giovedì 15 ottobre 2026

Il suono della resilienza: perché "Tuner - L'accordatore" è un film che insegna



Ieri sera ho finalmente visto un film che aspettavo da tantissimo tempo: Tuner - L'accordatore. E vi dico subito che, in mezzo a tanti titoli pompati dal marketing che poi si rivelano delusioni, questo ve lo consiglio caldamente.

Non è perfetto, intendiamoci. La sceneggiatura cede qua e là a qualche "faciloneria" di troppo, ma ha un pregio enorme: ci scaraventa dentro un mondo fatto di estremi, quello delle note e della penetrazione che un singolo suono può avere nella nostra mente.

Al centro della storia c'è Niki, un talento della musica classica pronto a spiccare il volo verso il firmamento del successo, la cui vita viene stravolta dall'iperacusia. Imbattersi in una patologia così complessa e dolorosa, proprio per chi vive di musica, è una sfiga assoluta, un dramma che avrebbe potuto distruggerlo. Ma è qui che il film esprime il suo messaggio più forte: Niki dimostra una straordinaria capacità di adattamento. Invece di piangersi addosso per quello che ha perso, prende ciò che ha ricevuto in cambio da questa nuova condizione e lo usa per reinventarsi. C'è qualcosa nello spirito di questo ragazzo che ricorda la forza di Alex Zanardi: la capacità di non farsi definire dal proprio dolore, ma di trasformare una debolezza invalidante in un'arma di riscatto.

Per forza maggiore – la necessità di aiutare economicamente il padre e la sua famiglia adottiva – Niki trasforma questa condanna in un superpotere illegale: usa il suo orecchio assoluto e la capacità di captare suoni impercettibili per scassinare casseforti. E badate bene, non deruba poveracci, ma ricchi sfondati che nemmeno se ne accorgono e che, tanto, sono coperti dall'assicurazione.

Cosa funziona (e cosa no) nel cast

Leo Woodall nei panni di Niki è semplicemente bravissimo. Riesce a mantenere lo spirito del personaggio dall'inizio alla fine, trasmettendo tutta la fragilità e, al tempo stesso, la ferrea concentrazione di chi vive costantemente aggredito dai rumori del mondo ma decide di domarli.

Accanto a lui c'è la leggenda: Dustin Hoffman. A Dustin basta muovere un sopracciglio per essere perfetto, recita senza sforzo. Ma la vera sorpresa è stata la compagna di una vita del suo mentore sullo schermo, estremamente convincente nel suo ruolo.

Le note dolenti arrivano dai comprimari. La fidanzata di Niki mi è sembrata spesso fuori contesto, quasi un elemento estraneo alla narrazione. Ma il vero punto debole sono i "cattivi": sembrano messi lì per caso, costantemente in bilico tra una realtà credibile e un'improvvisazione un po' troppo abbozzata che toglie spessore alla minaccia.

Un finale che stroppia?

Se devo trovare il difetto più grande, è sicuramente il finale. Peccato. Si sarebbe potuto sviluppare in tutt'altro modo, rimanendo su binari più lineari e veritieri, coerenti con il percorso di dura accettazione del protagonista. Invece, la produzione ha preferito far trascendere la storia nel solito happy end hollywoodiano che stona un po' con le premesse drammatiche e realistiche della pellicola.

Il verdetto

Nonostante i cattivi poco centrati e un finale zuccheroso, Tuner resta un thriller originale che sperimenta con il sonoro in modo magistrale e ci regala una bellissima lezione su cosa significhi non arrendersi. Se cercate qualcosa di diverso dalle solite storie di rapine, dategli una chance. Consigliato!

Voto: 7.5 / 10

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