mercoledì 24 giugno 2026

Il Calciomercato dei Paradossi: SI 70€ per Palestra e NO 50€ per Guirassy



Mettetevi comodi, perché oggi dobbiamo fare un discorso serio, di quelli che tolgono il velo di ipocrisia al calcio moderno. Da più di un mese non si fa altro che fare nomi che lasciano il tempo che trovano, profili alla Sørloth che – con tutto il rispetto – non fanno certo sognare. Per non parlare di certe scelte in panchina, come Juric, su cui sarebbe meglio stendere un velo pietoso per non infierire. Ma la vera domanda, quella che mi tormenta e che dovrebbe tormentare chiunque ami ancora la logica di questo sport, è un’altra: chi dirige davvero gli interessi del calciomercato?

La risposta fa male, perché la sensazione è che il mercato sia ormai in mano a un oligopolio, a pochi gruppi di potere che si palleggiano commissioni milionarie alle spalle della passione dei tifosi.

Prendiamo un caso concreto, un paradosso sotto gli occhi di tutti. Sono due anni che un grande centravanti si sta mettendo in luce a suon di gol e prestazioni devastanti, prima trascinando lo Stoccarda e poi confermandosi un fattore totale sia in Bundesliga che in Champions League con la maglia del Borussia Dortmund. Parlo di Serhou Guirassy. Uno che nell'ultima stagione ha timbrato il cartellino 22 volte. Uno che ha una clausola rescissoria accessibilissima, fissata a 50 milioni di euro.

Ora, fatemi capire: com’è possibile che nessuno in Italia ne parli concretamente? Com'è possibile che non ci sia la fila per prenderlo?

Cifre Follia e Algoritmi Fantasma

Mentre per un talento emergente come Palestra si sentono sparare cifre assurde che orbitano intorno ai 70 milioni di euro, un attaccante fatto, finito e letale come Guirassy viene ignorato dai radar del nostro campionato. A questo punto sorge il dubbio spontaneo: ma gli algoritmi di cui tanto si vantano i direttori sportivi oggi, li guarda qualcuno in questi casi? O i dati servono solo come paravento quando fa comodo?

La verità nuda e cruda è che il valore tecnico sembra passato in secondo piano. Oggi non si compra il giocatore più funzionale o quello che segna di più; si compra dove le sponde dei procuratori e gli incastri degli agenti sono più fluidi, dove i flussi di denaro accontentano tutti gli intermediari della filiera.

Se vogliamo davvero salvare il calcio, dobbiamo rimettere al centro i valori del campo. Fino ad allora, assisteremo a sessioni di mercato teatrali, dove i veri colpi da 50 milioni restano un miraggio per noi e una fortuna per i club di Premier o Liga, mentre qui continuiamo a inseguire le solite piste di fumo.

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