mercoledì 30 settembre 2015

Whiplash per quelli che si sentono come Andrew

Andrew studia batteria jazz nella più prestigiosa ed importante scuola di musica di New York, è al suo primo anno e già viene notato da Terence Fletcher, temutissimo e inflessibile insegnante che a sorpresa lo vuole nella propria band. Il ragazzo è eccitato dalla possibilità ma non sa che in realtà sarà un inferno di prove, esercizi e umiliazioni come non pensava fosse possibile. Gli standard richiesti da Fletcher sono mostruosi e progressivamente alienano sempre di più Andrew dalle altre parti della sua vita.
Nato come un corto e dopo il successo riscritto come un lungometraggio Whiplash è il secondo lavoro da regista di Damien Chazelle, che già aveva avuto modo di lavorare in maniere poco convenzionali nel cinema musicale scrivendo la divertente sceneggiatura del thriller Il ricatto. Mescolando due matrici fondamentali del cinema americano, ovvero il genere dei "grandi domani musicali" (spesso ambientato nelle scuole di musica, fatto di scontri e concorsi e oggi declinato più che altro nei film di ballo di strada come la serie Step Up) e quello della vittoria dello spirito sulla carne canonizzato da Rocky e da lì in poi applicato quasi sempre allo sport (benchè nella categoria rientrino anche film come Il discorso del re), Chazelle giunge ad un ibrido capace di farsi portatore di idee e punti di vista poco usuali nel cinema statunitense che vanno ben al di là della musica, rendendo Whiplash probabilmente il miglior film musicale degli ultimi 10 anni.



Ma non è solo il film in sé che trascina emotivamente bensì il significato della battaglia personale del protagonista.
Andrew sin da bambino ha desiderato diventare un grande, ed ha trovato nella batteria il suo modo di esprimerlo agli altri
Per tutti quelli che lo circondano Andrew non è altro che un ragazzo volenteroso che si diverte a picchiare sui tamburi e sui piatti, per la sua famiglia non è e non sarà mai motivo di orgoglio
Andrew è di più, è uno spirito che ha deciso di imporsi. Gli ostacoli che trova, suo padre che non crede in lui e lo spietato maestro Fletcher non fanno altro che accrescere il suo desiderio.
In questo percorso Andrew è solo, ed è giusto che sia così, perché il suo spirito non può e non deve scendere a compromessi, perché saranno solo sacrificio e convinzione ad evidenziare quello che lui già sa di essere.

Per tutti quelli che si sentono come Andrew dico non c'è altra via se non quella della convinzione e non c'è altro percorso se non quello del sacrificio.L'impegno alimenta la voglia, la pratica determina la crescita, l'equilibrio spazza via il dubbio e realizza il risultato

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