Ma guardati intorno. Apri i social, accendi la TV o ascolta una conversazione al bar: oggi sembra che il mondo sia improvvisamente popolato da un’unica, inquietante figura: il narcisista. Se un uomo tradisce è un narcisista, se è egoista è un narcisista, se è violento è un narcisista.
Ma siamo sicuri che sia così? O stiamo solo seguendo una moda terminologica che ci impedisce di vedere la realtà dei fatti?
Diciamocelo chiaramente: il Narciso del mito e della clinica è un uomo perdutamente innamorato della propria immagine. È un esteta, spesso ossessionato dal bisogno di essere desiderato come una bella donna, sempre a caccia di uno specchio – o di un partner-pubblico – che gli restituisca un’immagine grandiosa di sé. Per il vero narcisista, l’altro spesso non esiste nemmeno come individuo; è solo un accessorio del suo ego.
La violenza, però, è un’altra cosa.
Quando parliamo di uomini che non accettano di essere lasciati, che perseguitano o che usano le mani per "ristabilire l’ordine", non stiamo quasi mai parlando di un disturbo della personalità raffinato come il narcisismo. Stiamo parlando di possesso. Stiamo parlando di un’idea barbara della donna come proprietà privata.
Questa non è psicologia clinica, è formazione limitata. È il frutto marcio di un’educazione ricevuta da padri e madri che hanno tramandato l’idea che l’amore sia dominio e che il rifiuto sia un’offesa intollerabile al proprio onore, non una libera scelta dell’altro.
Chiamarli tutti "narcisisti" è un errore pericoloso per due motivi:
- Diamo un alibi ai violenti: Trasformiamo un comportamento brutale e frutto di ignoranza culturale in una "malattia" o in un "disturbo", quasi come se non potessero farne a meno.
- Sminuiamo il problema educativo: Se pensiamo che sia tutta colpa di un gene o di un trauma infantile imprecisato, smettiamo di chiederci come stiamo educando i nostri figli maschi a gestire un "no".
Dobbiamo smetterla di psicologizzare ogni cattivo comportamento. La violenza di possesso non è una posa davanti allo specchio; è un deficit di civiltà. È ora di distinguere chi si ama troppo da chi non ha mai imparato a rispettare la libertà altrui.

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