Il calcio non è più un gioco, e forse non lo è mai stato, ma quello a cui stiamo assistendo in questa stagione ha superato il limite del grottesco. Se segui la Serie A con un minimo di onestà intellettuale, non puoi non vedere l'elefante nella stanza: un sistema che sta letteralmente deragliando sotto il peso di una gestione politica che definire imbarazzante è un eufemismo.
Parliamoci chiaro, senza troppi giri di parole: quello che sta succedendo ai campioni d’Italia del Napoli è una vergogna che puzza di pregiudizio lontano un miglio. Non sono "sviste", non è "errore umano". È un accanimento che ha radici profonde e che manifesta un razzismo istituzionale persistente, una sorta di allergia del sistema verso chi ha osato rompere gli equilibri del Nord. Vedere il Napoli tartassato ogni domenica, mentre altre squadre godono di un’immunità diplomatica degna di un summit dell’ONU, fa saltare i nervi a chiunque ami questo sport.
E poi c’è il paradosso delle punizioni a pioggia per tutti gli altri, quasi a voler creare un rumore di fondo per nascondere il bersaglio grosso. Ma il fattore comune è evidente: questi non stanno più arbitrando, stanno facendo politica. E come potrebbero fare diversamente, visto il caos che regna ai vertici dell’AIA?
Il pesce puzza sempre dalla testa. Abbiamo un Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi, che invece di garantire trasparenza è finito dritto nel tritacarne delle squalifiche. Tredici mesi di stop confermati in appello proprio ora, a febbraio 2026, per pressioni indebite. Ma vi rendete conto? Il massimo dirigente arbitrale indagato e sanzionato per aver cercato di fare terra bruciata intorno a chi non si allineava. In un Paese normale, si azzererebbe tutto. Qui invece si continua a navigare a vista, con una classe arbitrale terrorizzata o, peggio, telecomandata da logiche di potere che col rettangolo verde non c'entrano nulla.
In questo scenario distopico, c’è una sola squadra che sembra vivere in una bolla di cristallo, immune da ogni "decisione sballata" o episodio controverso: l'Inter. Mentre intorno è il caos, i nerazzurri viaggiano col vento in poppa, mai sfiorati da quel vento di follia che sta abbattendo tutte le altre. Coincidenza? Forse se credi ancora alle favole. Ma se guardi i fatti, il disegno politico appare nitido come un 4K: proteggere lo status quo e punire chi dà fastidio.
Ecco i casi più clamorosi che hanno segnato il cammino dei campioni d'Italia:
Atalanta-Napoli (26ª giornata, 22 febbraio 2026): L'episodio che ha fatto traboccare il vaso. Gol annullato al Napoli per un presunto fallo di Hojlund su Hien: le immagini mostrano chiaramente una trattenuta reciproca, ma il VAR interviene solo contro gli azzurri. Edoardo De Laurentiis sbotta sui social: "Ci avete rotto il calcio".
Napoli-Verona (Gennaio 2026): Un rigore concesso al Verona per un tocco di mano di Buongiorno, ignorando un fallo evidente subito dal difensore azzurro un istante prima. Un errore tecnico che ha mandato su tutte le furie Antonio Conte.
Napoli-Como (10ª giornata, 1 novembre 2025): Rigore "fantasma" fischiato contro il Napoli per un contatto tra Milinkovic-Savic e Morata definito "molto dubbio" da tutti gli analisti. Il rigore viene poi sbagliato, ma resta l'indirizzo della direzione di gara.
Milan-Napoli (5ª giornata, 28 settembre 2025): Un rigore solare negato agli azzurri per un contatto tra Tomori e McTominay in piena area rossonera. L'arbitro lascia correre e il VAR non richiama, nonostante la dinamica fosse palese.
Il record dei rigori contro: Al momento, il Napoli guida la poco invidiabile classifica dei rigori subiti (8), molti dei quali per contatti minimi o dinamiche che, a parti invertite, non vengono sanzionate.
Gestione "chirurgica" dei cartellini: Più volte il Napoli si è trovato a giocare in inferiorità numerica o con i difensori chiave ammoniti nei primi minuti per falli veniali, condizionando l'aggressività tipica delle squadre di Conte.
Dopo l'ultimo scandalo di Atalanta-Napoli (22 febbraio 2026), l’atmosfera è diventata elettrica. Secondo i retroscena più accreditati (confermati anche da fonti Mediaset), c’è stata una telefonata infuocata tra Aurelio De Laurentiis e Gabriele Gravina.
Il contenuto: Il patron azzurro avrebbe chiesto conto non solo dei singoli episodi, ma del senso stesso di un campionato che sembra "indirizzato". La misura è colma: il Napoli non accetta più il ruolo di vittima sacrificale di una classe arbitrale allo sbando.
La linea della società: Il club ha scelto il profilo basso sui social (il classico "silenzio stampa" punitivo) per evitare squalifiche pesanti, ma dietro le quinte sta preparando un dossier da presentare nelle sedi competenti.

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