Il continuo ricorso al taglio delle accise sui carburanti
non è altro che un'illusione d'ottica. Una misura d'emergenza, riproposta a
singhiozzo, che finge di sollevare le tasche dei cittadini ma di fatto ne
prolunga soltanto l'agonia finanziaria.
Non esiste una strada di ritorno. Il mondo basato sui
combustibili fossili, insieme all'intero impianto industriale e commerciale che
vi gravita attorno, ha già un destino segnato. Continuare ad accanirsi
terapeuticamente su questo modello serve solo ad alimentare una volatilità
folle, destinata inevitabilmente a far salire la tensione sul prezzo al barile
e a pesare, alla fine, sempre sulle stesse spalle.
Un governo lungimirante non dovrebbe tamponare le falle di
una nave che affonda, ma finanziare la costruzione di una nuova rotta. Invece
di bruciare risorse pubbliche per scontare qualche centesimo al litro alla
pompa, la vera priorità politica ed economica deve essere un cambio strutturale
della mobilità.
Nel breve termine, ecco cosa occorre fare con decisione:
- Sostegno
diretto alla conversione: Destinare i fondi attualmente sprecati nei
tamponi fiscali a incentivi continui, accessibili e trasparenti per
cittadini e aziende che scelgono di passare all'elettrico (full ed
ibrido).
- Defiscalizzazione
e contributi per la flotta aziendale: Agevolare fiscalmente e coprire
parte dei costi di acquisto e leasing per le imprese che convertono i
propri veicoli commerciali e la propria flotta al trasporto pulito.
- Infrastrutturazione
rapida e capillare: Sostenere capillarmente le imprese che investono
in colonnine di ricarica ad alta velocità e nella produzione locale di
energia da fonti rinnovabili, per rendere la transizione sostenibile anche
nei costi di gestione.
Insistere con la politica dei cerotti sui carburanti
significa rimanere ancorati a un passato che sta scomparendo. Finanziare subito
chi ha il coraggio di passare all'elettrico significa invece costruire oggi la
competitività del Paese e tutelare davvero il potere d'acquisto di domani.

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