Ieri sera ho finalmente visto un film che aspettavo da
tantissimo tempo: Tuner - L'accordatore. E vi dico subito che, in mezzo
a tanti titoli pompati dal marketing che poi si rivelano delusioni, questo ve
lo consiglio caldamente.
Non è perfetto, intendiamoci. La sceneggiatura cede qua e là
a qualche "faciloneria" di troppo, ma ha un pregio enorme: ci
scaraventa dentro un mondo fatto di estremi, quello delle note e della
penetrazione che un singolo suono può avere nella nostra mente.
Al centro della storia c'è Niki, un talento della musica
classica pronto a spiccare il volo verso il firmamento del successo, la cui
vita viene stravolta dall'iperacusia. Imbattersi in una patologia così
complessa e dolorosa, proprio per chi vive di musica, è una sfiga assoluta, un
dramma che avrebbe potuto distruggerlo. Ma è qui che il film esprime il suo
messaggio più forte: Niki dimostra una straordinaria capacità di adattamento.
Invece di piangersi addosso per quello che ha perso, prende ciò che ha ricevuto
in cambio da questa nuova condizione e lo usa per reinventarsi. C'è qualcosa
nello spirito di questo ragazzo che ricorda la forza di Alex Zanardi: la
capacità di non farsi definire dal proprio dolore, ma di trasformare una
debolezza invalidante in un'arma di riscatto.
Per forza maggiore – la necessità di aiutare economicamente
il padre e la sua famiglia adottiva – Niki trasforma questa condanna in
un superpotere illegale: usa il suo orecchio assoluto e la capacità di captare
suoni impercettibili per scassinare casseforti. E badate bene, non deruba
poveracci, ma ricchi sfondati che nemmeno se ne accorgono e che, tanto, sono
coperti dall'assicurazione.
Cosa funziona (e cosa no) nel cast
Leo Woodall nei panni di Niki è semplicemente
bravissimo. Riesce a mantenere lo spirito del personaggio dall'inizio alla
fine, trasmettendo tutta la fragilità e, al tempo stesso, la ferrea
concentrazione di chi vive costantemente aggredito dai rumori del mondo ma decide
di domarli.
Accanto a lui c'è la leggenda: Dustin Hoffman. A
Dustin basta muovere un sopracciglio per essere perfetto, recita senza sforzo.
Ma la vera sorpresa è stata la compagna di una vita del suo mentore sullo
schermo, estremamente convincente nel suo ruolo.
Le note dolenti arrivano dai comprimari. La fidanzata di
Niki mi è sembrata spesso fuori contesto, quasi un elemento estraneo alla
narrazione. Ma il vero punto debole sono i "cattivi": sembrano messi
lì per caso, costantemente in bilico tra una realtà credibile e
un'improvvisazione un po' troppo abbozzata che toglie spessore alla minaccia.
Un finale che stroppia?
Se devo trovare il difetto più grande, è sicuramente il
finale. Peccato. Si sarebbe potuto sviluppare in tutt'altro modo, rimanendo
su binari più lineari e veritieri, coerenti con il percorso di dura
accettazione del protagonista. Invece, la produzione ha preferito far
trascendere la storia nel solito happy end hollywoodiano che stona un
po' con le premesse drammatiche e realistiche della pellicola.
Il verdetto
Nonostante i cattivi poco centrati e un finale zuccheroso, Tuner
resta un thriller originale che sperimenta con il sonoro in modo magistrale e
ci regala una bellissima lezione su cosa significhi non arrendersi. Se cercate
qualcosa di diverso dalle solite storie di rapine, dategli una chance. Consigliato!
Voto: 7.5 / 10

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