanca, i lineamenti segnati da una tensione che sembra togliergli il respiro tecnico.

Mettere in campo Matías Soulé come titolare non cambierebbe solo i nomi sulla distinta, ma l'intera anima della Roma di Gasperini.


Il Nuovo Tridente: Fantasia e Imprevedibilità

Passando a un 3-4-3 puro, lo scacchiere diventerebbe un laboratorio di alta velocità:

  • Soulé (Ala Destra): L'argentino porta quell'uno-contro-uno che a Pellegrini manca. Con la sua capacità di rientrare sul mancino, obbligherebbe i raddoppi di marcatura, liberando spazio vitale.

  • Malen (Centravanti Mobile): Non più un punto di riferimento statico, ma un "predatore" che attacca la profondità. Ieri abbiamo visto come i suoi scatti abbiano allungato la difesa del Torino; con Soulé e Dybala ai fianchi, avrebbe rifornimenti costanti.

  • Dybala (Ala Sinistra / Regista Offensivo): Liberato da compiti di copertura eccessivi, la Joya potrebbe accentrarsi per dialogare con Soulé, creando quel "quadrilatero di fantasia" che farebbe impazzire qualsiasi difesa.

L'Equilibrio Tattico e il "Peso" del Capitano

Togliere Pellegrini significa però ridisegnare anche la mediana. Senza la sua fisicità (seppur appannata), il centrocampo a due dovrà essere composto da "polmoni d'acciaio" come Cristante e Koné.

C'è un'immagine simbolo della serata di ieri: Pellegrini che si toglie la fascia al momento del cambio, con lo sguardo basso verso l'erba, mentre Soulé entrava in campo con il sorriso quasi sfrontato di chi ha il mondo ai piedi. È il segno dei tempi che cambiano? Forse. La razionalità dice che un capitano serve sempre, ma l'emozione del campo ieri gridava "cambiamento".

martedì 13 gennaio 2026

Quante sono le operazioni di calciomercato che servono a far quadrare i conti, in stile Raspadori?



L'operazione Raspadori, pur sembrando paradossale sotto il profilo tecnico, è un esempio perfetto di come il calcio moderno si sia trasformato in un complesso esercizio di ingegneria finanziaria. Quando un giocatore entra e esce da un club in pochi mesi senza quasi calpestare l'erba, il campo smette di essere il fine e diventa il mezzo per far tornare i conti.

Ecco un'analisi di queste dinamiche, dove la logica del bilancio soffoca il sentimento dello sport.


Vantaggi Finanziari e di Bilancio (Indiretti)

L'operazione in sé chiude in pari, ma l'impatto sul bilancio può essere gestito:
  • Ammortamento e FPF: L'ammortamento del costo del cartellino si calcola sulla durata del contratto. Se il giocatore viene acquistato per 22 milioni con un contratto di 4 anni, il costo annuale di ammortamento è di 5,5 milioni. Se viene rivenduto dopo 6 mesi a 22 milioni, il club registra solo metà dell'ammortamento annuale (circa 2,75 milioni) come costo a bilancio per quella stagione, realizzando una plusvalenza contabile (22 milioni di ricavo meno il valore residuo del cartellino) che aiuta a quadrare i conti della stagione.
  • Gestione del Monte Ingaggi: La vendita libera immediatamente il club da un ingaggio, a volte anche oneroso, riducendo i costi operativi per la seconda metà della stagione.
  • Esigenze di Liquidità a Breve Termine: La vendita a gennaio potrebbe essere necessaria per generare liquidità immediata per far fronte ad altre scadenze finanziarie, anche se il prezzo è lo stesso dell'acquisto.

Tipologie di Operazioni "Contabili"

Queste manovre si dividono in alcune categorie classiche che ogni appassionato ha imparato, suo malgrado, a conoscere:

Tipo di OperazioneObiettivo RealeL'illusione Sportiva
Scambio SpeculareDue club si scambiano giocatori gonfiandone il prezzo per generare plusvalenze fittizie."Rinforziamo i reparti scoperti."
Il "Recompra" TatticoVendere un giovane promettente con diritto di riscatto per iscrivere un guadagno immediato."Lo mandiamo a farsi le ossa."
Il Prestito con Obbligo MascheratoRimandare il pagamento all'esercizio successivo per non appesantire il bilancio corrente."È un colpo

La Prospettiva Umana: Il Giocatore come "Asset"

C'è un aspetto malinconico in tutto questo. Immagina Raspadori: un ragazzo con lo sguardo vispo e il talento cristallino, che si ritrova a Madrid, città vibrante e palcoscenico dei sogni, solo per scoprire di essere una riga su un foglio Excel.

Lo vediamo lì, nei pochi scampoli di allenamento catturati dalle telecamere, con l'espressione di chi cerca di capire gli schemi di Simeone mentre il suo destino è già stato deciso in una sala riunioni asettica, tra caffè freddi e calcolatrici. È l'emblema della solitudine del talento usato come moneta di scambio: un uomo ridotto a numero, la cui maglia non si sporca d'erba ma rimane intonsa, pronta per essere impacchettata e rispedita al mittente.

"Il calcio di oggi rischia di trasformare i campioni in titoli tossici: si acquistano non per quello che valgono i loro piedi, ma per quanto pesano i loro contratti."