mercoledì 18 marzo 2026

Coppa d'Africa ma come si fa a rendere tutto così schifoso???!!!



È difficile restare in silenzio quando vedi la polvere nascondere la bellezza di un campo da gioco. Ci sono momenti in cui lo sport smette di essere quella zona franca dove il merito dovrebbe essere l'unica legge, per diventare l'ennesimo ufficio dove si firmano sentenze già scritte.

Stiamo parlando di una ferita aperta: quello che è successo al Senegal non è solo un errore tecnico o una svista arbitrale. È un sopruso che colpisce al cuore l'essenza stessa della competizione. Lo sport nasce per unire, per offrire una disciplina che sia giustizia pura, dove chi corre di più e chi mette la palla dentro vince. È quel bisogno profondo di sentirsi parte di qualcosa di pulito, una tregua dal cinismo di un mondo dominato da interessi e avidità.

Eppure, eccoci qui. Prima il tentativo di seppellire la realtà con un rigore inesistente a tempo scaduto, come se la giustizia potesse essere manipolata a comando. E poi, visto che il campo non voleva piegarsi, la decisione politica. Una mossa senza senso, priva di ogni valore sportivo, che annulla la supremazia dei meriti per far spazio a logiche che con il calcio non hanno nulla a che fare.


Il peso di una vittoria senza merito

Mi chiedo, e lo chiedo a chi mastica ancora un briciolo di onestà intellettuale: come possono i giocatori del Marocco o i loro tifosi sentirsi campioni legittimi? Come si fa a festeggiare un trofeo sapendo che sul campo, lì dove batte il cuore della sfida, il risultato diceva 1-0 per gli avversari?

  • La vittoria è un sapore, non solo un trofeo in bacheca. Se non è condita dal merito, resta amara.

  • La competizione è un patto, e oggi quel patto è stato tradito davanti agli occhi di tutti.

Vedere ambienti così carichi di tensione trasformarsi in teatri di ingiustizia fa male. Guardo i volti dei giocatori, immagino le loro espressioni: lo sguardo fisso di chi ha dato tutto e si vede scippare il risultato da una penna su un foglio, non da un gol subito. È un'immagine che stride con l'idea di fratellanza che il calcio dovrebbe promuovere. Forse sono un illuso a credere ancora nella purezza del tifo, ma se smettiamo di indignarci per queste derive, allora abbiamo davvero perso tutti, non solo il Senegal.

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