mercoledì 25 febbraio 2026

Il pesce puzza dalla testa - Con Gravina a capo l'umiliazione dell'Inter di ieri sera è la norma




Quello che è successo ieri all'Inter non è solo una sconfitta, è un vero e proprio glitch nel sistema. Parliamoci chiaro: vedere la capolista della Serie A, quella che in Italia sembra un rullo compressore inarrestabile, farsi asfaltare dal Bodø/Glimt è un colpo allo stomaco per chiunque ami questo sport. Con tutto il rispetto per i norvegesi, che corrono come ossessi e hanno un'organizzazione pazzesca, ma il gap tecnico e di fatturato dovrebbe essere un abisso. Invece l'Inter è sembrata una provinciale capitata lì per caso, senza garra, senza idee, completamente in balia del ritmo avversario.

Real o un City, pure in una serata storta, una figura di merda del genere non la farebbero mai. Lì c'è una mentalità diversa, un'abitudine a stare sul pezzo che noi abbiamo perso per strada. Siamo diventati autoreferenziali: ci guardiamo allo specchio, ci diciamo quanto siamo belli perché l'Inter dà dieci punti alla seconda, e poi appena usciamo dal "giardinetto" della Serie A prendiamo schiaffi da chiunque. È un cortocircuito totale.

Poi, stasera tocca a Juve e Atalanta e l'aria che tira è pesantissima. Se finisce come temiamo, il fallimento del calcio italiano diventa sistemico, altro che episodi isolati. E qui arriviamo al tasto dolente: Gravina. Ma con quale coraggio si resta lì attaccati alla poltrona? È una roba che non sta né in cielo né in terra. Dopo aver cannato due Mondiali di fila – e con lo spettro del terzo che aleggia come un corvo – in qualunque altro posto del mondo civile avrebbero già svuotato l'ufficio. Invece niente, si resta lì a fare i filosofi, a parlare di "progetti" e "riforme" che non arrivano mai, mentre il nostro ranking cola a picco e le nostre squadre diventano la barzelletta d'Europa.

È una gestione che sembra vivere in un metaverso tutto suo. Non c’è aderenza alla realtà. C’è una presunzione di fondo che ci sta uccidendo. Siamo rimasti al "siamo i campioni d'Europa del 2021", ma quella è stata una splendida eccezione in un deserto di idee. Se non si resetta tutto, dai vertici fino alla formazione dei giovani, continueremo a farci bullizzare anche dal prossimo Bodø di turno. È ora di finirla con lo storytelling dei "maestri del calcio" quando non riusciamo più nemmeno a fare le basi.


Il Garante (Presidente): Beppe Bergomi. Rappresenterebbe quella serietà e quell'equilibrio che oggi mancano totalmente ai vertici della FIGC. Bergomi è l'incarnazione dell'integrità: uno che ha vissuto la maglia azzurra come una missione e che non la userebbe mai come scudo politico per coprire i fallimenti del sistema. La sua presenza servirebbe a riportare dignità in un ambiente che sembra aver perso la bussola, smettendo di nascondere le lacune tecniche dietro a scuse di facciata. Con lui al comando, l'obiettivo sarebbe uno solo: tornare a essere competitivi in Europa senza giri di parole, puntando su competenza e rispetto per la storia del nostro calcio.


  • L'Architetto Tecnico: Roberto Mancini. Nonostante l'addio burrascoso, il Mancio ha dimostrato che se gli dai in mano un progetto, lui sa far giocare bene l'Italia. Ha il coraggio di lanciare i giovani quando nessuno li conosce e ha una visione di calcio moderno, offensivo, europeo. È quello che serve per evitare di farsi palleggiare in faccia dal Bodø di turno.

  • L'Icona e l'Esempio: Paolo Maldini. Averlo lì, nel cuore delle decisioni, darebbe un segnale fortissimo. Maldini è il calcio. Punto. Ha dimostrato al Milan di saper fare il dirigente con una competenza rara, senza guardare in faccia a nessuno e mettendo sempre il club davanti ai singoli. È uno che non accetta compromessi al ribasso.

Immaginate questi tre che entrano in via Allegri. Il primo giorno svuotano gli uffici, aprono le finestre e fanno entrare aria fresca. Invece di Gravina che si arrampica sugli specchi dopo ogni disfatta, avresti gente che ci mette la faccia e che ha la competenza per dire: "Ok, il modello attuale è spazzatura, ecco come si torna a dominare".

Perché il problema è proprio questo: finché abbiamo gente che pensa solo alla propria poltrona, vedremo sempre l'Inter (o chi per lei) farsi umiliare in Europa perché abituata a un ritmo da camminata nel parco.

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