Avete presente quel momento in cui guardate una vecchia foto e pensate: "Ma come mi ero vestito?" o "Perché quei capelli?". Ecco, per Paolo Maldini questo concetto non esiste. È un mistero della genetica, o forse un glitch di Matrix, ma il Capitano sembra aver trovato il telecomando per mettere in pausa il tempo, o meglio, per farlo scorrere solo a suo favore.
Guardatelo agli esordi: un ragazzo con lo sguardo limpido e quella chioma selvaggia che correva sulla fascia. C’era già tutta l'eleganza di chi sa di essere al posto giusto nel momento giusto.
Ma la vera follia arriva dopo. Passano i decenni, cambiano le maglie, i trofei si accumulano in bacheca e lui, invece di "appassire" come noi comuni mortali che dopo i trenta iniziamo a litigare con la cervicale, diventa una sorta di Robert Redford del calcio. C’è una profondità nuova nel suo volto, una maturità che non toglie nulla alla bellezza, anzi, la scolpisce.
È quella roba lì che ti fa dire "orca miseria, che invidia". Non è solo estetica, è un'aura. Se lo metti in una stanza con ventenni in hype, lui resta comunque il più figo della compagnia senza nemmeno dover alzare un sopracciglio. Forse la razionalità ci direbbe che è merito dello sport e della vita sana, ma la parte più umana di noi preferisce credere che esista un segreto magico gelosamente custodito a Milanello.
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