martedì 17 marzo 2026

Chi muove i fili dietro lo schermo? Una riflessione sul Referendum e Sky




Seguo spesso Skytg24. Mi piacciono i ritmi, la grafica pulita e, soprattutto, apprezzo la lucidità chirurgica di Mariangela Pira. È una delle poche che riesce a spiegare le Borse senza fartele sembrare un club d'élite per pochi eletti; ti fa capire davvero chi muove i flussi del mercato e perché. Eppure, osservando il canale in queste settimane, ho notato qualcosa che prescinde dall'analisi tecnica della Pira.

Ho la sensazione che i vari "contenitori" politici ed economici della rete stiano spingendo sull'acceleratore, indirizzando discussioni e considerazioni verso una scelta precisa per il prossimo referendum: il NO.

Mi sono fermato a riflettere, con quella punta di sano scetticismo che serve a non prendere tutto per oro colato. Chi è, oggi, l'editore di Sky? E soprattutto, che interesse concreto avrebbe a ottenere una vittoria del NO, impedendo l'applicazione della legge?

Sappiamo che dietro il brand c'è Comcast, un gigante americano che ragiona su scala globale. In un mondo dove i capitali si spostano con un clic, la stabilità è il bene più prezioso. Forse una grande multinazionale teme che un cambiamento radicale delle regole del gioco possa innescare un’incertezza capace di spaventare gli investitori? O c'è dell'altro, magari legato a equilibri normativi che noi, da spettatori, fatichiamo a decifrare tra un servizio e l'altro?

Non è un’accusa, sia chiaro. È una domanda che pongo a voi, perché a volte, per capire davvero chi muove i mercati, bisogna guardare non solo cosa viene detto, ma anche chi paga il microfono.


Ma chi c’è davvero dietro le quinte?

Spesso mi chiedete: "Ma non è che sotto sotto ci sono i soliti noti? Gli Agnelli, i De Benedetti, i grandi salotti buoni dell'industria italiana?". La risposta, carte alla mano, è un po' più complessa e, per certi versi, ancora più interessante.

Sky Italia è 100% americana. Dal 2018 il proprietario è Comcast, un colosso di Philadelphia che fattura oltre 120 miliardi di dollari. Se guardiamo l'azionariato di Comcast, non troviamo i cognomi della nostra storia industriale, ma i "padroni del vapore" della finanza globale:

  • Vanguard Group e BlackRock: i due fondi d'investimento più potenti al mondo (quelli che la Pira, appunto, definisce spesso i "market mover").

  • Brian Roberts: il CEO che detiene il controllo effettivo tramite azioni speciali.

Quindi, zero legami con l'Italia? Non esattamente. Sebbene non ci siano quote azionarie di Agnelli o De Benedetti in Sky, esiste una "comunanza di interessi" che viaggia su binari paralleli.

  1. L'élite economica: Comcast e i grandi gruppi italiani (come Exor degli Agnelli) frequentano gli stessi ambienti finanziari globali. Se una riforma in Italia viene percepita come un rischio per gli investimenti esteri, BlackRock e i grandi capitalisti italiani reagiscono allo stesso modo: con estrema prudenza.

  2. Stabilità vs. Cambiamento: Un editore americano non ha un interesse "politico" nel senso nostrano del termine (non tifa per un partito per ottenere una poltrona), ma ha un interesse regolatorio. Vuole che le regole del gioco non cambino. Se il referendum viene visto come un elemento di instabilità istituzionale, la linea editoriale rifletterà naturalmente questo timore.

Insomma, forse non dobbiamo cercare il "patto segreto" tra famiglie, ma guardare a quella che gli americani chiamano Corporate Governance. L'interesse di Sky è l'interesse dei grandi fondi che la possiedono: meno scossoni, più certezze.

Nessun commento: